Come scrivere una descrizione video YouTube vincente

Come scrivere una descrizione video YouTube vincente

Ebbene sì, fra gli strumenti utili per il lancio di un sito c’è pure il contenitore di immagini sul web per eccellenza. Sai “maneggiarlo”? Ti diamo qualche dritta.

Fra i tanti veicoli che puoi utilizzare per far conoscere il tuo sito c’è YouTube. Magari non è la prima idea che ti viene in mente, ma la “scatola dei video” dalla capienza sconfinata rappresenta un efficace aiuto per diffondere notizie sulla tua attività.

A patto – ormai lo sappiamo bene e vale anche qui – che i tuoi filmati promozionali ricevano un adeguato numero di visite, altrimenti la pubblicità è solo teorica. Proviamo qui di seguito a fornirti alcune concrete indicazioni per ottenere un aumento di iscrizioni su YouTube, argomento che Webinabox.it conosce abbastanza bene. E in questo caso il punto focale, lo anticipiamo, è la descrizione del contenuto che inserisci.

Perché descrivere?

È un elementare servizio per l’utente che vuole saperne di più sui tuoi prodotti e decide di avviare il video, verrebbe da rispondere. Ed è vero.

Però la descrizione è fondamentale anche e soprattutto per farsi riconoscere dall’algoritmo del motore di ricerca (nel qual caso parliamo pure di YT), che propone all’internauta potenzialmente interessato a ciò di cui ti occupi un bel link, possibilmente in cima (o da quelle parti) ai risultati.

L’ottimizzazione al principio

Le prime tre righe appaiono sotto all’icona del video, come già sai. Per captare l’attenzione del “navigante” e indurlo a “srotolare” l’intero testo è necessario che già fra le prime dieci parole ci siano quelle in un certo modo più pregnanti, che rimandano immediatamente e senza ambiguità al settore di tua competenza.

Ma non si vive di sole parole-chiave (in senso stretto): puoi esordire perfino con il link al tuo website, se ti interessano anzitutto le visite o se il tuo scopo diretto è trovare acquirenti o accrescere il numero d’iscritti (campo social compreso). 

Niente keywords, allora?

Macché, quelle ci vogliono sempre! Quando spieghi cosa c’è nel video, devi inserire le parole chiave – già anticipate in titolo e tags – con una certa spontaneità. Evita gli elenchi di termini sensibili, YouTube li proibisce e sono motivo sufficiente per la rimozione di un video.

Collegamenti e call-to-action

Abbiamo già detto che per conseguire un ragionevole aumento di iscrizioni su YouTube (attraverso un semplice e visibile clic) il link al tuo sito – e a relativi “carrelli” per gli acquisti – è una buona strada da percorrere (e se disponi di un numero di telefono, aggiungilo), oltre naturalmente all’invito esplicito, concernente magari ulteriori visioni, forum o qualche playlist (“http://” è il “prefisso obbligatorio, non c’è bisogno di dirlo).

Tuttavia è lecito concatenare al primo altri video di sicuro interesse e riguardanti lo stesso tema, nonché inserire richiami ai social networks per irrobustire le fila dei fans. Non trascurare, inoltre, eventuali contributi inseriti dagli sponsor o dai sostenitori più fedeli.

Vuoi usare uno slogan?

Puoi farlo. Anzi è un valido mezzo per creare un’identità precisa, subito riconducibile al tuo canale, che tra l’altro, se impieghi delle keywords efficaci e non tralasci di sottolineare le caratteristiche principali del tuo canale, occorre pure a farti svettare su Google e simili.

Decidi la cadenza

Pubblicare video non deve solo solleticare la curiosità del cliente, bisogna anche che quest’ultimo si affezioni. Dunque, il video può diventare un appuntamento periodico, settimanale per esempio. L’importante è che lo spettatore sappia quando troverà in rete la successiva “puntata”. Comunicaglielo (per dire: “A venerdì prossimo!”).

Questione di “format”

Benché ci stiamo addentrando fra i vantaggi arrecati da uno strumento che lascia libero spazio alla creatività, non dimenticare che stai puntando a una sorta di “serialità”. Ci vuole perciò una discreta uniformità fra i testi descrittivi che sforni volta per volta. Nemmeno a specificarlo, questo serve pure per l’indicizzazione

Una suddivisione non guasta

Non di rado si approda su YouTube per assistere a una determinata scena contenuta in un video. Se dividi a priori il tuo filmato in sezioni e assegni a ognuna dei titoli (come si fa per le tracce di un cd o di un dvd), lo spettatore sceglierà – se vuole – di saltare subito al punto che preferisce.

È un’operazione più semplice di quanto non si pensi, realizzabile grazie alla parte dedicata al minutaggio. In effetti, con le impostazioni predefinite si può fare anche di più! In altre parole, alcune porzioni di testo possono essere mantenute automaticamente in ciascuna descrizione, alla quale si sommeranno solo i dettagli riguardanti ogni singolo video.

Usui già YouTube?

Benessere in vista delle festività

Fine anno si avvicina, probabilmente avrete già in mente come passare il vostro natale e il vostro capodanno a Roma, ma dato l’avvicinarsi di queste festività è bene prevenire e prepararsi bene alle abbuffate del periodo natalizio. È importante prepararsi in questo nel periodo antecedente alle feste perdendo qualche chiletto di troppo per non accumularne troppi in seguito. Vediamo qualche piccolo consiglio per la salute e la cura del vostro corpo.

La dieta pre-Natalizia

La dieta pre-Natalizia consiste nel seguire per i 15 giorni prima dell’arrivo del Natale un’alimentazione semplice ed equilibrata, senza ricorrere a regimi troppo drastici.

5 semplici regole da seguire

  1. – sostituire lo zucchero con un dolcificante ipocalorico;

  2. – evitare le bevande alcoliche e gassate;

  3. – sostituire l’olio ed il burro con spezie saporite;

  4. – scegliere metodi di cottura light come il vapore o la griglia, evitando il fritto;

  5. – bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno (un’efficiente disintossicazione naturale).

È importante associare a queste regole almeno 6 ore settimanali di attività fisica, da ripartire in 3 giorni.

Una volta, però, passate le festività, vi accorgerete che la dieta pre-Natalizia non è bastata da sola, è necessario prendere dei rimedi anche attraverso una dieta disintossicante post Natale.

La dieta post-Natalizia

Ecco dei semplici consigli su una dieta disintossicante per tornare in peso forma in soli 3 giorni. Vediamo quali sono i cibi da evitare e come disintossicarsi e purificare l’organismo dopo le feste.

Dieta disintossicante e purificante dopo le feste

Dopo le feste, basta seguire le giuste regole alimentari per disintossicare l’organismo, regolarne il funzionamento e ripristinarne la naturale operatività quotidiana nel giro di pochi giorni.

Primo giorno

Il primo giorno è dedicato all’assimilazione di frutta e verdura, per depurarsi dalle tossine in eccesso e liberare l’intestino dalle scorie, nonchè reidratare il corpo.

  • COLAZIONE

-Macedonia di frutta fresca 250 g

-Succo di mirtillo con 1 cucchiaino di miele

  • SPUNTINO

-Thè verde

  • PRANZO

-Minestrone con patate

-Spremuta di agrumi

  • MERENDA

-Centrifugato di sedano, carota e kiwi

  • CENA

-Insalata di pomodori cipolla e lattuga con mais dolce

-1/2 ananas

-Succo di prugne.

Dopo aver seguito questa dieta di 3 giorni vi sentirete sin da subito più leggeri, con la pancia gonfia, e la spossatezza e i chili di troppo messi durante le feste saranno solo un ricordo.

Sistemi operativi mobili: di cosa si tratta

Nell’era tecnologica in cui viviamo oggi, molti sono a conoscenza dei componenti che compongono un computer. Tra i componenti software di un computer, il più importante è certamente il sistema operativo. Ormai sono molto noti nel mondo della tecnologia, come per esempio il più noto di tutti, Windows, il sistema operativo sviluppato da Microsoft, oppure Linux, il sistema operativo open source sviluppato dal programmatore informatico Linus Torvalds.

Il progresso tecnologico che ha colpito i telefoni cellulari, rendendoli degli smartphone, hanno fatto sì che oggi nelle nostre tasche possediamo dei piccoli computer in grado di telefonare e mandare SMS. Essendo dei piccoli computer, posseggono un sistema operativo particolare, funzionale solamente sugli smartphone, ossia un sistema operativo mobile. Andiamo a vedere quali sono i sistemi operativi mobili e come funzionano.

iOS di Apple

Iniziamo con uno dei primi sistemi operativi mobili che sono stati sviluppati, ossia iOS, il sistema operativo sviluppato da Apple per la produzione dei suoi smartphone, gli iPhone che sono acquistabili presso dei siti di vendita iPhone online. La caratteristica principale di iOS, è che si tratta di un sistema operativo leggero, quindi il vostro iPhone non si rallenterà facilmente col tempo.

Un’altra caratteristica di iOS, è che è un sistema chiuso, ossia che il codice sorgente del sistema operativo non sarà personalizzabile, ma renderà il vostro iPhone sicuro, in quanto non potrà essere contagiato da eventuali virus.

Android di Google

Android è il sistema operativo mobile sviluppato da Google, basato sul kernel di Linux. Questo significherà che Android sarà un sistema operativo open source, quindi che il codice sorgente sarà personalizzabile a piacimento del proprietario che ne ha le capacità. Purtroppo però Android è un sistema operativo molto pesante, il che significa che gli smartphone che lo supportano, nonostante abbiano grandi caratteristiche, finiranno per rallentare le prestazioni.

Windows Phone di Microsoft

Windows Phone è stato sviluppato dall’azienda statunitense del noto imprenditore Bill Gates, ossia la Microsoft. L’interfaccia utente di questo smartphone, ricorda quella che possiamo avere sui nostri computer, con i semplici quadrati che formano le icone cliccabili. Il sistema operativo, così come il suo market, è in via di sviluppo, ma nonostante questo, l’assistente vocale, Cortana, si è rivelato una innovazione sotto questo punto di vista.

Dipendenza da Facebook, come guarirne

Un interessante studio condotto da IMR Ricerche ha coinvolto un campione di 100 persone, alle quali è stato chiesto di spiegare il proprio rapporto con Facebook e con i social network. I dati che sono emersi da questa ricerca si propongono come allarmanti, in quanto il 38% degli intervistati ha dichiarato di esagerare con l’uso di questi social, mentre il 6% ha impiegato il termine ‘dipendenza’ per descriverne il rapporto. Molti intervistati hanno ammesso che i social possiedono un potere ‘ipnotico’, mentre il 20% delle persone ha dichiarato di avere avuto problemi di natura relazionale derivati dall’uso smodato di questi strumenti.

 dipendenza-da-facebook

I dati parlano chiaro: se la proporzione è esatta, nel nostro paese molte persone sono colpite da una vera e propria dipendenza da Facebook, un canale che forse più degli altri può generare dipendenza. La causa va ricercata sicuramente sul grado di diffusione del social , ma anche sul fatto che ad ogni ‘mi piace’ ricevuto, il cervello libera delle scariche di dopamina, benefiche nei primi istanti ma molto pericolose in quanto possono dare vita a casi di addiction disorder.

La dipendenza da Facebook può essere sconfitta attraverso l’imposizione di alcune basilari regole, che possono aiutare gli utenti a ‘disintossicassi ‘ dall’abuso del social network. E’ innanzitutto fondamentale ammettere di avere un problema, in quanto questa pratica si propone come il primo passo verso la guarigione. In secondo luogo è indispensabile attuare delle imposizioni a livello pratico, come disattivare le notifiche mail leggibili dallo smartphone, dedicare solamente un tempo stabilito alla navigazione e fissare l’obiettivo di ridurre drasticamente il suo uso.

A ciò deve affiancarsi la costruzione di relazioni sociali vere, fatte da persone in carne ed ossa e non da avatar virtuali; è ideale uscire, distrarsi il più possibile e magari viaggiare (perché no, anche con l’aiuto dei social!). Se queste pratiche non sono sufficienti è ideale recarsi ad un gruppo di ascolto, oppure prendere appuntamento in un centro per la cura degli addiction disorder. Con l’aiuto di uno specialista il processo di guarigione può infatti risultare più semplice, veloce e sicuramente efficace.

AAA Cercasi proprio te! Personal Branding e cioccolato al workshop SMAU Padova 2015

Cosa c’entrano personal branding e cioccolato? E se ti rispondessi: sensi, emozioni e storytelling? Un po’ ti ho incuriosito? Allora non ti resta che scoprire come si combinano nella presentazione per il workshop che abbiamo tenuto a SMAU Padova 2015.

AAA Cercasi proprio te! Da’ valore al tuo business sviluppando il tuo brand personale (on e offline) con l’I.P.E.R. Formula™ e smetti di essere “uno dei tanti”

Questo il titolo (wertmulleriano) del workshop che abbiamo tenuto quest’anno a SMAU Padova. Obiettivi:

  • presentare cos’è il personal branding e le sue potenzialità, partendo dalla definizione di branding e dal contesto attuale;
  • fornire un metodo pratico, la nostra I.P.E.R. Formula™, sul quale basare il proprio piano di personal branding;
  • portare alcuni esempi concreti di comportamenti da tenere e da evitare, in particolare online e sui social media, per un personal branding vincente.

Obiettivi ambiziosi, eh? Decisamente. Specie in un tempo ristretto come 50 minuti. E ancora di più avendo il (solito) proposito che il workshop non sia una passiva sequenza di nozioni ma un’esperienza stimolante e motivante e che i partecipanti sentano di “portare a casa” qualcosa di concreto per poter mettere in pratica le strategie di personal branding che hanno imparato, oltre alla possibilità di utilizzare gratuitamente il nostro “Quaderno degli Esercizi” come guida (a proposito, tu l’hai già scaricato vero?).

Coinvolgimento

È (ovviamente) questa la parola chiave. E per coinvolgere e far recepire profondamente un messaggio, anche complesso, quale mezzo migliore della narrazione, di un racconto che sappia trasmettere insieme informazioni ed emozioni, in una parola dello storytelling? Meglio ancora se la storia stimola i sensi e l’immaginazione, come una favola e, magari, ha qualcosa di familiare, un legame emotivo, per chi l’ascolta.

Sensi, emozioni e storytelling, appunto. Qualche tempo fa, a questo scopo, abbiamo utilizzato i Lego Stormtroopers di Star Wars come protagonisti delle nostre slide, questa volta (come avrai capito dall’immagine di apertura) la scelta è caduta su Willy Wonka, trasformando così il nostro workshop in un “tour nella fabbrica del personal branding”.

Personal Branding Factory Free Tour

Perché Willy Wonka? Beh, ti risparmio la filippica sul mio amore smodato per il cioccolato in tutte le sue forme (amore che, come molti/e, probabilmente condividerai anche tu), ma ci sono delle ragioni più tecniche per cui l’abbiamo scelto.

Storytelling

Racconto dicevamo, storytelling appunto, e la storia di Willy Wonka, l’associarla facilmente ad atmosfere familiari data la sua ricorrente programmazione durante le feste natalizie, il legame coi ricordi d’infanzia che risveglia in molti di noi, si prestano perfettamente ad una narrazione emotiva e si adattano facilmente agli argomenti trattati.

Certo, non seguendo fedelmente la trama, ma utilizzandone alcuni elementi forti, come gli Oompa Loompa che, come nel film, fanno da “coro greco” al racconto, o le cattive abitudini dei bambini protagonisti che diventano atteggiamenti da evitare online, il biglietto dorato metafora della propria unicità, Charlie l’eroe da “racconto di formazione” nel quale identificarsi e Willy Wonka l’esempio cui ispirarsi… tante tessere che, come in un mosaico, vanno a ricomporsi in un nuovo racconto capace di creare un forte legame empatico.

Willy Wonka, inoltre, è figura emblematica di quella narrazione continua, liquida e virale che è il web, essendo il protagonista di numerosissimi meme, fenomeni di Internet che rappresentano perfettamente le dinamiche di condivisione e ri-significazione dei contenuti che hanno luogo online.

Emozioni

Ma ti ho parlato anche di coinvolgimento emotivo e, in questo senso, oltre alle componenti emotive proprie della storia appena viste, siamo stati colpiti da alcune frasi particolarmente significative sparse lungo il film (molte delle quali, in realtà, citazioni da grandi poeti).

Queste, ri-contestualizzate, sono diventate nel nostro racconto dei “ganci emotivi” per focalizzare l’attenzione su concetti particolarmente rilevanti.

Vedi, ad esempio, quel We are the music makers / And we are the dreamers of dreams che diventa esempio di vison all’interno del discorso sull’Identità nell’I.P.E.R. Formula™ (le altre te le lascio scoprire direttamente nella presentazione, non voglio rovinarti la sorpresa).

Sensi

Infine i sensi, altro canale essenziale per poter coinvolgere gli altri. Beh, qui non può che tornare protagonista assoluto il cioccolato. Sì, anche la gradevolezza e l’impatto visivo delle slide fa leva sui sensi. Certo, anche il piacere della nostra affascinante presenza ha a che fare coi sensi. :D Ma cosa c’è di più sensuale e suadente del cioccolato, del suo dolce e avvolgente profumo, del suo delizioso e persistente sapore?

Naturalmente il cioccolato è già protagonista in Willy Wonka e, conseguentemente, nella nostra presentazione, ma abbiamo voluto spingerci un po’ più in là, lasciando a ciascun partecipante, oltre ad un flyer con una veloce descrizione di chi siamo, un cioccolatino artigianale a forma di cuore come piccolo ringraziamento per aver atteso il nostro workshop (l’ultimo della giornata).

Flyer e cioccolatino per il workshop sul Personal Branding

Quando, parlando dell’importanza dei gesti di condivisione autentica e disinteressata verso gli altri, abbiamo citato la celebre frase di Maya Angelou sul fatto che “[…] le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire” aggiungendo “voi probabilmente, alla fine di una lunga giornata, dimenticherete molti dei concetti che vi abbiamo illustrato, ma credo non dimenticherete quei due che, sapendovi stanchi a quest’ora, vi hanno regalato un piccola ricarica di piacere“, ho guardato le espressioni sorridenti che avevo di fronte e ho capito che forse avevamo fatto centro.

Bingo! Lo stretto legame tra personal branding e storytelling non l’abbiamo descritto, l’abbiamo fatto vivere nel racconto della nostra presentazione. L’importanza del curare il proprio personal branding (anche offline), di distinguersi ed entrare in relazione con le persone attraverso l’empatia e il coinvolgimento dei sensi, non l’abbiamo spiegata, l’abbiamo fatta sperimentare in prima persona. E, dalle espressioni che ho visto, molto di questo, se non tutto, è arrivato a destinazione.

Workshop Esperienziale

Mi si sono accese queste due parole in testa, cacofonico ma tutto sommato calzante. Ovvero la conferma che far sperimentare i concetti che si vogliono comunicare, attraverso la narrazione e l’esperienza (diretta o riportata), specie in eventi “concentrati” come un workshop, è sicuramente più efficace di una semplice descrizione esplicativa. E che questo passa necessariamente attraverso i sensi, le emozioni e lo storytelling come strumenti di coinvolgimento di chi hai di fronte.

Un po’ quello che sto cercando di fare con te in questo post: indicarti quelli che, secondo me, sono gli elementi fondamentali per una presentazione efficace, senza farne un tutorial o comunque un articolo didascalico, ma rendendoti partecipe della mia esperienza e condividendone impressioni e riflessioni.

Il successo della formula (questa volta non l’I.P.E.R. Formula™ ma la formula del workshop ;) ) ci è stato confermato non solo dalle mie personali sensazioni a caldo, significative per me ma ovviamente soggettive, ma anche da alcune piacevoli sorprese:

  • l’arena, già esauriti i posti a sedere con le pre-iscrizioni, si è via via sempre più affollata di persone che passavano e, incuriosite, finivano per restare ad ascoltare;
  • i flyer lasciati sul desktop delle iscrizioni, oltre a quelli consegnati ai partecipanti, sono spariti tutti;
  • ma sono stati soprattutto i sorrisi e i commenti entusiasti che abbiamo ricevuto dai partecipanti le soddisfazioni più vere e gratificanti, compreso l’intervento inaspettato di Stefania che, come formatrice, ha voluto testimoniare l’efficacia del nostro “Quaderno degli Esercizi” (ancora grazie Stefania, sei stata davvero squisita!).

Evito di dilungarmi ulteriormente con aneddoti e racconti sul piacere di aver avuto in platea due “autorevoli” amiche come Barbara e Rosa, e di aver chiuso la giornata con altri amici relatori a SMAU ed esperti del web come Andrea e Erika, oltre a quello per le nuove persone conosciute, piacere che comunque conservo con me come carburante per le mie giornate (ah, le relazioni autentiche!), e ti lascio direttamente alla presentazione (il pdf, come al solito, lo puoi scaricare liberamente dall’area download).

Ovviamente le sole slide, che per come le abbiamo concepite, appunto, non sono nemmeno particolarmente didascaliche, non possono certo sostituirsi all’esperienza del workshop. Ti manca il cioccolato. :P Ma soprattutto manchiamo noi! Per questo però c’è un rimedio, ovvero le tappe di SMAU Bologna (4-5 giugno) e SMAU Milano (21-23 ottobre) dove terremo di nuovo il nostro workshop (segnate in agenda?).

Allora, ho soddisfatto la tua curiosità su cosa c’entrasse il cioccolato col personal branding? Ti è piaciuta la presentazione e il tema di Willy Wonka? Siamo riusciti a fare dello storytelling efficace coinvolgendo emozioni e sensi con questo “tour nella fabbrica del personal branding”? Fammi sapere le tue opinioni nei commenti.

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Sestyle – Personal Branding made in Italy

Tutto ciò che hai bisogno di sapere su una pagina Facebook.

Facebook è un social che si rinnova continuamente, offrendo opportunità neanche immaginate in precedenza.

Nel creare una pagina, potete mettere una foto grande in copertina in modo da promuovere i vostri prodotti o attività, includendo il vostro marchio e una rappresentazione di ciò che volete presentare.

Attraverso una pagina Facebook è possibile presentare il vostro sito Web, rendendo un’ottima opportunità per far conoscere i vostri servizi e dove possono trovarvi.

Un’attività piuttosto importante è quella di aggiornare costantemente tale pagina, includendo nuovi post, foto o video.

Su questa pagina potete mostrare ciò che volete, anche se dovete tener conto del punto di vista degli utenti i quali, saranno disposti a leggere solo in parte le news del giorno.

C’è stato un incremento incredibile di persone a cui è piaciuta una pagina, i contenuti hanno svolto un ottimo lavoro nel comunicare permettendo un risultato grandioso attraverso questo mezzo.

Questo social consente di aggiungere sempre nuovi utenti alla propria pagina, fino al punto che delle aziende hanno costruito le loro fondamenta usando questo tipo di marketing.

Chiaramente questi ultimi hanno dovuto lavorare duramente per rendere desiderabile è interessante la loro pagina, talvolta hanno dovuto investire del denaro per aumentare i nuovi fan su Facebook e dedicare risorse al fine di rendere i contenuti adeguati e utili agli utenti.

I “mi piace” aumentano il numero di fan su Facebook

Questa prospettiva, è in realtà alla portata di tutti, si comincia con il chiedere ai propri amici di cliccare sul “mi piace” è un po’ alla volta si aggiungono sempre più persone che continuano ad aumentare attraverso il tempo nelle vesti di fan su Facebook.

La capacità di mostrare alle persone dei post coinvolgenti e differenti ogni giorno, aiuta a perseguire lo scopo di collegare il mondo a voi, ma, non sarà mai sottolineato abbastanza che bisogna continuare a mantenere interessati gli utenti per impedire loro di sprofondare nella noia.

Un tipo di messaggio di marketing (o non) mediocre, avrebbe l’effetto di lasciare indifferenti amici o aziende che potrebbero interessarti, alimenta la tua pagina con determinazione e sii diretto verso coloro che ti hanno affidato la loro fiducia.

Cerca di scremare qualsiasi cosa che sia già stata mostrata, e rendi i tuoi messaggi qualcosa di spettacolare attraverso foto, video, link e aggiornamenti di stato, questo è un fattore che ne determinerà l’impatto in termini di visibilità.

Più di successo è un post, più popolare diventerai sulla rete e più possibilità avrai nel far si che nuovi utenti si aggiungano agli amici.

In definitiva, ognuno deve fare il possibile per guadagnarsi il suo spazio con messaggi sufficientemente interessanti questo è possibile, così da piacere, essere commentati, ricevere clic e condivisioni impedendo in questo modo che i fan diminuiscano e permettere alla concorrenza di crescere e superarvi.

Facebook per aumentare la propria cerchia di fan

Facebook è un servizio di social networking a lunga portata, consente agli utenti di connettersi con chiunque desideri farlo per aumentare la propria cerchia di fan attraverso la creazione di un profilo su cui poter aggiornare le informazioni, chiedere o accettare richieste di amicizia, aggiungere immagini, aggiornare lo stato, taggare le foto e molto altro ancora.

Una pagina Facebook è qualcosa di differente dall’avere un profilo per connettersi con gli amici, le agenzie si servono di questo social per pubblicare e promuovere in rete il proprio prodotto, quindi l’obiettivo di aumentare il più alto numero di fan diventa il principale.

In effetti, oggi è molto difficile trovare qualcuno che non sia presente in tale sito, è diventato un tale potente mezzo di comunicazione, che agisce da supporto ad altri mezzi pubblicitari e talvolta quando usato bene, funziona anche da solo.

Se non siete molto ferrati sul soggetto, potete sempre assumere qualcuno che mantenga la vostra pagina aggiornate interessante al posto vostro, interagire con i vostri utenti, sarà il lavoro essenziale che, quando svolto bene determinerà il successo dei vostri affari.

Farcela o non farcela? È una questione di credenze

La strada verso la realizzazione professionale è costellata di sfide, alcune molto impegnative e apparentemente senza uscita. Ci scontriamo coi nostri limiti, senza sapere che dietro a questi in realtà ci sono dei talenti. A trasformare le risorse in ostacoli molte volte sono le credenze, alcune delle quali si fissano quando siamo piccoli, in famiglia come a scuola.

Come per tanti, anche per me la ripresa della scuola significa la riapertura del baule dei ricordi, non tanto per eventi legati a come ci si vestiva e alle compagnie sgangherate con cui si faceva crocchio in attesa dell’inizio delle lezioni, quanto a una storiella che è saldamente radicata nella mia mente:

C’era una volta un bambino di seconda elementare, che come tanti suoi pari riusciva bene in alcune materie più legate all’italiano e alla matematica e faceva più fatica (o era più pigro?) in altre, quali il disegno.
Un giorno la maestra diede a tutta la classe il compito di disegnare la propria mamma e Tommaso (chiamiamolo così questo nostro protagonista) ci si mise d’impegno (ma ti pare che la mamma la faccio brutta?), pur non avendo idea di come disegnare una persona diversa dai pupazzi informi che molti bambini scarabocchiano velocemente a quell’età. Così la mamma di Tommaso ne uscì come una signora coi capelli ricci, senza collo (praticamente la nonna di Maroni), con le braccia aperte e le dita salsicciotte in mostra, gli stivali al posto delle scarpe (cosa che in realtà non portava mai), le cui punte tonde guardavano entrambe verso sinistra (l’alternativa era farla coi talloni uniti e punte verso l’esterno, ma la mamma di Tommaso non era decisamente un étoile). Il giudizio della maestra fu lapidario come la scritta in rosso che lei distribuì su tutto il disegno: “Male. Questa non è sicuramente la tua mamma”. Colpito da quanto successo e dalla figuraccia fatta davanti ai compagni, da quel momento Tommaso iniziò a pensare che fosse il caso di lasciar perdere ogni attività manuale di natura artistica, fosse un disegno piuttosto che un lavoretto con la pasta modellante o un dipinto, e sebbene crescendo quell’episodio diventasse sempre di più un ricordo sfocato (apparentemente), ogni volta che gli veniva richiesta un elaborato che desse forma alla sua creatività, una vocina dentro di lui gli ricordava che “ti uscirà male, perché tanto non sei portato. Non riesci neanche a disegnare tua mamma. Accetta i tuoi limiti”. Così lui si impegnava sempre di meno e i suoi insegnanti -a scuola- e genitori -a casa- rafforzavano la convinzione che “è molto intelligente, ma le attività manuali non fanno per lui”.
Passò il tempo della Scuola Media e Superiore, e nel periodo dell’Università, trovandosi un giorno a fare da baby sitter alla nipote poco più che treenne, Tommaso le chiese “A cosa vuoi che giochiamo”? La risposta secca della nipote fu “fai un disegno e io lo coloro”. Tommaso suggerì altre alternative, ma la nipote (cocciuta come lui) non si smosse, così il poco più che ventenne, consapevole dei propri limiti, prese svogliatamente un foglio e ci raffigurò le uniche cose che negli anni si era limitato a rappresentare quando era sovrappensiero: una casa col camino fumante con 4 finestre all’inglese e una porta col pomolo, una stradina, qualche ciuffo d’erba, alcuni fiori, le montagne sullo sfondo e il sole che tramontava dietro a queste. Passò quindi il foglio alla nipote, sperando che non fosse troppo severa nel giudizio, e si stupì enormemente quando arrivò un “Zio, ma è BELLISSIMO”. In un attimo, Tommaso vide negli occhi della nipote la contentezza pura e spontanea per quel disegno che per lei era un capolavoro e che ora cominciava a colorare, e dentro di lui cominciò a farsi strada l’idea che “forse non sono poi così male a disegnare”. Quel “dubbio positivo” scardinò con naturalezza quello che si era fissato ai tempi della scuola elementare, crebbe in modo lento e silenzioso dentro di lui e, iniziando a dar retta a una voce nuova che diceva “Provaci, magari ti piace e ti riesce pure bene”, Tommaso decise di dedicarsi di lì a poco a nuovi hobbies che lo avrebbero portato nel giro di qualche anno a confezionare addobbi natalizi e di utilizzare matite e colori per rendere più efficaci i suoi interventi in aula (sì, è diventato un formatore). Oggi, se te lo stai chiedendo, Tommaso non è diventato un artista che si guadagna da vivere disegnando piuttosto che realizzando addobbi natalizi (peraltro non gli sarebbe interessato farlo), ma è comunque consapevole di avere dei talenti anche in ambito artistico, dove prima vedeva dei limiti, che gli permettono di esprimere la creatività quando ne ha bisogno per sé e per la sua realizzazione professionale.

L’hai capito, vero? La storia di Tommaso è la mia (potrebbe essere anche la tua?) e se te l’ho raccontata è per ricordarti che molte volte alcuni nostri talenti, che anche se non distintivi e principali potrebbero comunque garantirci delle soddisfazioni caratterizzando il  nostro Brand Personale, vengono negati diventando limiti che, nel tempo, crediamo insuperabili. Come può accadere tutto questo? La risposta molte volte (ma non sempre) ha un nome: credenza.

No no, non sto parlando di un mobile componibile, ma di quella vocina che abbiamo in testa e che può spingerci ad affrontare con determinazione una sfida dicendoci “Sì, ce la puoi fare” o limitarci nella nostra realizzazione professionale se suggerisce “No, non sei portato”.

Per approfondire e capire meglio come questo può condizionare la nostra quotidianità, ma soprattutto per trovare una strategia efficace che permetta di riconoscere e affrontare nel migliore dei modi le credenze, ti riporto qui sotto la piramide dei livelli logici di Dilts (uno dei fondatori della PNL), che rappresenta un modello per facilitare i processi di cambiamento e che io ho scoperto qualche anno fa nei miei percorsi formativi. [l’ho disegnata io,eh! ;) ]

Piramide di R. Dilts

Analizzandola dal basso verso il vertice, è curioso scoprire come quello che c’è ad ogni livello dipende da cosa c’è al livello superiore. Ciascuno di noi, infatti, in ogni momento della propria esistenza, appartiene ad un ambiente (lavorativo, familiare,…). Per ogni ambiente, o contesto, abbiamo uno o più comportamenti, che molte volte teniamo distinti (al lavoro, ad esempio, difficilmente ci comportiamo come a casa), e il saper utilizzare o cambiare un comportamento dipende dalle nostre capacità, intese come conoscenze o strategie (in sintesi, non puoi cambiare un comportamento se non sai come fare). A loro volta, le capacità dipendono dalle credenze (credi di potercela fare a portare a termine quel compito oppure no?), e queste ultime dai valori (cosa per me è importante? In cosa credo?). I valori, infine, dipendono dalla mia identità (chi sono io?) e dalla mia mission (qual è lo scopo ultimo del mio essere qui?).

Riprendi la storia che ti ho raccontato e guardala alla luce della piramide: il “piccolo Tommaso” è cresciuto con l’idea che il valore dell’adulto fosse superiore al proprio. Così, il giudizio negativo della maestra su un’attività che comunque non gli dava grandi soddisfazioni ha fatto nascere la credenza secondo cui “io non sono portato per il disegno”, da cui la convinzione del non saper disegnare (capacità) e, di conseguenza, il non riuscire a farlo né a scuola né nel tempo libero.

A un certo punto, però, la credenza si è spezzata, dando vita a un nuovo schema, quando mia nipote, col suo sguardo, mi ha fatto capire che “io valevo ed ero bravo a disegnare”. Dando retta a un nuovo valore, la credenza è cambiata (sono portato anche per il disegno e per l’espressione creativa) e, di conseguenza, tutti i livelli sottostanti: “posso imparare a realizzare un addobbo e apprendere alcune tecniche grafiche” e così via.

Damiano Bordignon boxeurInutile dire quanto le credenze possano essere limitanti o potenzianti per la nostra realizzazione professionale, giusto? Nel mio caso, come nel disegno il giudizio negativo di un insegnante di educazione fisica alle Scuole Medie che alla mia avversione per il calcio rispondeva con “è che sei un polentone”, ha contribuito a formare una credenza limitante che mi sono portato avanti fino a pochi anni fa, quando la scoperta dell’attività di Acquabike mi ha spinto a credere di esserci invece portato, appassionandomi al punto tale da prendere un paio di qualifiche che mi hanno permesso di insegnare per un anno in alcune palestre.

Analogamente a quanto già detto per il disegno, certo oggi non sono un campione olimpico e non ambisco a diventarlo, mi limito a praticare un po’ di boxe, ma so che comunque il fitness caratterizza il mio Brand Personale e la mia quotidianità, anche nella sfera professionale (quanti consigli di stretching “da scrivania” dati durante i corsi di formazione a impiegati che lamentavano dolori alle spalle piuttosto che indicazioni sulla respirazione come metodo per gestire lo stress).

Le credenze hanno un enorme potere su di noi e sulla nostra realizzazione professionale. Possono aiutarci o, viceversa, ostacolarci senza che ce ne rendiamo conto, facendo risuonare frasi che accompagnano la nostra quotidianità. Quando siamo piccoli, e ci proiettiamo a scoprire il mondo esterno, cadere vittima delle credenze è molto più facile. Basta una frase detta nel modo sbagliato, magari anche in buona fede (probabilmente la mia maestra avrebbe un ricordo diverso della vicenda del disegno) perché il seme della credenze limitanti s’insinui dentro di noi e inizi a crescere, facendoci “chiudere” alcune porte della nostra potenzialità che poi, crescendo, si sigillano sempre di più, complice un subconscio che tende a confermare le nostre credenze:


Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione (H. Ford)
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Riuscire ad aprirle, allora, sembra un’impresa impossibile, ma in realtà non è così, perché se troviamo il punto giusto dove far leva, rapidamente si sgretolano innescando una liberante reazione a catena.

Utilizzare la piramide dei livelli logici può darci un validissimo aiuto per la nostra realizzazione professionale, permettendoci di capire dove far leva e quindi a che livello intervenire per modificare una condizione spiacevole o comunque limitante.

In questi anni, infatti, l’ho utilizzata molto su di me e con molti corsisti nei casi in cui “continuo a fare gli stessi errori e, per quanto cerchi di modificare il mio comportamento, continuo a ricaderci”. Se ad esempio riconosco che il comportamento è da modificare, ma a livello dei valori vivo la diffidenza verso ciò che è nuovo e la convinzione che “vado bene così”, difficilmente riuscirò a cambiare. Solo intervenendo sul livello che “origina il problema” a valle cambieranno, a cascata, i livelli sottostanti e, di conseguenza, anche il comportamento.

E ora tocca a te. Quali credenze (limitanti o potenzianti) hanno determinato, nella tua crescita, la chiusura o l’apertura di alcune porte? Come sei riuscito a superarle? Credi che la piramide dei livelli logici possa essere un valido aiuto per riuscire ad affrontarle? Raccontami tutto questo nello spazio dei commenti!

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Basta col networking, inizia a creare legami veri!

Il networking oggi è una strategia indispensabile. Fare rete è fondamentale per far crescere il tuo business. Quante volte hai sentito frasi di questo tipo? E certo io non sono qui a dirti il contrario, anzi. Eppure, nonostante il tuo impegno in questa direzione, non stai ottenendo i risultati che speravi. Ma sei proprio sicuro di farlo nel modo giusto? E se fosse una questione di terminologia? Cominciamo col dare a Cesare quel che è di Cesare, che in questo caso si chiama Dr Amit Nagpal. Ho parlato di lui anche in una mia recente intervista, perché apprezzo molto il …

Basta col networking, inizia a creare legami veri!

Il networking oggi è una strategia indispensabile. Fare rete è fondamentale per far crescere il tuo business. Quante volte hai sentito frasi di questo tipo? E certo io non sono qui a dirti il contrario, anzi. Eppure, nonostante il tuo impegno in questa direzione, non stai ottenendo i risultati che speravi. Ma sei proprio sicuro di farlo nel modo giusto? E se fosse una questione di terminologia?

Cominciamo col dare a Cesare quel che è di Cesare, che in questo caso si chiama Dr Amit Nagpal. Ho parlato di lui anche in una mia recente intervista, perché apprezzo molto il suo approccio al Personal Branding, fatto non solo (e non tanto) di tecniche di marketing, quanto di una prospettiva più ampia che tiene conto degli aspetti più profondi e umani della nostra identità. Ed è proprio da alcuni suoi post, che esprimono perfettamente la sua visione, che prende spunto questa mia riflessione.

Dal fare network allo stabilire legami

Al motto di “fare network è fare business” hai partecipato a quanti più eventi possibili, hai incontrato quante più persone possibile, ti sei iscritto in tutti i canali social online accumulando contatti, “amici”, follower, certo che fra loro ci sarebbero stati i collegamenti giusti per aprirti le porte del successo. Ma ora, mentre scorri nella tua bacheca Facebook nomi di persone che nemmeno ricordi di aver conosciuto, ti difendi quotidianamente dallo spam che ricevi da LinkedIn, impili decine di biglietti da visita che sono solo tanti cartoncini colorati, sei proprio sicuro che quel tipo di networking ti sia stato utile? Sarebbe come piazzarti ogni sera di fronte ad un locale famoso sperando, prima o poi, di incrociare una star: anche se, un giorno o l’altro, ti capitasse di incontrarla, il tempo e le energie sprecate sarebbero troppe, no?

Creare un network smisurato ma del tutto impersonale non ha alcuna utilità, quello a cui devi mirare è creare dei legami veri con le persone che ti interessano. Se crei legami veri con un numero più limitato di persone (diciamo 40/50) che a loro volta credono nell’importanza di rapporti significativi e sono in relazione con altre 40/50 persone, questo gruppo di persone, fortemente legate tra loro, comprenderà 2000-2500 professionisti di alto livello e ti permetterà di avere le referenze per trovare fornitori, partner, e ottenere lavori in linea con le tue aspettative.

Questo tipo di legami richiede tempo e impegno, non può essere affrettato o improvvisato e, soprattutto, richiede attenzione e intenzione in ogni tuo atto: il modo in cui rispondi all’email, il modo in cui parli al telefono, come saluti, ogni tua piccola azione conta. Quanto più le persone con cui ti relazioni sono importanti (dirigenti, top manager, giornalisti affermati, personaggi pubblici, etc.) tanto più avranno un’alta considerazione di sé e osserveranno attentamente il tuo modo di interagire con loro.

Il modo migliore per stabilire legami significativi è iniziare con piccoli gesti incondizionati, che non richiedono nulla in cambio (o almeno nulla nell’immediato), perché il legame si fondi sulla collaborazione sincera, sulla fiducia e sulla generosità. La confidenza, la profondità, la comprensione reciproca fanno di un rapporto un legame significativo, e queste si sviluppano solo senza fretta e senza un ordine del giorno stabilito.

I Brand maturano nel corso del tempo, come un matrimonio. Il legame che senti col coniuge è diverso rispetto a quando vi siete conosciuti la prima volta. L’eccitazione e la scoperta sono sostituite dalla confidenza e dalla profondità.

Gary Vaynerchuk

Stabilire legami online

I Social Media sono degli ottimi “ambienti” dove creare legami significativi, anche con persone influenti e rilevanti, grazie all’annullamento delle distanze permesso dal Web, a patto che li utilizzi per mostrare interesse autentico nei loro confronti, e non come canali di auto-promozione. Come dice Jeff Bullas, uno dei massimi esperti in materia di Web Sociale, per costruire relazioni con gli influencer online “mostra attraverso le tue azioni che rispetti il loro lavoro, affari, tempo e privacy”.

Ascoltare quello che i tuoi contatti dicono, leggere (e condividere) gli articoli che pubblicano, cercare di capire il loro modo di pensare, sono i primi passi per entrare in relazione. Se poi senti che con le tue competenze puoi aiutare qualcuno, fallo, questo ti aiuterà ad acquisire credibilità. Inoltre, rendere più personale la relazione, ad esempio proseguendo una conversazione nata su un Social Network su Skype o, addirittura, proponendo (quando possibile) un incontro offline, rafforzerà il legame.

Fondamentale, poi, è che tu abbia sviluppato un chiaro Brand Personale online, perché la tua reputazione spesso ti precede. Anche se ti relazioni con centinaia di persone (on o offline), ma la tua offerta non comunica loro alcun valore, il tuo lavoro di networking sarà vano.

Ciascuno di noi è alla ricerca di rapporti reciprocamente vantaggiosi e la tua credibilità online può aiutarti ad ottenere più velocemente fiducia dai tuoi interlocutori, rendendo più facile la creazione di un legame. Se hai saputo comunicare la tua unicità, la tua Proposta Unica di Valore, i tuoi punti di forza e talenti (attraverso la tua presenza online), ti diventerà molto più facile conquistare stima e credito e ampliare il tuo business (molte volte mi è capitato, di fronte ad un potenziale cliente, di sentirmi dire “leggo il tuo blog”, oppure “ti seguo sui Social”, o anche solo “ho fatto una ricerca su di te su Google”).

Storytelling ed Empatia

I legami non sono mai puramente razionali, hanno bisogno di una componente emotiva, perciò lo storytelling è uno degli strumenti più potenti per creare legami significativi, sia on che offline. Come ribadito nel nostro Quaderno degli Esercizi dell’I.P.E.R. Formula™, il racconto riesce a trasmettere insieme informazioni ed emozioni, attrae l’attenzione di chi ascolta e lo rende più ricettivo ed empatico. La narrazione, quindi, è uno dei modi migliori per rompere il ghiaccio (e per formare legami affettivi poi), perché esprime interessi ed esperienze comuni, avvicina le persone e rimane nella memoria, contribuendo così a creare e mantenere i legami.

Ma c’è differenza tra una semplice storia e una grande storia, differenza che è data principalmente dalla cura (un buon racconto richiede revisioni e modifiche reiterate) e dal coinvolgimento delle emozioni superiori. Le emozioni superiori si distinguono perché vanno al di là dell’Io, mentre quelle inferiori, o basilari, si concentrano e si esauriscono nell’Io stesso. Per capire meglio, prova a pensare alla differenza tra menefreghismo (non provare interesse per l’altro) e neutralità (vedere oltre il contingente e scegliere di non schierarsi), o tra orgoglio (ritenersi superiori ed entrare in competizione) e autostima (riconoscere il proprio valore ed essere sicuri di sé) o, ancora più semplicemente, tra sesso (pulsione istintiva che può rimandare anche a brutalità e violenza) e fare l’amore (la bellezza dell’amore fisico tra due persone che si amano). Nel raccontare una storia, ad esempio, aprire con “Lasciate che vi racconti qualcosa che vi sarà sicuramente d’ispirazione” pone l’accento sul vantaggio per chi ascolta e inizia ad ispirare il pubblico fin da subito.

Le emozioni superiori si basano sulla consapevolezza e coscienza di sé, e sulla capacità di entrare in empatia con gli altri, e nei legami interpersonali ci aiutano a capire le esigenze del nostro interlocutore e a mettere in atto la risposta più adeguata. In ambito professionale tendiamo ad essere essenzialmente logici e razionali, ma qualsiasi rapporto, anche di lavoro, non può escludere le componenti emotive per essere efficace (a questo proposito ti suggerisco di leggere i testi sull’intelligenza emotiva di Daniel Goleman, in particolare Lavorare con Intelligenza Emotiva).

Perché il networking diventi creazione di legami significativi è necessario che, oltre ad un iniziale interesse comune, entri in gioco la condivisone di emozioni superiori e che, quindi, il business si umanizzi, per trasformare i rapporti professionali (B2B o B2C) in relazioni da umano ad umano (H2H).

Human to Human

Alcuni semplici consigli ed esempi

Probabilmente ora ti starai chiedendo come fare a stabilire legami profondi online e sui Social Media. Ogni piattaforma, ogni individuo, ogni rapporto richiede un approccio unico e personale, ma ci sono alcune linee generali che puoi seguire:

  1. nelle conversazioni sui Social, in particolare su Twitter, mostra interesse autentico per gli altri, invece di utilizzarli solo per auto-promozione;
  2. esprimi il tuo apprezzamento genuino e sincero per gli altri, commentando i loro post e rispondendo ai loro commenti sui tuoi;
  3. in particolari occasioni emotivamente più forti (compleanni, anniversari, importanti eventi personali e di lavoro) è più facile entrare in empatia con chi sta vivendo quell’evento;
  4. sii personale nel tuo modo di comunicare, ad esempio per il compleanno di qualcuno, non limitarti a dei semplici auguri ma inviagli un contenuto (un’immagine, una canzone, un video) che sia in linea coi suoi gusti;
  5. quando possibile, porta la conversazione ad un livello più personale ed esclusivo, spostandola su Skype o in un Hangout, così avrai anche la possibilità di un contatto visivo;
  6. per un cliente particolare, magari il tuo primo cliente, o per un partner speciale, pubblica un post sul tuo blog che racconti i ricordi migliori così da rafforzarne il legame.

Ma, soprattutto, lascia che on e offline si integrino a vicenda.

Per esempio, personalmente ricordo ancora quando, un po’ di tempo fa, ho tanto apprezzato il post di una blogger non (ancora) molto conosciuta, l’ho commentato e poi discusso con l’autrice. Poi, a distanza di qualche mese, abbiamo avuto modo di incontrarci e siamo finiti a parlare per ore, e ora siamo qui, dopo altri incontri, idee, lunghe chiacchierate, a lavorare concretamente ad un bellissimo progetto comune.

Oppure quando, all’inizio del percorso di Sestyle, abbiamo conosciuto un gruppo di ragazzi di Urbino, pieni di energia e iniziativa, e abbiamo condiviso un taxi, per risparmiare e continuare a scambiarci opinioni e idee, per scoprire poi che stavano anche loro lanciando la loro “creatura” con quello strano nome che faticavo a pronunciare, e finire ad Urbino, dopo un paio d’anni, per collaborare ad un seminario, passando altre splendide serate che hanno rafforzato quel legame.

Ma tanti sarebbero ancora gli esempi che potrei farti, rischiando di dimenticare e far torto a qualcuno (una doccia a Ferrara, un matrimonio a Cremona, una pizza napoletana a Gorizia, un pranzo giapponese a Londra, una camminata sotto la pioggia a Bologna, una corda tesa a Cesenatico, una macchina in panne di ritorno da Bolzano, le confidenze “cuore in mano” ad un aperitivo milanese, una foto a Riva che ora è il mio avatar, un brindisi via webcam che è diventato un abbraccio inaspettato, una lettera/racconto dopo un’epidemia di Zombie, un vampiro e consorte ad un DJ set, due pazzi torinesi che attraversano il nord-italia per un week-end assieme, le lacrime per la partenza da Treviso di un collega che era diventato un amico, una lunga chiacchierata romana tra scenari cyber e cinema taiwanese e, ancora a Roma, una pajiata a luglio parlando di esperienze mistiche, un aperitivo sul lungo Tevere, un gelato allo zabaione a Fontana di Trevi…) tutti con un elemento comune, la totale complementarietà di on e off line che ha consolidato legami che da professionali sono diventati personali ed affettivi.

E allora? Sei ancora convinto che fare network significhi accumulare ennemila contatti sui social? O che i rapporti veri possano nascere esclusivamente offline? Fossi in te approfitterei di questo periodo estivo, in cui i ritmi rallentati delle vacanze lo permettono, per rivedere la tua strategia di networking, e poi iniziare a fare diventare i tuoi contatti legami veri. E magari, poi, raccontaci la tua esperienza commentando questo post.

Buone vacanze e… buoni legami ;)

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Argomenti Trattati: social media, social network, social media marketing, social network marketing

La SEO e l’importanza dei segnali sociali

Preventivo SEO

Molti pensano che realizzare il sito web della propria attività, basti a trasformare i visitatori in clienti. Non è proprio così.

Ovviamente, chi la pensa in questo modo è rimasto con la mente alla fine degli anni ’90, e non ha la minima idea di come funzioni il web e di come si faccia impresa online. Mentre agli albori del web l’importante era esserci, perché la “concorrenza” era minima, oggi realizzare un sito, magari anche bellissimo da un punto di vista grafico, non basta.

L’importanza della SEO

Senza una precisa strategia di comunicazione non riuscirete ad ottenere quanto desiderato. A fare veramente la differenza è una corretta attività SEO (Search Engine Optimitation), ovvero l’ottimizzazione di un sito web per i motori di ricerca. Google su tutti.

Preventivo SEO

La SEO si basa sull’algoritmo di Google che privilegia le pagine web con più link ad esse indirizzati. Comprenderne in pieno le funzionalità è pressoché impossibile, essendo un brevetto segreto della Big G, ma esistono una serie di strumenti e attività, che aiuteranno certamente a far crescere il proprio sito web o blog.

Anche se oggi tutti si professano esperti della materia, ma quest’attività non è per niente semplice, perché presuppone competenze trasversali che vanno dalla programmazione web al content management, passando per il copywriting e il social media management. L’improvvisazione potrebbe anzi portare persino ad una serie di penalizzazioni, dalle quali sarebbe poi difficile uscire, meglio quindi rivolgersi a chi conosce la materia, richiedendo un preventivo SEO.

A proposito, da qualche anno a questa parte, il traffico web si muove molto anche attraverso i social network, dove ognuno di noi tende a leggere e condividere link di articoli, video, foto e contenuti che abbiamo apprezzato. Di conseguenza, gli esperti di SEO hanno dovuto affrontare questi cambiamenti, “ottimizzando” il loro lavoro.

I risultati delle ricerche su Google, oggi, riportano spesso in prima pagina contenuti presenti su account social, rendendo sempre più importante l’attività di SMM.

I segnali sociali e la loro importanza

Al centro dell’attenzione delle agenzie SEO sono i cosiddetti segnali sociali, ovvero ciò che succede su Facebook, Twitter e altri social network relativamente ad un contenuto. In poche parole, se l’articolo postato sul tuo blog riceve moltissimi Like, Share, RT, condivisione su LinkedIn e così via, quel contenuto agli occhi di Google acquisterà valore, facendolo salire nei risultati.

Social Media

Questo vale in particolare per Google Plus, il social network dell’azienda di Mountain View, che, dopo un periodo di scarsa diffusione e utilizzo, ha registrato negli ultimi mesi una crescita importante. Essendo un proprio prodotto, Google ne privilegia i contenuti, posizionandoli sempre tra i primissimi risultati delle ricerche.

Anche se molto dibattuto e oggetto di infinite discussioni online, quello dei segnali social è ancora un discorso complesso e parziale, in quanto non sono disponibili dati statistici precisi, ma è fuor di dubbio che quanto più un contenuto viene veicolato sui social media, maggiore sarà la possibilità di portare traffico al proprio sito web o blog; quindi, vale la pena di prestare attenzione a questo fenomeno.

Anche se fino a meno di un anno fa esisteva un fortissima contrapposizione tra gli esperti SEO, convinti che la loro attività fosse l’unica in grado di portare risultati tangibili, e quelli di SMM, secondo i quali invece il traffico di contenuti sui social network rappresenta il futuro dell’ottimizzazione sul web, oggi si può quasi parlare di un duo, che potremmo chiamare “Seo & Social”, dalle potenzialità enormi.

Un elemento su cui quasi tutti tendono a concordare è che, nonostante la crescita esponenziale dell’importanza dei segnali social, ai quali bisogona prestare sempre molta attenzione, non si può e non si deve ridurre l’attività SEO, perché senza di essa l’ottimizzazione del proprio sito web diminuirebbe sensibilmente.

Di conseguenza, una miscela di SEO “tradizionale” e SMM potrebbe essere la soluzione migliore.

Le slot machine: passatempo preferito dai giocatori online

3 Dicembre 2012”. È una data che gli “affecionados” dei casinò online conoscono e ricordano bene perché riporta alla mente il momento in cui in Italia sono state legalizzate le slot machine online. In una Nazione abituata a giocare alle slot solo nei retrobottega dei bar, quella liberalizzazione rappresentò un punto di svolta voluto dal Governo Monti in quel momento a Palazzo Chigi,e nemmeno troppo osteggiato dalle opposizioni visto che quella liberalizzazione rappresentava solo l’adozione, in chiave italiana, di una direttiva europea già emanata da tempo.

Da allora son trascorsi quasi due anni e le slot online, disponibili su siti come questo, come un bambino che cresce hanno cambiato pelle con velocità e cercando sempre di assecondare i gusti del momento. Da Gonzo ai personaggi di grandi film come Gravity, sono state varie e tante le ambientazioni all’interno delle quali sono state disegnate situazioni di gioco in cui sfruttare le slot.

Ed i giocatori sembrano aver gradito, ed infatti oggi le slot rappresentano il gioco preferito da parte di coloro che frequentano i casinò online. Anche chi prima era un giocatore abituale delle slot “fisiche” ha pian piano imparato ad apprezzare la loro versione virtuale, spinto prevalentemente da due motivi; il primo sta nel fatto che le slot online sono sempre “aperte” e non è un vantaggio da poco per chi ha bisogno di conciliare lo svago con i propri impegni personali.

Ma c’è anche un fattore più “venale” nel boom delle slot online che è quello legato al payout, ovvero quella parte di raccolta delle scommesse che viene messa a disposizione dei giocatori attraverso le vincite. Mentre nelle slot “reali” questo payout è circa nove decimi di tutta la raccolta, nelle slot online tale valore sale al 95%. Una percentuale che va poi contestualizzata su quella che è la raccolta di queste macchine virtuali che non si limita più alla sola clientela dei bar ma abbraccia le scommesse provenienti da tutto il Paese.

Mi piace come lavori, ci sposiamo?

Curare il proprio Brand Personale da freelance significa coltivare in modo attento il network al fine di ricevere e condividere stimoli interessanti ma anche per far nascere collaborazioni proficue, che richiedono però alcune attenzioni. Il rischio di perdere tempo imbarcandosi in avventure senza futuro è sempre in agguato. Antonio e Roberto, amici fin dai tempi dell’Università, si ritrovano a distanza di anni e, stanchi delle rispettive esperienze lavorative e convinti sostenitori entrambi dell’importanza della collaborazione, decidono di diventare dei magici freelance e aprire un’attività insieme. Roberto è un continuo vulcano di idee, lavora ascoltando musica, parla a …

Mi piace come lavori, ci sposiamo?

fight for moneyCurare il proprio Brand Personale da freelance significa coltivare in modo attento il network al fine di ricevere e condividere stimoli interessanti ma anche per far nascere collaborazioni proficue, che richiedono però alcune attenzioni. Il rischio di perdere tempo imbarcandosi in avventure senza futuro è sempre in agguato.

Antonio e Roberto, amici fin dai tempi dell’Università, si ritrovano a distanza di anni e, stanchi delle rispettive esperienze lavorative e convinti sostenitori entrambi dell’importanza della collaborazione, decidono di diventare dei magici freelance e aprire un’attività insieme. Roberto è un continuo vulcano di idee, lavora ascoltando musica, parla a voce alta e cerca continuamente il confronto, perché solo così si può sviluppare un progetto comune. Antonio, d’altro canto, è una persona che ha bisogno di molta concentrazione quando lavora, necessita di una chiara divisione dei ruoli e non sopporta le distrazioni. Per lui condividere significa che ciascuno “fa il suo” e che, a scadenze regolari, ci si confronti. Solo così si può sviluppare un progetto comune. Quando arrivano i primi progetti, Roberto cerca lo scambio continuo col socio e Antonio, invece, vive quei momenti come un assillo continuo e risponde a monosillabi. Nei mesi la situazione diventa sempre più tesa, finché Roberto si convince che Antonio abbia solo fatto finta di credere nella collaborazione per sfruttare il suo lavoro e le sue idee (“ogni volta che gli parlo sembra lo stia disturbando e nonostante io gli offra tanti stimoli, lui si limita a dire si e no) e Antonio, dal canto suo, ritiene che quella con Roberto non sia una collaborazione, ma un parto, visto che il socio è così insicuro (a detta di lui) da non riuscire a essere minimamente autonomo (“Ormai fra un po’ verrà a chiedermi se posso accompagnarlo in bagno”). Non ci vuole un genio per capire che, di lì a poco, i due colleghi decidono di chiudere l’attività e di cercarsi nuovamente un’occupazione da soli.

Che cosa hanno guadagnato da questa esperienza? Perdita di tempo, mancata crescita professionale, e la frustrazione per essere stato “fregato” dall’altro. E la colpa di chi è? La colpa è di entrambi, sostanzialmente per un motivo: nessuno dei due, prima di investire sull’attività con entusiasmo incondizionato, ha chiesto all’altro cosa intendesse per collaborazione, dando per scontata la propria visione di quel valore, generando così nel tempo un conflitto insanabile.

L’aneddoto, che raccontavo anni fa nei corsi di team-building, rivela oggi tutta la sua attualità se lo si applica al networking. Quante volte, infatti, è stato detto che per un freelance che voglia costruirsi un solido Brand Personale il networking è un’attività fondamentale (se ne parlava ad esempio qui) perché permette scambi costruttivi ma anche perché può essere lo scenario per nuove collaborazioni tra persone che condividono un determinato interesse?

In fondo, le decine di gruppi a cui ciascuno di noi è iscritto nelle diverse piattaforme Social, non rivelano molte volte un fisiologico e salutare desiderio di far nascere nuove forme di collaborazione con persone che riteniamo valide e con le quali scopriamo affinità?

two cats collaborate

Tra il dire e il fare, però, il percorso non sempre è in discesa, e nonostante i facili entusiasmi che si fanno strada nella nostra mente quando qualcuno ci propone di “iniziare una collaborazione, perché entrambi condividiamo la visione delle cose e siamo aperti al nuovo”, è opportuno scalare la marcia e tenere a mente alcuni principi, che possono aiutarci a rendere più concreta e proficua la scelta che stiamo per compiere:

  1. valide persone non significa validi collaboratori. Non è una questione di bontà o di cattiveria, di intelligenza o stupidità: a volte non ci si piglia. Stimare una persona per i lavori che compie o perché la si frequentava ai tempi dell’Università non è garanzia del fatto che si andrà d’accordo di sicuro, perché essere capaci ed essere collaborativi richiede competenze diverse. Per questo è fondamentale investire del tempo con i nostri futuri collaboratori per capire:

    1. qual è l’obiettivo comune che vogliamo perseguire (monetizzare non è sufficiente e collaborare è una modalità, non un obiettivo), e come pensiamo di farlo;
    2. cosa intendiamo per collaborazione (mai dare per scontato il significato che diamo alle parole); – quali altri valori condividiamo e come li interpretiamo;
    3. chi fa che cosa (la divisione dei compiti è fondamentale) e come si monetizza (ciascuno guadagna grazie al proprio contributo concreto o vanno pensate delle commissioni?);
  2. collaborare non significa rinunciare a se stessi ma esaltare le proprie particolarità in un progetto comune che richiede parità, non subordinazione. A volte qualcuno ci propone solo apparentemente di collaborare, ma in realtà le sue azioni rivelano la volontà di commissionarci dei lavori che, se pur pagati, non avranno la nostra impronta una volta realizzati, ma solo la nostra manodopera. Ecco perché insieme, prima di iniziare a collaborare, va chiarito:

    1. il tipo di lavoro che si andrà a fare tiene conto delle predisposizioni e dei bisogni di tutti o solo di qualcuno?
    2. quello che ci compete è in linea con i nostri desideri e inclinazioni o ci sentiamo tirati per la giacchetta a fare qualcosa che magari non è nelle nostre corde?
    3. in caso di esito positivo del lavoro, quale sarà il beneficio per le singole parti (ad esclusione del compenso economico)?
  3. ogni cosa a suo tempo. Oltre a essere il titolo di un altro post, il concetto è applicabile anche qui. Ci vuole tempo per confrontarsi e trovare un accordo sui punti appena trattati. Investirlo in questa fase significherà evitare la nascita di equivoci e contrasti (o ancor peggio conflitti) una volta iniziata la collaborazione, ancor più dispendiosi in termini di tempo ed energie per ciascuna delle parti;
  4. verba volant scripta manent. Non è una questione di fiducia, ma di rispetto personale e professionale verso ciascuno. Un documento scritto che sintetizzi le conclusioni a cui si sarà giunti stabilirà con chiarezza i confini e la strada di questa collaborazione tutelando le parti. Quando infatti la frenesia della quotidianità, nel futuro, vi assorbirà, il documento sarà necessario per ritarare la mira;
  5. siate contadini, non filosofi. Una volta definito quanto sopra, cominciate a sperimentarvi sul campo. Se la collaborazione non si mette alla prova in un progetto concreto rischiate di passare serata intere a disquisire di come conquisterete il mondo diventando ricchi e famosi senza uscire dalla vostra mente, finché una parte si stancherà e, giudicando inutile il tempo finora dedicato al progetto, addurrà scuse improbabili per rimandare futuri incontri, facendo così cadere nell’oblio l’idea della collaborazione.
  6. Piacersi non significa sposarsi. Iniziare a collaborare con qualcuno è come uscire a cena per un primo appuntamento: se la cena va bene non significa fissare la data del matrimonio, vi pare? Questo per dire che se una delle parti fin dai primi incontri parte in quarta con mega progetti che spaccano e società da aprire in tempi rapidi per essere più collaborativi, probabilmente il sorriso da ebete che vi si stampa in faccia mentre annuite e la secchezza delle fauci sono l’evidente segnale che è il caso di infilare la porta e scappare a gambe levate. Essere sognatori significa guardare molto avanti, ma con i piedi per terra. Iniziate sempre con progetti semplici, che vi permettano di capire se tra le parti può scattare quella scintilla che può garantire alla conoscenza di diventare in seguito un matrimonio felice oppure no.

Cercare nuove occasioni di lavoro e di collaborazione grazie al proprio Network può rivelarsi un’ottima strategia per la realizzazione professionale di ogni freelance, ma è necessario farlo con criterio, consapevoli che la strada da intraprendere richiede un investimento non indifferente:


Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme un progresso, lavorare insieme un successo (H. Ford)
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Il tempo e le energie che ci vengono richieste per sperimentarci in nuove avventure sono il bene più prezioso a nostra disposizione, che va investito ma non sprecato.

Voi che ne dite, siete d’accordo con me? Pensate che queste attenzioni siano sufficienti per evitare d’imbarcarsi in imprese senza speranza o dalla vostra esperienza ve ne viene in mente qualche altra? Nel vostro lavoro vivete collaborazioni con altri professionisti? Sono soddisfacenti per entrambe le parti? Grazie a cosa questo è possibile?
Le domande sono tante, ma lo spazio dei commenti è sufficiente per contenere tutte le vostre risposte.

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Domee: un servizio tutto italiano per il tuo Personal Branding online

Riprendi il dominio della tua identità. E’ questo il claim di Domee, servizio online tutto italiano, che esprime efficacemente l’intento della piattaforma di proporsi come strumento di Personal Branding per tutti, permettendo, con pochi click, di avere la propria pagina personale online. Cos’è Domee, startup fondata a Firenze nel 2012 da Dotweb Srl e dall’acceleratore Nana Bianca, è una piattaforma online che permette a chiunque, senza bisogno di particolari competenze tecniche, di creare un sito personale (o pagina personale se preferite) con pochi semplici click, e riempirlo di contenuti, aggiornati in tempo reale, collegando i social network nei …

Domee: un servizio tutto italiano per il tuo Personal Branding online

Domee HomeRiprendi il dominio della tua identità. E’ questo il claim di Domee, servizio online tutto italiano, che esprime efficacemente l’intento della piattaforma di proporsi come strumento di Personal Branding per tutti, permettendo, con pochi click, di avere la propria pagina personale online.

Cos’è

Domee, startup fondata a Firenze nel 2012 da Dotweb Srl e dall’acceleratore Nana Bianca, è una piattaforma online che permette a chiunque, senza bisogno di particolari competenze tecniche, di creare un sito personale (o pagina personale se preferite) con pochi semplici click, e riempirlo di contenuti, aggiornati in tempo reale, collegando i social network nei quali si è attivi.

Scoperto il servizio grazie a questo post di Francesco Gavello e, per ovvi motivi, incuriosito dalle sue potenzialità in ambito di Personal Branding online, sono stato piacevolmente stupito sin dal primo approccio. Se quello che mi aspettavo, infatti, era un aggregatore di link ai vari profili social, alla About.me e cugini più o meno lontani per intenderci, mi sono trovato di fronte qualcosa di molto più efficace e “vivo”, passatemi il termine, che restituisce, con una grafica gradevole e responsive (il mobile è sempre più importante), un’immagine coerente e chiara della nostra presenza online.

Il progetto mi è sembrato interessante e ben fatto, tanto che ho voluto saperne di più contattando direttamente il team di Domee, i quali si sono dimostrati disponibilissimi non solo permettendomi di testare la versione premium del servizio, ma anche rispondendo ad alcune domande che mi hanno meglio chiarito lo spirito del progetto.

L’obiettivo di Domee, nato dall’esperienza accumulata dal team in anni di lavoro nel settore dei domini, è quello di fornire, mi dice Massimiliano Mancini, responsabile adv del progetto, “il modo migliore, semplice e veloce per creare e pubblicare un sito web senza preoccuparsi di aggiornamenti dei contenuti o di aspetti tecnici“.

Due, dunque, gli aspetti chiave del servizio: la semplicità di poter creare un sito personale accattivante e ben organizzato con pochi click; l’aggiornamento automatico dei contenuti dai social network che permette anche agli utenti più “pigri” di avere una pagina sempre aggiornata senza doversene preoccupare.

Domee Enrico Bisetto

Come funziona

Il servizio, come accennato poco sopra, offre due versioni, una gratuita e una a pagamento. La versione gratuita permette di creare la propria pagina con indirizzo www.domee.com/nomeutente e di collegare 6 social network tra i più diffusi (Facebook, Twitter, Instagram, Foursquare, Linkedin, Google+). La versione premium (a pagamento) consente in più di aumentare i social collegati (prossimamente in arrivo anche Tumblr e Flickr), di avere un dominio e una casella di posta personalizzate, di accedere alle statistiche degli analytics integrati.

La creazione della pagina è semplice ed immediata. Si accede effettuando il login di Facebook, si procede collegando tutti gli altri account dei social network a cui siamo iscritti, e in pochi click la pagina é pronta, senza bisogno di troppe personalizzazioni.

Personalizzazioni che però sono possibili. La pagina realizzata è infatti divisa, anche visivamente, in sei sezioni (biografia, lavoro, pensieri, luoghi, foto, contatti), e per ciascuna di queste possiamo decidere se farla comparire o meno, in quale successione, e da quale social farle prelevare i contenuti (es. la foto di copertina da Facebook o G+, la bio da Twitter, Facebook o Google, e così via). Di più, per alcuni particolari contenuti (pensieri, foto) possiamo decidere quale tipologia rendere utilizzabile (es. solo pubblici o tutti, per le foto solo quelle scattate da me o quelle in cui sono taggato, etc.) e inoltre abbiamo la possibilità di intervenire sul singolo contenuto per renderlo visibile o meno sulla nostra pagina. E, sempre Massimiliano, ci anticipa poi che per il futuro è prevista una gestione ancora più avanzata.

Domee Impostazioni

Per quanto riguarda le statistiche (servizio premium) ci vengono presentati i dati relativi alle visite e interazioni sul sito, e alcuni dati generali relativi alla nostra attività sui vari canali social. Nulla di particolarmente approfondito per chi è abituato ad utilizzare strumenti di analisi più sofisticati, ma non dobbiamo dimenticare qual è il target della piattaforma.

Alcune valutazioni

E veniamo proprio al target cui si rivolge Domee, aspetto fondamentale da tenere in considerazione nel valutarne il servizio. Il progetto non si rivolge all’utente pro, blogger, socialmediacosi e web guru di varia ed avariata natura, quanto all’utente medio che popola la rete, e che non ha le competenze, la motivazione o semplicemente la costanza per acquistare un dominio proprio, installarvi un blog e curarlo nel tempo, ma che è invece attivo sui più diffusi social network che utilizza ormai come strumenti quotidiani. Ecco allora che con poco sforzo quest’utente può avere un proprio indirizzo web nel quale dar corpo alla propria identità online grazie ad un impatto visivo coinvolgente e a contenuti sempre aggiornati, compiendo, di fatto, un primo passo per la cura del proprio Brand Personale online.

Sempre relativamente al target va sottolineato che il servizio attualmente è pensato per un utilizzo prettamente personale, rivolto cioè alle persone e non alle aziende, ma ad una mia precisa domanda a riguardo Massimiliano precisa che “in futuro pensiamo di aprirci anche alle aziende, con la possibilità di agganciare Fan Page di Facebook e altri contenuti più professionali“, quindi l’evoluzione di Domee sembra riservare parecchi interessanti sviluppi.

Un ultimo aspetto, legato al Personal Branding, sul quale voglio soffermarmi è la percezione d’assieme che Domee restituisce della propria presenza online, che fornisce una prospettiva interessante e stimolante sulla propria frammentaria attività sui social network.

Si dice spesso che tutto ciò che postiamo e condividiamo online rimane per sempre e, grazie alla liquidità della rete, raggiunge destinatari che nemmeno sospettiamo. Un servizio come quello di Domee che non si limita, come altre piattaforme simili già citate, a raccogliere i link delle nostre presenze social, ma ne presenta i contenuti in modo organizzato e, soprattutto, aggregati in un’unica pagina, ci fa cogliere esattamente questo, permettendoci di valutare con uno sguardo a 360° la nostra attività sui social media.

Ecco che allora possiamo renderci conto che il nostro job title su LinkedIn non è preciso (o troppo lungo, sigh!), oppure che non gestiamo in modo efficace le impostazioni di condivisione dei contenuti su Facebook, o ancora che, viste tutte assieme, le foto su Instagram non ci rappresentano, o mille altre valutazioni che possono aiutarci a correggere gli errori e raffinare il nostro Brand Personale online.

In questo senso il servizio si dimostra utile per il Personal Branding sui social anche di chi ha già un proprio sito/blog e competenze (ed esigenze) più professionali, ma difficilmente ha una chiara visione d’assieme della propria attività sul web sociale come quella che, con un solo sguardo, la piattaforma gli fornisce.

Domee sezione foto

In conclusione, un interessante progetto tutto italiano, che parte da obiettivi chiari e concreti e che ha tutte le potenzialità per ulteriori sviluppi, Domee si presenta come utile strumento di Personal Branding sia per chi non ha una propria presenza online strutturata e può così avere un proprio sito di riferimento, sia per chi possiede già un proprio sito/blog con un’attività online consistente e vuole avere una visione più organica della propria attività social.

Queste le mie impressioni dopo averlo testato. Fammi sapere cosa ne pensi tu, o se preferisci altre piattaforme simili, lasciando un tuo commento qui sotto.

Per questo post ringraziamo:

Sestyle – Personal Branding

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

Domee: un servizio tutto italiano per il tuo Personal Branding online

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Argomenti Trattati: social media, social network, social media marketing, social network marketing