Arriva Penguin 2.0. Ecco cosa dovrebbe spazzar via secondo me!

Alla fine è arrivato. Il tanto temuto nuovo update algoritmico Penguin che anche in Italia aveva fatto strage soprattutto di grossi portali, è stato annunciato da Matt Cutts essere attivo dalla notte del 22 maggio. Qualche giorno fa, da Twitter Matt Cutts annunciava che il nuovo update sarebbe stato molto importante …

Un post di particolare interesse da:

Web in fermento:

Arriva Penguin 2.0. Ecco cosa dovrebbe spazzar via secondo me!

Alla fine è arrivato. Il tanto temuto nuovo update algoritmico Penguin che anche in Italia aveva fatto strage soprattutto di grossi portali, è stato annunciato da Matt Cutts essere attivo dalla notte del 22 maggio.
Qualche giorno fa, da Twitter Matt Cutts annunciava che il nuovo update sarebbe stato molto importante e avrebbe colpito molti siti web e che l’estate di seo e webmaster sarebbe stata molto tormentata (da intendersi come “ci saranno altri data refresh e non soltanto di Penguin).

Questo nuovo update di Penguin non è quindi un semplice refresh come lo erano stati quelli successivi al primo Penguin (24 aprile 2012) e definiti dalla community dei seo penguin 2 (26 maggio 2012) e penguin 3 (5 ottobre 2012) ma questo è proprio il primo vero grosso update dal primo Penguin e per questo chiamato Penguin 2.0. Secondo Matt Cutts impatterà il 2,3% delle queries e sarà attivo anche nelle altre lingue.

Avete notato qualcosa voi? Perché sembra che in Italia, almeno fino ad ora, non sia ancora attivo.

Ciò che determinava le penalty del primo Penguin lo descrivemmo circa un anno fa in questo post e ha causato situazioni in Italia proprio come quelle in questo grafico.

Quello che riguarderà il nuovo update è ancora un mistero ma secondo me, più che fare stravolgimenti (in fondo i falsi allarmismi nella seo sono noti) a tecniche meno invasive e in Italia ancora poco in uso (pensiamo al guest posting, a cui Matt Cutts nel suo video aveva accennato al fatto che sarebbe stato “maggiormente controllato”), sarà probabilmente un potenziamento del primo Penguin, ovvero atto a colpire quei siti che sono scampati al primo update.

Dico questo con la convinzione non soltanto mia, che le serp, parlo in primis analizzando quelle italiane, sono così grezze e colme di risultati di pessima qualità e immeritevoli di stare in prima pagina che il lavoro di pulizia di Google è ancora tanto da fare. E prima di arrivare al “guest posting” per esempio, deve ancora combattere pratiche di link building vecchie almeno un decennio e ancora molto molto in auge tra molti sedicenti esperti seo.

Eccone alcune per esempio.

1) Link da directory di bassa qualità e senza moderazione.

Sono dell’avviso che le directory non siano del tutto inutile. Ci deve essere però una moderazione all’interno. Questo vuol dire l’esistenza di una subscription a pagamento per entrarci. Il motivo è semplice: come sappiamo le directory altro non sono che una serie di links che nessuno mai andrà realmente a cliccare, quindi l’utilità per l’utente è realmente bassa. Alcune di esse possono però rankare nei motori di ricerca e finire tra i risultati restituiti agli utenti e quindi trovare una reale utilità. Per farlo però devono essere listati composti da pochi siti web inseriti per categorie e sotto-categorie affinché anche il pagerank presente nella pagina possa essere “un minimo” trasferito ai siti linkati.
Il problema è che poi, il 90% delle directories è come quella dell’immagine che segue, il valore del link è molto basso e se danno in più la possibilità di scegliere l’anchor text li sorge l’allarme Penguin.

2) Comment marketing automatizzato su siti off-topic

Ci sono ancora software come Xrum che ti permettono di inserire una lista di siti, una lista di keyword, del testo personalizzato e vanno a inserirti il link al sito da te designato. La situazione che si verifica è poi come questa: link a siti italiani in forum pakistani off-topic.

3) Comment marketing con firma su un ancora commerciale anziché sulla persona

Parliamo da tempo di importanza dei social, delle relazioni, del contatto con gli influencers, di sviluppo di contenuti di qualità, di sviluppo di author authority ecc. e poi quando si commenta ci si firma con “siti internet online” anziché col nome personale.

4) Link acquistati su siti off-topic e nascosti nel codice

Ho dovuto visionarmi quasi tutto il codice prima di scovare il link :)

5) Comunicati stampa e article marketing

Anche in questo caso, non è la tecnica del comunicato stampa che è errata. E’ quando questa è l’unica tecnica che costituisce l’intero link profile che bisogna preoccuparci. Anche perché chi fa article e comunicati sceglie la keyword e la sceglie commerciale. Sono rari i casi in cui si fa article marketing inserendo il link sul nome del brand.

Detto questo, la link building italiana è molto differente da quella negli States. Li sono molto più avanti se vogliamo e qui da noi vediamo ancora pratiche deprecate ancora molto utilizzate.

Se Google quindi fosse onesto, ne avrebbe di materiale su cui basare questo nuovo Penguin Update. Staremo a vedere.

E tu hai notato variazioni nei ranking nei posizionamenti in questi giorni? Se noti bruschi cali di traffico nei giorni seguenti puoi sempre contattarci per una consulenza.

Per questa notizia ringraziamo:

Web in fermento

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

Arriva Penguin 2.0. Ecco cosa dovrebbe spazzar via secondo me!

Arriva Penguin 2.0. Ecco cosa dovrebbe spazzar via secondo me!

Perche’ molte campagne di grandi brand nei Social Media falliscono [case studies]

Quando un grande brand o comunque uno molto noto, apre degli account nei social, la prima cosa che noi addetti ai lavori iniziamo a fare è quello di monitorarlo. Nel momento in cui ci accorgiamo che viene ideato e lanciato qualcosa di carino e creativo come una strategia che coinvolge …

Evidenziamo questa notizia by:

Web in fermento:

Perche’ molte campagne di grandi brand nei Social Media falliscono [case studies]

Quando un grande brand o comunque uno molto noto, apre degli account nei social, la prima cosa che noi addetti ai lavori iniziamo a fare è quello di monitorarlo. Nel momento in cui ci accorgiamo che viene ideato e lanciato qualcosa di carino e creativo come una strategia che coinvolge gli utenti o qualche applicazione virale, siamo pronti a parlarne ma in realtà poi, quello che fa parlare di più e su cui spesso si innescano vere e proprie meccaniche di “trolling” che fanno rimbalzare la notizia dall’influente al vero “sostenitore” del brand, sono i cosiddetti “fail”, ovvero quei fallimenti tattici o gestionali che spesso compromettono l’immagine di un brand e fanno ritenere che alla fine, sarebbe stato meglio se quella determinata azione non fosse mai stata fatta.

Di Social Media Fail ne parlammo qualche tempo fa evidenziando quelle che secondo noi potevano aggiudicarsi l’oscar delle peggiori campagne del 2012, ma volendo fare un’analisi ragionata di quelle che sono le principali cause che accomunano questi “fallimenti socialmediatici” dei grandi brand ho individuato almeno quattro tipologie di errori ricorrenti nella cattiva gestione dell’approccio al social media marketing e nello specifico:

  • 1. Cattiva gestione delle community;
  • 2. Assenza di moderazione nei contenuti generati dagli utenti;
  • 3. Errata pianificazione di campagne di advertising;
  • 4. Urtare la sensibilità degli utenti (pur di generare engagement);
  • 5. Eliminare una community nata dal basso ed autoalimentata.

Vediamoli uno per uno evidenziando dei recenti casi di studio di brand che si sono aggiudicati la nominations in almeno una delle categorie di errori sopra riportati.

1. Cattiva gestione delle community. Tezenis

Probabilmente la più diffuse delle problematiche. Sia perché occuparsi operativamente del content management (scelta e pubblicazione dei contenuti migliori per ogni canale social) che della moderazione e gestione delle relazioni (spesso entrambe le attività di competenza della stessa persona o dello stesso gruppetto di persone) non è da tutti, sia perché molto più spesso e soprattutto per i grandi brand, le decisioni strategiche e/o di gestione di eventuali crisi non spetta al community manager, ma allo strategist dell’agenzia o al direttore marketing dell’azienda.
Relativamente a questa tipologia di errori ci domandiamo 300 volte perché, Tezenis, abbia pensato di voler premiare soltanto il milionesimo fan accordandogli come premio “una sorpresa” e non emulare la scelta di Kiko di regalare il buono per lo smalto a tutte le fans? E se il milionesimo fan fosse stato un bot?


Fonte immagine

2. Assenza di moderazione negli UGC. Cynar, Ignazio Marino

Dare voce agli utenti e ai fans è quanto di più bello esista nel Social Media Marketing. Anzi, se vogliamo, è proprio dal Consumer Empowerment che nasce il social media marketing e se fatto bene, facendo partecipare gli utenti alla creazione del valore, il ritorno d’immagine (e di conseguenza economico) del brand è veramente alto e Barilla, con “Il Mulino che Vorrei” ha fatto scuola ed imitatori.

Però bisogna anche sapere che i troll sui social esistono :) e che se un minimo di moderazione non la inserisci rischi di fare delle brutte figure e di compromettere, in poco tempo, l’immagine anche ben costruita di marchi storici. Ecco cosa è capitato a Cynar che utilizzava un’applicazione che permetteva di “scrivere il tuo finale leggero”.


Gli utenti si sono divertiti soprattutto quando gli influenti e i blogger hanno fatto rimbalzare la notizia nei social.

La cosa più triste sapete qual è? Che da questo fail ne ha tratto vantaggio un competitor!!

Stessa assenza di moderazione sul sito di Ignazio Marino.

Fonte immagine: pagina Facebook Pennamontata

3. Errata pianificazione di campagne di advertising. Nutella, Samsung Italia

Se si intendere promuovere dei post su facebook o degli hashtag su Twitter investendo negli ads in occasione di determinati eventi bisogna fare attenzione al fatto che la campagna di advertising avrà una sua durata e se l’evento è in un determinato giorno non puoi mostrare all’utente l’annuncio a evento già concluso da giorni. Rischi altri fenomeni di trolling da non poco. Qui poi, non è che ci voglia molto ingegno, ma solo conoscenza dello strumento e corretta pianificazione delle tempistiche.

Fonte immagini: gruppo Facebook Community Managers Italy

4. Urtare la sensibilità degli utenti (pur di creare engagement). Algida, Fiat, Durex

Questo ultimo punto non ha bisogno di parole, le immagini spiegano da sole quello che voglio dire :)

Algida

Fiat


Durex

Fonte immagini: Squer

5. Eliminare una community nata dal basso ed autoalimentata. Ferrero

Bisognerà capire cosa frulla nella testa dei dirigenti di Nutella (secondo me qualche rotella è saltata) perché chiudere un’intera community autogenerata ed autoalimentata è veramente “una cagata pazzesca” per dirla alla Fantozzi. E’ di oggi l’annuncio che Ferrero ha deciso di far chiudere il World Nutella Day, l’evento dei fan che celebra lo storico e goloso prodotto che aveva raccolto 40 mila fans su facebook e 7 mila followers su Twitter. Verrà chiusa la pagina Facebook, il canale Twitter e lo stesso sito che ospitava oltre 700 ricette a base di Nutella inviate dai fans.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Ringrazio il gruppo Facebook “Community Managers Italy” per gli spunti trovati.

Sembra che alla base di questi errori ci sia spesso la superficialità nel non comprendere che, gestendo un grande brand, si ha molta più esposizione mediatica e ogni piccolo errore, anche quando fatto in buona fede, può essere frainteso e far gridare qualcuno al Fail. Il più delle volte però sono veri e propri errori, pessime scelte contenutistiche (vedi il gelato Algida) o di scelta strategica (premiare soltanto il casuale milionesimo fan di una pagina!). Altre volte invece possono essere strategie dall’idea ottima ma che necessitavano di qualche attenzione particolare (la moderazione dei contenuti generati dagli utenti).

Queste sono le quattro tipologie più ricorrenti di problemi che ho individuato per i grandi brand. Se volete segnalarne altri, siamo a disposizione anche ad aggiornare il post! ;)

Per questo articolo ringraziamo:

Web in fermento

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

Perche’ molte campagne di grandi brand nei Social Media falliscono [case studies]

Perche’ molte campagne di grandi brand nei Social Media falliscono [case studies]

Nuovo Google+: il mix giusto tra esplorazione contenuti, navigabilita’ e utilita’

Importantissima giornata ieri per il mondo del web, durante la conferenza stampa mondiale degli sviluppatori I/O 2013, sono state svelate importanti novità dal mondo di Google. A differenza di altri eventi del settore che mostrano le novità in arrivo e trascorrono settimane prima che esse diventino effettive, per Google ciò …

Evidenziamo questo post da:

Web in fermento:

Nuovo Google+: il mix giusto tra esplorazione contenuti, navigabilita’ e utilita’

Importantissima giornata ieri per il mondo del web, durante la conferenza stampa mondiale degli sviluppatori I/O 2013, sono state svelate importanti novità dal mondo di Google.
A differenza di altri eventi del settore che mostrano le novità in arrivo e trascorrono settimane prima che esse diventino effettive, per Google ciò non accade e, a poche ore dall’annuncio quasi come a lanciare l’esca alle prede, ha rilasciato gli aggiornamenti attivando una corsa spietata al raccontare a caldo le esperienze con i prodotti.

Come si legge dal blog gli annunci che sono stati fatti riguardano aspetti funzionali dei prodotti Google. In partciolare i principali annunci hanno riguardato:

  • aggiornamento dell’app dello store Google Play per dispositivi android e Google Play Music All Access un servizio che permette, proprio come Spotify, di fruire con abbonamento mensile di un accesso illimitato a un db di brani.
  • Chrome con rilascio di aggiornamenti focalizzati al renderlo più snello da usare, migliore in velocità e sicurezza da mobile.
  • La ricerca che introduce la possibilità di “parlare” con Google fare le domande e riceve delle risposte il tutto con il solo uso della nostra voce.
  • Le mappe che si evolvono ad una nuova dimensione di esplorazione sempre più incentrata sulle informazioni che si stanno cercando quindi la creazione di mappe personalizzate sulle opzioni di ricerca che mostrano solo le informazioni che interessano.

Oltre a queste novità c’è stata quella che forse impatta di più nella vita quotidiana di chi si interfaccia con il social di Google: Google+ si rinnova completamente.

Interfaccia, funzionalità e navigazione sono gli elementi sul quale si è lavorato di più per rilasciare un prodotto totalmente rinnovato e quasi irriconoscibile. Il primo status che ho pubblicato dopo aver visto il nuovo prodotto è stato “ridatemi l’orientamento”. Essì perchè il primo impatto con il nuovo look del social ti catapulta totalmente in una nuova dimensione non familiare e totalmente da ristudiare e rifare propria.

Quello su cui si è lavorato sono:

  • interfaccia rinnovata;
  • funzionalità reinventate e arricchite;

Interfaccia: design, navigazione, contenuti e animazioni

Quel che colpisce più di tutto è ovviamente la nuova interfaccia grafica che è completamente rinnovata e stravolta. Abbraccia sempre lo stile essenziale e minimal che oggi richiede il web, che da tempo ha abbracciato Google dettando anche stili, favorendo un’uso più veloce e istantaneo del social.
Il design, come si discuteva in un post, è simile al concetto di Timeline di Facebook e quindi doppia colonna con i contenuti che si dispongono alternativamente a desta e a sinistra in base ad un ordinamento temporale e di freschezza delle interazioni, ma per altri versi, tipo per l’effetto a box e la disposizione responsiva dei contenti in base allo spazio, ricorda il layout di Pinterest anche se in piccolo dato che il ridimensionamento dispone i contenuti su massimo 3 colonne.

Lo stesso layout è replicato poi per le pagine business e per i profili personali che, mantengono comunque la cover gigante entrata in attivo qualche mese fa, ma rispetto alla home mostrano un livello di dettaglio maggiore su dati che possono personalmente interessare come eventi in corso, contatti nelle cerchie e alert sul profilo.

Cambia anche il layout per le community sempre multicolonna.

Altro aspetto interessante è legato alle animazioni scelte per le navigazioni tra i post e i tag. Un effetto a flip e fade permette di esplorare il contenuti ad un sufficiente livello di profondità ma una nota va fatta per quanto riguarda la velocità e fluidità del movimento durante la disposizione dei contenuti un tantino forzato e meccanico se la connessione non è al massimo.
In più, questa nuova interfaccia, dà un po’ da discutere perché con il passaggio da un layout mono colonna, in cui si riusciva benissimo a capire che un post era recentemente pubblicato, al design multicolonna attuale si fa fatica a capire l’ordinamento dei post ma poco male, bisogna abituarsi.

Tuttavia, Google ci lascia la possibilità di decidere se utilizzare il multicolonna o mantenere la singola colonna anche se attivando quest’ultima opzione la resa in lettura non è il massimo.

Navigazione

La navigazione è ottimizzata attraverso due menu uno a scomparsa laterale che contiene la navigazione principale tra le funzionalità del social per l’accesso a hangout, temi caldi, community ecc… e uno orizzontale che consente la navigazione tra i differenti menu per ogni sezione ad esempio nella home permette lo switch tra le cerchie, nelle foto permette di navigare tra gli album o le foto in evidenza, tra gli eventi permette di conoscere gli eventi personali e tutti gli eventi in programma.

Funzionalità: post, foto, related hashtag ed hangout

Non potevano mancare anche aspetti legati prettamente all’uso del social. Alcuni migliorano davvero il suo utilizzo e permettono di arricchire l’esperienza.

Aggiornamento dei post

La sezione dedicata alla produzione dei contenuti è anche uno degli elementi che rende questo nuovo design davvero efficace. Se qualcuno ricorda la precedente versione, solo dopo il click si poteva selezionare il contenuto aggiuntivo da pubblicare oltre il testo (quindi video, foto, ecc..). Adesso invece, al click il box si sposta al centro della pagina creando un’esperienza dedicata esclusivamente all’aggiornamento e che permette, anche in seconda istanza, di selezionare il contenuto aggiuntivo da pubblicare oltre alla selezione dei tag o livello di privacy delle cerchie. Un punto assolutamente a favore di questa modalità di aggiornamento del profilo.

Per le foto in più si ha subito la possibilità di modificare l’orientamento o applicare la correzione automatica del colore e testo senza mai abbandonare la pagina.

Media size

Migliora anche la visualizzazione dei contenuti multimediali. Sappiamo che video e immagini sono gli elementi che caratterizzano i social e così, in questa nuova versione, vediamo come lo spazio dedicato a questi contenuti aumenta occupando (al click) l’intera dimensione dello schermo.

Foto

Sempre parlando di media, un ruolo importante Google+ lo dà anche ai ricordi fotografici. Il caricamento istantaneo delle immagini dai propri dispositivi permetteva già di condividere immagini in modo automatico con i propri contatti creando una sorta di backup e su questo si sta lavorando ancora: il caricamento istantaneo (con espresso consenso dell’utente) consente adesso di salvare tutte le foto del proprio smartphone in full size per una dimensione standard di 2048px in uno storage di 15 GB a profilo consentendo davvero di avere una copia dell’immagine senza compressioni.

Altra novità sono le “foto in evidenza” un modo per creare un’organizzazione automatica delle immagini caricate, attraverso una selezione delle migliori escludendo quelle sfocate, i duplicati o quelle scure ed evidenziando solo quelle migliori da condividere.

Elemento interessante è l’editing delle immagini automatico che permette con un click di migliorare una foto lavorando su contrasto, luminosità e saturazione e il montaggio di foto scattate in sequenza per creare dei mini video divertenti da condividere.

Related Hashtag

Tra le chicche di questa nuova versione troviamo la facilità di accesso alle informazioni correlate con il post visualizzato. Grazie all’introduzione dei “Related Hashtag” e previo inserimento di un hashtag nel post, si genera in automatico un mini menu laterale che da il libero accesso a tutti i contenuti taggati con l’hahstag del post consentendo di andare a fondo nell’argomento e il tutto senza mai abbandonare la pagina nel quale si sta navigando. In più se esistono dei tag correlati essi vengono visualizzati con un menu a discesa ancora esplorabile senza abbandonar mai la navigazione iniziata e, ancora libertà d’azione per l’utente, rimuovere quelli che sono ritenuti poco vicini a quanto pubblicato. Grande esperienza!

Hangout

Non potevano mancare anche miglioramenti per quanto riguarda i videoritrovi. Come sempre Google mostra molta sensibilità verso i rapporti familiari e quindi il lavoro di aggiornamento che ha fatto in questo senso è quello di permettere uno scambio di informazioni sempre più efficace. Facendo leva sul fatto che per lo scambio video ci possono essere problemi di incompatibilità tra sistemi operativi o mancanza da mobile della videochiamata, Google sta introducendo un nuova nuova versione degli hangout, stand-alone, che permetta non solo di accedervi quando lo si desidera anche in mancanza di accesso al Google+, ma anche di combinare testi, foto e video tutti all’interno di un unico ambiente. Ed ecco quindi un prodotto che garantisce:

  • messaggistica più veloce ed emozionale con emoticon;
  • conversazioni che possono essere salvate e recuperate anche a distanza di tempo costruendo una storia delle conversazioni;
  • disattivazione delle notifiche durante l’attività di chiamata;
  • accesso comunque e dovunque.

Impressioni

Come si vede le novità sono davvero tante e molto ricche. Quello che più piace dell’approccio che Google ha nei confronti degli utenti è la scelta di lasciar decidere come meglio si crede di organizzare i propri contenuti e come usarli. L’aspetto del controllo non si può quindi dire che sia trascurato e, in barba a problemi di privacy, questo approccio di Google rende il social ancora più attraente e soprattutto utile da usare.

Per questo articolo si ringrazia:

Web in fermento

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

Nuovo Google+: il mix giusto tra esplorazione contenuti, navigabilita’ e utilita’

Nuovo Google+: il mix giusto tra esplorazione contenuti, navigabilita’ e utilita’

Come ottimizzare la strategia editoriale della propria pagina Facebook per il nuovo Newsfeed

Nel mese di Marzo Facebook ha lanciato il nuovo NewsFeed, ovvero l’aggiornamento grafico e funzionale della bacheca (o homepage) di Facebook. Dopo averlo provato per qualche giorno con un nostro profilo, la cosa che molto ci interessava sapere è come questo cambiamento potrà impattare sulla visibilità organica dei post …

Evidenziamo questa notizia recente da:

Web in fermento:

Come ottimizzare la strategia editoriale della propria pagina Facebook per il nuovo Newsfeed

Nel mese di Marzo Facebook ha lanciato il nuovo NewsFeed, ovvero l’aggiornamento grafico e funzionale della bacheca (o homepage) di Facebook.
Dopo averlo provato per qualche giorno con un nostro profilo, la cosa che molto ci interessava sapere è come questo cambiamento potrà impattare sulla visibilità organica dei post delle pagine Facebook, oltre a cercare di evidenziare quelle che presto diventeranno vere e proprie best practice da seguire.

Durante l’ultimo evento di annuncio del NewsFeed, Mark Zuckerberg ha affermato e mostrato come circa il 50% del NewsFeed sia oggi popolato da foto e contenuti visuali.

Pare che nella riprogettazione del Newsfeed si sia molto tenuto conto di questo fattore e una delle lamentele che più spesso veniva fatta dagli utenti, era relativa alla visibilità dei post; spesso gli utenti non vedevano ciò che realmente volevano vedere secondo i reali interessi, nonostante la presenza dell’algoritmo del Newsfeed (propriamente noto col nome mai ufficializzato da Facebook di EdgeRank).

Vogliamo dare a chiunque il miglior giornale personalizzato del mondo.

Questa l’affermazione con cui Mark Zuckerberg ha annunciato il nuovo newsfeed e le caratteristiche saranno le seguenti:

  1. più spazio a storie con contenuti visuali (e qui Pinterest e Instagram in realtà, li avevano anticipati);
  2. dare più possibilità all’utente di scegliersi il feed che preferisce, in modo da avere più controllo su quello che realmente vuole visualizzare;
  3. una migliore e coinvolgente esperienza mobile (di cui non se ne può più fare a meno, dai un’occhiata a questa recentissima ricerca sull’uso dei dispositivi mobili).

1. Più spazio ai contenuti visuali

La prima caratteristica che si nota del nuovo Newsfeed è il maggiore spazio dato ai contenuti: caricando delle foto si noterà come queste siano in realtà ora molto più grandi di prima. Basti notare qui sotto come un’unica immagine ricopre un’intera schermata pc. Questo ci farà innanzitutto capire come puntare ancora di più, nella strategia editoriale della nostra pagina, sulla costruzione di uno storytelling visivo di immagini con foto di alta qualità, dai colori nitidi e che raccontano emozioni, diventerà ancora più importante di prima. Ricordiamoci sempre più che i nostri lettori riusciranno ad estrapolare molte più informazioni da un’immagine evocativa che da un prolisso status update.

Anche la cover image della nostra pagina diventerà più importante di prima. Nel momento in cui utente cliccherà il like questa apparirà nel newsfeed più grande di prima e se degli amici saranno già iscritti alla pagina, appariranno le faccine di questi ultimi.

Come appare il “mi piace” di un amico ad una pagina a cui sono già iscritti altri amici.

Anche i video appariranno nel newsfeed in un formato più grande di prima, dando sempre risalto anche agli amici che avranno visualizzato quel video.

2. La scelta personalizzata dei Feed

Attraverso il nuovo newsfeed l’utente potrà scegliere quali informazioni visualizzare; se non effettua una scelta il newsfeed presenterà di random informazioni provenienti da ogni canale con cui l’utente ha stabilito un legame ma, eventualmente, egli potrà decidere di visualizzare solo contenuti delle pagine che segue, di musica, soltanto di amici, soltanto di foto, di giochi e dei contenuti più recenti.

3. Una migliore esperienza mobile

Caratteristica finale della nuova timeline (o newsfeed) è che apparirà in egual modo su tutti i device, siano questi pc, smartphone o tablet, uniformando quindi l’esperienza d’uso della piattaforma.

La Content Strategy per il nuovo Newsfeed di Facebook

Una volta compreso che l’utilizzo delle immagini (ma soprattutto del Visual Storytelling) sarà fondamentale in vista della prossima attivazione globale del newsfeed a tutti gli utenti, vediamo come potrà un brand cogliere le opportunità del nuovo restyling.

Alla domanda circa il cambiamento o meno dell’algoritmo EdgeRank a seguito dell’introduzione del nuovo Newsfeed pare che i tizi di Facebook abbiano risposto che questo rimarrà invariato. Semplicemente ci saranno più sezioni che l’utente potrà navigare come se sfogliasse un reale giornale.

Come impatterà il nuovo newsfeed su KPI’s come l’engagement sui contenuti, sul traffico inviato ai nostri siti, sull’acquisizione di leads, ecc.. potremo saperlo soltanto quando tutti avranno la nuova timeline e dopo almeno un paio di mesi di adozione globale. Solo allora, potremo raffrontare se effettivamente ci sono stati o meno cambiamenti significativi. Molto a mio avviso, dipenderà anche da quanti utenti decideranno di “switchare” ai feed alternativi (es. solo amici) anziché visionare i contenuti generali.

Noi però siamo certi che se già prima le immagini contavano molto in un piano editoriale, ora avrà ancora più senso utilizzarle. A onor del vero, fa piacere leggere questa recente ricerca di Hubspot che evidenzia come le immagini generino il 53% di likes in più della media dei post e ben il 104% dei commenti in più.

2 consigli per la tua nuova strategia editoriale

1) Punta molto ad immagini di qualità

La competizione tra brand su facebook sarà sempre più incentrata sull’ottimizzazione delle immagini, che dovranno essere più emozionanti possibili al punto di catturare l’attenzione dell’utente mentre naviga sul proprio newsfeed. Non si tratterà quindi più soltanto di scegliere il giusto contenuto editoriale privilegiando le immagini, bensì di ottimizzare il contenuto (e quindi l’immagine) per fare in modo che sia più performante di quelle degli altri brand e degli amici dell’utente. L’engagement si giocherà su questo e quindi pubblicando interi album di foto evocative sarà qualcosa su cui ci si dovrà concentrare. Se invece vorremo avere più traffico al sito web, dovremo ancora di più sfruttare la best practice di spingere un link con un’immagine.

2) Poco testo, più attenzione alla qualità dell’immagine

Col nuovo newsfeed, nel momento in cui carichiamo l’immagine, il testo allegato finisce direttamente nell’immagine perdendo di visibilità. Sarà quindi inutile scrivere papiri che a nessuno interesserà leggere se l’immagine riesce già a comunicare quello che vogliamo dire.

Parzialmente tratto da “How the New Facebook NewsFeed Changes Your Content Strategy“.
Spero di avervi dato dei validi consigli per ottimizzare al meglio la strategia editoriale su Facebook in vista dell’attivazione (spero prossima) della nuova timeline di Facebook. Enjoy and share! ;)

Per questa notizia si ringrazia:

Web in fermento

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

Come ottimizzare la strategia editoriale della propria pagina Facebook per il nuovo Newsfeed

Come ottimizzare la strategia editoriale della propria pagina Facebook per il nuovo Newsfeed

TextMaster, il content marketplace per content strategy di qualita’

Siamo ormai da tempo appassionati e promotori del content marketing, come strategia di posizionamento di un nuovo brand, come tattica per una link earning (acquisizione di links in modo naturale e priva di rischi penalty di Google) ma anche per il social media marketing, in quanto ogni social, deve oggi …

Segnaliamo questa News da:

Web in fermento:

TextMaster, il content marketplace per content strategy di qualita’

Siamo ormai da tempo appassionati e promotori del content marketing, come strategia di posizionamento di un nuovo brand, come tattica per una link earning (acquisizione di links in modo naturale e priva di rischi penalty di Google) ma anche per il social media marketing, in quanto ogni social, deve oggi puntare alla produzione e diffusione di contenuti specifici con cui la propria community di riferimento ha più propensione ad interagire.

Ogni piccola e grande azienda dovrebbe dotarsi di un blog interno al sito da cui veicolare contenuti; dai post (il minimo) che non devono essere semplici comunicati stampa o inutili news che nessuno mai leggerebbe, ma articoli informativi che rispondono a specifiche esigenze di ricerca espresse da utenti potenzialmente interessati ad una nicchia di argomenti verticali al business, a ricerche settoriali, infografiche, interviste ad esperti, infoprodotti di utilità, ecc.

Il Content Marketing in realtà esiste da un po’ di anni, ma la consapevolezza della sua utilità e della crescita degli investimenti in tal senso è piuttosto recente.
Un recente studio condotto dal Content Marketing Institute mostra infatti come l’84% delle aziende B2C e il 54% di quelle B2B prevedono di aumentare gli investimenti nella produzione di contenuti nel 2013.

Sempre all’interno di un piano di content marketing, è interessante anche evidenziare i risultati di un’altra indagine, questa volta effettuata da eMarketer, da cui è emerso come gli imprenditori siano maggiormente soddisfatti soprattutto dagli articoli (per il 62,2%), in quanto secondo loro generano il maggior ritorno dell’investimento e sono seguiti dai video (51,9%) che risultano essere però più onerosi e di più difficile realizzazione.

Noi siamo dell’idea che un’azienda per posizionarsi, differenziarsi e competere nelle serp di Google debba produrre quante più tipologie di contenuti possibili, che siano allineati agli interessi del target e che si distinguano per novità introdotta nel settore di riferimento. Chiaramento però, il contenuto primario a cui nessun’azienda dovrebbe rinunciare è l’articolo.

Il problema della produzione di articoli di qualità è che spesso le aziende non hanno personale interno da dedicare e preferiscono non sviluppare quel contenuto che, in fin dei conti, gli apporterebbe indubbi vantaggi economici.

Esistono però, per ovviare a tali esigenze, dei marketplace di contenuti che possono essere d’aiuto a coloro che non hanno personale interno da dedicare alla produzione di articoli. Tra alcuni di quelli che ho esaminato devo dire che la mia attenzione è ricaduta soprattutto su TextMaster, una startup lanciata nel novembre 2011 e che da gennaio di quest’anno è approdata anche in Italia.
Taxtmaster annovera al momento 46.000 autori e 20.500.000 parole scritte.

La differenza rispetto ad altri content marketplace è data dal fatto che il team di linguisti dedica molto tempo al controllo degli autori e dei traduttori perché così si è in grado di creare una community dallo standard abbastanza elevato.
Inoltre il cliente ha anche la possibilità di fare un’ulteriore scrematura mettendo tra i preferiti o in lista nera, gli scrittori da cui riceve contenuto ( se il cliente non è contento, gli basterà motivare la richiesta e avrà traduzioni e contenuti fatti da un altro traduttore senza nessun costo aggiuntivo).

I fattori su cui Textmaster punta, per lo sviluppo di contenuti editoriali di qualità sono:

  1. Crowdsourcing.
    TextMaster permette a scrittori e traduttori di guadagnare scrivendo, traducendo e revisionando qualunque tipo di documento. In questo modo le aziende avranno la sicurezza di ricevere un servizio di alta qualità ad un prezzo contenuto per la realizzazione di testi, traduzioni e revisioni di ogni tipo.
  2. Possibilità di candidatura.
    Il content marketing (e nello specifico la redazione di articoli di qualità) funziona se la produzione del contenuto è effettuata da un esperto di una determinata nicchia. Per questo Textmaster permette, ad esempio all’esperto di turismo, per candidarsi e produrre articoli relativi esclusivi per il turismo, oppure revisionare articoli sul turismo scritti da altri. Su Textmaster infatti sarà possibile candidarsi come scrittore di articoli, traduttore o revisore.
  3. Qualità dei contenuti.
    Tutto il sistema di TextMaster è stato progettato in funzione della qualità dei testi realizzati dagli autori. Le candidature vengono infatti esaminate una per una e gli esiti sono divisi in 3 livelli di qualità (da un buon livello a uno eccellente) che può evolvere nel tempo a seconda del feedback del cliente.

Il content marketing sarà sempre più una necessità che un optional per cercare di raggiungere quel posizionamento di mercato sperato, ma soprattutto per differenziarsi dai competitors senza limitarsi al semplice sito vetrina o ai canali social ma integrando la costante produzione di contenuti in un piano integrato di web marketing e comunicazione.

Per questo post si ringrazia:

Web in fermento

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

TextMaster, il content marketplace per content strategy di qualita’

TextMaster, il content marketplace per content strategy di qualita’

Foursquare: il nuovo aggiornamento e la sua storia lunga 4 anni

Osservando, questa mattina, i post che abbiamo scritto negli anni sugli aggiornamenti che hanno riguardato Foursquare, possiamo quasi con certezza affermare che ogni anno il social decide di rinnovare la propria App con nuove vesti grafiche e nuove funzionalità che la rendono di anno in anno, con una veloce occhiata …

News via:

Web in fermento:

Foursquare: il nuovo aggiornamento e la sua storia lunga 4 anni

Osservando, questa mattina, i post che abbiamo scritto negli anni sugli aggiornamenti che hanno riguardato Foursquare, possiamo quasi con certezza affermare che ogni anno il social decide di rinnovare la propria App con nuove vesti grafiche e nuove funzionalità che la rendono di anno in anno, con una veloce occhiata e ricordi d’uso delle precedenti versioni, molto più agevole nell’uso e utile.
Proviamo a raccontare l’evoluzione di 4Sq.

La prima versione dell’App, ci fa tanta tenerezza perché richiama alla mente le prime versioni delle applicazioni con una grafica pressoché inesistente e molto incentrata sul fare solo determinati e precisi task: individuare il posto vicino, fare il checkin guadagnando dei badge o salvare un luogo tra i preferiti, condividere.
Una user experience non molto ricca e a lungo andare un po’ noiosa e poco utile.

A partire dalla versione 2.0 dell’app e per tutte le successive, è noto che lo sforzo dei creatori si sia incentrato sul cercare di dare valore all’uso di Foursquare in mobilità in modo da far diventare lo strumento, il punto di riferimento per gli utenti in esplorazione di un’area.
In questa versione, viene introdotta la ricerca dei luoghi (già registrati) in prossimità di dove si è localizzati mantenendo gli aspetti di condivisione consueti. Una vera novità!

A Marzo del 2011, Foursquare conosce il suo vero rinnovamento. Con la versione 3.0 cambia molto di quello che era il suo appeal grafico noto, dando una nuova identità al social, e lanciando le attualissime funzionalità semantiche applicate sui consigli dei luoghi che, attraverso algoritmi che sfruttano i dati provenienti dalle interazioni con i luoghi, frequentati più spesso da noi e dai nostri amici, favorisce risultati personalizzati per l’utente che lo usa. In questa versione vi è anche l’introduzione del “fattore competizione” che permette per ogni checkin in giornata, di guadagnare punti e scalare la classifica dei contatti.

Quel che è più importante però è il lavoro che è stato fatto nel rendere l’app molto più orientata a favorire il marketing territoriale, forse in cerca di un possibile guadagno, con l’introduzione di sette nuovi tipi di special e “radar” (oggi ancora attivo) la feature che permette di ricevere un alert ogni volta che si è vicini ad un luogo di interesse.

Siamo a Giugno 2012 e un nuovo sostanziale aggiornamento viene rilasciato. Riguarda principalmente un rinnovamento della veste grafica (dai profili alle pagine checkin) e l’introduzione di “Esplora” che si arricchisce con i “top picks” luoghi più gettonati della zona divisi per categorie (cibi, vita notturna, caffè, shopping..), il mi piace interno e l’integrazione full con Facebook.

Qualche giorno fa, a quasi un anno di distanza, è arrivata la versione 6.0 di Foursquare. Il social festeggia 3.5 miliardi di checkin e ha rilasciato un nuovo aggiornamento teso a dare ancora ulteriori miglioramenti di interazione per l’applicazione.

Essenzialemente, i cambiamenti riguardando:

  1. facilitazione nell’effettuare i checkin in un luogo;
  2. migliore organizzazione delle interazioni tra utenti vicini rispetto a quelli worldwide;
  3. recensioni contestualizzate all’ora del checkin;
  4. ricerca per categorie specifiche definite dall’utente;
  5. nuovo appeal per venue e special.

1. Checkin in primo piano

Il cambiamento più apprezzato è il posizionamento del pulsante di checkin che, nel corso delle precedenti release (soprattuto nella versione 3.0), aveva perso il suo posizionamento centrale. Con l’aggiornamento, il pulsantino torna ad occupare una posizione di rilievo in basso e al centro della schermata in primissimo piano rendendo l’interazione più immediata e naturale.

2. Luoghi vicini in primissimo piano e recensioni “a tempo”

La ricerca dei luoghi vicini, smette di occupare una posizione secondaria, diventando elemento principale di interazione. Appena aperta l’app, compare in primo piano la mappa di geo localizzazione personale e, nell’immediato, si da la possibilità di conoscere chi, tra i propri contatti, è nelle vicinanze e dove è localizzato sulla mappa con le interazioni che sta eseguendo in quell’istante sui luoghi quindi, recensioni e checkin. La sezione “worldwide” contiene la lista di interazione di tutti i contatti sparsi “nel mondo”. Dunque notiamo un abbandono delle tab “amici” che diventa integrata totalmente nella schermata iniziale.

L’update più sensazionale è che, adesso, la semantica contenuta nei suggerimenti aumenta di livello. Cosa vuol dire? Sono stati introdotti dei suggerimenti che potrei definire “temporali” che permettono, per ogni luogo in cui si è localizzati sulla mappa ed a una determinata ora del giorno (identificata come pranzo, cena, nuovo luogo ecc.. ) di far corrispondere il miglior suggerimento di ristorante, posto da visitare o attrazione o cosa è popolare al momento (magari il luogo più frequentato dai nostri contatti). Pensiamo all’utilità di questa funzione nel suggerirci i ristoranti che potrebbero essere scelti per il pranzo o quando si giunge per la prima volta a Londra e ottenere i suggerimenti sui luoghi più gettonati. Non male!

3. Ricerca su specifici posti

L’evoluzione è anche nel metodo di ricerca dei luoghi. Grazie alla barra di navigazione in alto si accede al menu “Esplora nei dintorni” che al solo click ci fa apparire il consueto menu con le categorie esistenti, tuttavia abbiamo un’opzione in più: si ha la possibilità di raffinare la ricerca indicando la tipologia di cibo ricercato (es. indiano, italiano, tacos o pizza) o il posto che si desidera visitare (es. ristorante, museo, biblioteca o monumento). Il risultato della ricerca lo si costruisce istantaneamente con la digitazione velocizzando, in questo modo, la visualizzazione dei risultati e ottenendo tutte le specifiche categorie derivate dalla query oltre che una preliminare lista di luoghi che matchano con la digitazione.

La pagina poi di visualizzazione dei risultati ci offre la mappa, la lista completa dei ristoranti vicini corrispondenti alla query di ricerca con distanze, media delle valutazioni e un solo commento di recensione rendendo il tutto molto ordinato.

4. Nuovo appeal per le pagine venue e gli special

Altra novità è nel design dei venue e riconoscimento degli special sul posto. Per quanto riguarda i profili dei posti, uno slider permette più facilmente di visualizzare le foto scattate dagli utenti senza scorrere alla ricerca, il checkin è ben posizionato e perfetto anche il modo di comunicare la presenza di special.
Nel complesso la pagina mantiene lo stile della precedente versione.

Insomma tante piccole novità che permettono di rendere l’utilizzo di quest’app sempre più interessante e utile. Non so voi, ma durante i nostri spostamenti noi la utilizziamo spesso e molte volte ci è tornata veramente utile!
Un’ultima cosa! Fate checkin oggi e buon Foursquare Day! ;)

Per questa notizia ringraziamo:

Web in fermento

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

Foursquare: il nuovo aggiornamento e la sua storia lunga 4 anni

Foursquare: il nuovo aggiornamento e la sua storia lunga 4 anni

Il nuovo approccio del B2B ai social: i canali più utilizzati [RICERCA]

Se dovessimo parlare comunemente di strategie di social media sicuramente la prima cosa che salterebbe alla mente sarebbe la promozione di un prodotto al consumatore inteso come un utente comune, potenzialmente interessato ad acquistare il prodotto. Il consumatore social, meglio, è anche colui che di sua spontanea iniziativa, decide di …

News da:

Web in fermento:

Il nuovo approccio del B2B ai social: i canali più utilizzati [RICERCA]

Se dovessimo parlare comunemente di strategie di social media sicuramente la prima cosa che salterebbe alla mente sarebbe la promozione di un prodotto al consumatore inteso come un utente comune, potenzialmente interessato ad acquistare il prodotto. Il consumatore social, meglio, è anche colui che di sua spontanea iniziativa, decide di seguire, o likare, la pagina business di un brand online per rafforzare il proprio legame con esso, per ottenere incentivi o semplicemente per divertimento. Parliamo del setto B2C.

Meno consueto è considerare i social media come strumento per interconnettere delle reti di aziende ciascuna con un ruolo di fornitrice o richiedente di servizi. La motivazione sul diffidare dall’intraprendere simili strategie promozionali online, può essere legato al fatto che i livelli di comunicazione e di rapporti tra le parti, alle volte, sono molto meno friendly e più professionali.
A supporto di questo, una ricerca di B2B Marketing e Circle research condotta attraverso un questionario online su 234 responsabili marketing del settore B2B (Gennaio 2013), evidenzia come i social media non siano ancora la strategia più utilizzata per promuoversi online. Solo poco più della metà degli intervistati ritiene i social importanti per il business e il 37% degli intervistati pensa che i social media rivestano una leggera importanza ma, è solo il 9% pensa che essi siano cruciali.

Emerge inoltre un cambiamento in termini di approccio strategico alla promozione social. Mentre nel 2011 la concezione d’uso dei social media era molto lontana dall’avere un approccio strategico ben definito avvicinandosi più all’idea di un’attività non pianificata e svolta “a piacere”, quest’anno qualcosa è maturato e, le strategie sono più chiare e programmate nel 38% dei casi e non si procede più casualmente anche se continua a persistere un “clima di incertezza” d’uso dei canali.

Di importanza è notare come anche gli obiettivi che si intendono raggiungere siano abbastanza variegati. L’approccio strategico mira, nella maggior parte dei casi (54%), a costruire l’awareness del brand e consolidarne la presenza e rafforzare la propria leadership (48%) mentre dal punto di vista più tattico l’obiettivo, direi unico, è incanalare traffico verso i propri siti (55%) o conoscere i clienti e fidelizzarli (16%).

I canali più hot

I canali d’uso più gettonati sorprendentemente non fanno emergere Facebook che occupa la quarta posizione; il primo posto è occupato da Twitter che con il 76% è il canale social più utilizzato insieme a Linkedin che lo segue con una percentuale del 74%. In più, nell’indagine è stato chiesto ai responsabili di valutare quale social da li a distanza di 12 mesi, potesse diventare il punto di forza per la promozione sui social media: la risposta è stata Google+! Ebbene si! Proprio Google+! C’è da evidenziare, comunque, che stiamo parlando con un pubblico americano, che mastica già bene la promozione attraverso questo canale, ma è interessante capire come si stia riponendo fiducia per il futuro su questo social probabilmente anche per via dell’ottimo strumento di hangout che permette di creare video da condividere con specifiche cerchie di contatto.

Tipologie di contenuti migliori

Interessante è capire anche quali contenuti sono ritenuti migliori per promuoversi tra i canali in termini di popolarità e di efficacia.

  • Dal punto di vista della popolarità intesa come un utilizzo più massivo da parte delle aziende, emerge che i video sono i più utilizzati con il 71%, poi gli short text con il 65% e le immagini con il 60%, a seguire troviamo con il 49% whitepapers e report. Posizione un po’ rosicata per le infografiche che in quanto a diffusione occupano il penultimo posto con il 33%.
  • Dal punto di vista della maggior efficacia al primo posto troviamo ancora i video con il 39%, ma ci piace che le infografiche con il 35% occupino il secondo posto e, infine, le indagini di mercato (34%).

Una ricerca essenziale che ci fa capire quanto anche il settore del B2B stia maturando e crescendo dal punto di vista social. Meglio studiare bene come usarli al meglio!

Per questa notizia si ringrazia:

Web in fermento

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

Il nuovo approccio del B2B ai social: i canali più utilizzati [RICERCA]

Il nuovo approccio del B2B ai social: i canali più utilizzati [RICERCA]

Google+: tre ricerche interessanti su crescita, engagement e settore travel

Sta diventando sempre più un luogo comune parlare di Google+ come “una copia di Facebook” oppure “un mortorio” o ancora “luogo che non avrà mai spazio nella social sfera” almeno questo è quanto si può affermare se paragonato ai dati di indagine che vengono diffusi periodicamente sul canale che ne …

Evidenziamo questo articolo da:

Web in fermento:

Google+: tre ricerche interessanti su crescita, engagement e settore travel

Sta diventando sempre più un luogo comune parlare di Google+ come “una copia di Facebook” oppure “un mortorio” o ancora “luogo che non avrà mai spazio nella social sfera” almeno questo è quanto si può affermare se paragonato ai dati di indagine che vengono diffusi periodicamente sul canale che ne analizzano efficacia e crescita.

Tra gli istituti di ricerca, quello che nell’ultimo anno ha pubblicato diversi lavori riguardanti Google+ è eMarketer che ci presenta uno spaccato del social in forte crescita e con uno sprint competitivo sorprendente nei confronti dei più affermati canali. Per capire come la fetta di utenti interessati a Google+ sia sempre più evolvendo e come stia cambiando anche l’approccio aziendale al canale, ho preso in esame tre ricerche fondamentali specifiche che hanno analizzato:

  • il tasso maggiore di crescita tra i social network più diffusi;
  • l’analisi dell’engagment prodotto sui post;
  • il social network più gettonato nel settore del turismo.

Crescita dei social per utenti attivi

Il primo studio presenta dei dati che riguardano la crescita complessiva dei canali sociali nel mondo, in percentuale al numero di utenti attivi che accedono ad internet. In generale si può dire che il fenomeno di crescita social è ormai radicato e che non ci sono mesi in cui i principali canali non conoscano sviluppo ma l’analisi presenta dei nuovi dati che fanno riferimento al primo quadrimestre del 2013 e presentano come Facebook sia ancora il canale al primo posto per tassi di crescita, sfiorando il 51% ma, secondo le previsioni, è in attesa di toccare il 60% entro l’anno tuttavia c’è un “nemico silente” che, come accennato prima, si sta facendo strada occupando il secondo posto per crescita: Google+.

Dalla ricerca emerge che quest’ultimo canale a livello mondiale, e non per specifici paesi, sta conoscendo una crescita molto più veloce rispetto ai suoi competitor e che, benchè adesso il tasso di crescita si aggiri intorno al 26%, è un canale che, nello scenario attuale, sta conoscendo dei livelli di penetrazione maggiori tra gli utenti.

Engagment rate

Anche per quanto riguarda l’engagement, Google+ sembra voler diventare d’esempio per gli altri social network. Dall’adozione delle pagine brand, è stata condotta una ricerca eMarketer che ha avuto il compito di monitorare l’efficacia del servizio in termini di azioni che gli utenti svolgono nel social verso le pagine brand. E’ emerso che l’adozione delle pagine brand da parte delle aziende è in sensibile crescita; in poco più di 6 mesi si è passato da una percentuale di 61% di pagine create a quella del 64% con ritmi di pubblicazione dei contenuti circoscritti a 3 a settimana raggiungendo anche il traguardo di 5000+ accerchiamenti.

Dal punto di vista degli utenti, discostandosi da social come Facebook, sorprende che il contenuto che maggiormente riscuote interesse sul canale è video e per i Top brands per singolo contenuto sono stati registrati tassi di engagment medi di 115.000 tra commenti, +1 e condivisioni su singolo video.

Nonostante questo l’attività degli utenti sembra ancora essere ridotta e, a onor del vero, bisogna ancora rianalizzare nuovamente i dati per capire cosa si è evoluto negli ultimi 12 mesi essendo la ricerca risalente ad un anno fa. In più non ci sono ancora ricerche dettagliate sull’influenza che le community abbiano avuto sulle attività del canale ma siam certi (almeno analizzando in piccolo la nostra attività) che qualcosa si sta muovendo nel modo giusto.

Settore turistico e social network

Per quanto riguarda il settore dei viaggi e del turismo in generale, i social network occupano un ruolo importante in quanto fonte di opinioni e recensioni soprattutto in fase di scelta dell’hotel dove soggiornare: il 50% degli utenti non prenota un hotel se non ha una recensione sui canali social. In genere quindi i canali social orientano le scelte d’acquisto.

Una veloce gioco di logica ci può portare facilmente a dedurre che i canali più gettonati siano Tripadivisor o Yelp per l’esclusività della nicchia tuttavia ci sono canali alternativi nel quale l’utente si muove e ricerca informazioni.

Secondo il TripBarometer di Tripadvisor, che ha intervistato 15.000 viaggiatori in tutto il mondo, il 40% degli utenti ha utilizzato i social network per ottenere informazioni e pianificare la vacanza e che in particolare, con il 40%, Google+ si è attestato come secondo canale di consultazione secondo solo a Facebook. Il dato riguardante Google+ è interessante perché fa capire come sia diventato indispensabile per una struttura ricettiva, essere presente su questo canale per garantire non solo una presenza completa sulla pagina Google local del canale, di informazioni utili per il turista corredate da recensioni e valutazioni (Zagat) ma anche garantirsi una conseguente integrazione all’interno delle SERP di ricerca di Google che mirino a una più immediata scelta e quindi conversione.

Infine Google+, con il 22%, è stato ritenuto anche il social più utile al fine di pianificare il viaggio e il dato è importante dato che se facciamo riferimento a Twitter, Flickr e Instagram insieme si raggiunge solo il 6%.

Per questo articolo ringraziamo:

Web in fermento

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

Google+: tre ricerche interessanti su crescita, engagement e settore travel

Google+: tre ricerche interessanti su crescita, engagement e settore travel

Perche’ ogni azienda “social” dovrebbe avere un corporate blog

Una delle prime cose che mi accingo a fare quando analizzo un business esistente per un audit o una consulenza strategica è vedere come comunica l’azienda e prima di vedere come lo fa sui canali social, vado alla ricerca del blog aziendale cercandolo all’interno del dominio del loro …

Evidenziamo questa news da:

Web in fermento:

Perche’ ogni azienda “social” dovrebbe avere un corporate blog

Una delle prime cose che mi accingo a fare quando analizzo un business esistente per un audit o una consulenza strategica è vedere come comunica l’azienda e prima di vedere come lo fa sui canali social, vado alla ricerca del blog aziendale cercandolo all’interno del dominio del loro sito web o cercandolo su Google e, nel 70% delle volte, scopro che ne sono sprovvisti. La cosa più sorprendente è che poi, del 30% di quelle aziende che ce l’hanno, il 60% lo utilizza male! Sezioni news di post interamente duplicati da altri blog, contenuti di alcuna utilità e che non hanno nessun appeal per invogliarti alla lettura, assenza di tasti di condivisioni sociali, carenza di interazioni, commenti, shares, ecc.

Perbacco! – esclamo. Questi stanno perdendo intere quote di mercato!.

Generalmente quando faccio strategie di web marketing che prevedono l’utilizzo dei social, prima ancora di arrivare ai social, propongo l’apertura di un blog aziendale.

In realtà, i benefici di un blog aziendale sono noti da un po’ di tempo e quando mi capita, mi piace evidenziarli commentando a qualche post di utenti sulla nostra community di Social Media e Content Marketing su Google+; test e risultati di chi li ha implementati e sviluppati, seguendo una strategia e non improvvisandosi, sono sempre stati positivi. Prima di evidenziare però i motivi che dovrebbero convincere ogni azienda, soprattutto che si approccia al Social Media Marketing, ad investire in un corporate blog, vorrei ricordare però quelli che dovrebbero essere i requisiti di un corporate blog di successo.

Impegno, costanza e conoscenza da condividere.

Avviare un corporate blog è un impegno, in termini di tempo e di denaro investito. Non è sufficiente aprire un blog e tenerlo aggiornato come se fosse una inutile sezione news. Non si apporterebbe alcun valore al business. In quel caso meglio non averlo affatto. Avviare e gestire un corporate blog vuol dire dedicare ad un progetto editoriale la propria passione e condividere la propria conoscenza e know how; questi saranno, quasi spesso, la chiave di successo del blog. Dalla passione e know how derivano contenuti di qualità che si differenzieranno dalla media e riusciranno ad apportare reali benefici.

La capacità di scrittura e di comunicazione deve essere spiccata, in quanto dovremo essere in grado di comunicare contenuti (scritti) di qualità e che siano apprezzati da coloro che decideranno di leggere un blog aziendale.

Vi ricordo che anche il blog è un social media, secondo me il più importante di tutti e che come questi, ha come obiettivo primario non quello di vendere, ma di influenzare decisioni di acquisto dei nostri potenziali lettori/clienti, all’insorgere del bisogno soddisfatto dai nostri prodotti e da quelli dei nostri competitors e fa piacere leggere da un post del Tagliablog, che i blog sono al terzo posto tra i canali di maggior influenza di decisioni di acquisto online.

I motivi per cui avere un corporate blog

1.Branding

Ogni post scritto in un blog aziendale equivale ad una traccia indelebile lasciata su Google. La convinzione che avere un sito statico e delle pagine web promozionali di prodotti e servizi sia sufficiente deve scomparire dalla testa dei manager in quanto la scelta di un’azienda passerà sempre più dalla “cura” dei contenuti prodotti dalle aziende e dalla capacità di questi di invogliare ad una scelta scartando le potenziali alternative (a meno che sei Apple o altri lovemarks Brand :) ).

2. Content Marketing

Il posizionamento del brand avviene con una tipologia di contenuti che non si deve limitare agli articoli scritti sul proprio blog, ma prevedere di produrli anche per altri blog di tematiche affini (guest post), fare ricerche settoriali e condividerle (white papers, ppt), produrre infografiche utili alla nicchia di riferimento, realizzare video informativi, ecc. Tutti questi contenuti sarà poi facili condividerli dal blog aziendale.

3.SEO

Si fa tanto parlare del fatto che gli algoritmi (pensiamo al Penguin Update) penalizzano sempre più le pratiche errate di link bulding artificiale e si dovrebbe investire in link earning, ovvero l’attrazione di links in maniera spontanea (ergo, il reale voto di apprezzamento di un webmaster al tuo sito per la qualità del tuo contenuto). Bene le strategie di link earning partono proprio dalla gestione ottimale di un blog!

Sarà possibile ottenere link citazionali per aver scritto articoli di qualità (o controversi) che verranno poi richiamati e approfonditi da altri blog, link citazionali per iniziative non convenzionali e che innovano lo stato attuale delle cose, messe in atto nel proprio settore di riferimento, link da infografiche o ricerche, ecc.

Altro consiglio che ci capita spesso di dare ai nostri clienti è quello di inserire il corporate blog come sottocartella all’interno del dominio principale del sito web come

www.company.it/blog e non come sottodominio del sito blog.company.it.

La motivazione di ciò è legata al fatto che tutti i links e il valore di page e trust rank che questi si porteranno dietro ed eventuali shares nei social media, saranno trasferiti all’intero dominio e daranno beneficio anche alle altre pagine (pensiamo a quelle dei prodotti e servizi) dell’intero sito web migliorandone il ranking per le keywords di nostro interesse.

4. Influencers Outreach

Ogni nicchia verticale al business ha degli utenti che potremmo considerare “influenti” per la qualità dei contenuti da loro condivisi (e spesso anche del loro blog) e dal fatto di essere seguiti e reputati esperti da diverse centinaia di altri utenti su Facebook e Twitter. Il nostro obiettivo è quello di conoscerli e arrivare a loro finendo tra i loro “radar”, affinché possa scattare la fatidica condivisione del nostro post da parte loro o citazione, ma se non avremo un blog sarà davvero dura, in quanto un influencer ti riconoscerà “esperto” e ti distinguerà dalla massa di semplici “lettori” se apprezzerà qualche tuo articolo o contenuto prodotto pubblicato nel blog aziendale. Il blog è un ottimo strumento per costruire relazioni di business. Ricordiamocelo.


Fonte immagine di Followerwonk da seomoz blog

5. Traffico

Cosa molto importante, se scrivete contenuti di qualità, gestite attivamente e con passione i vostri canali social, questa è la situazione che si presenterà quando introdurrete il corporate blog nel sito web aziendale. Lo screenshot qui sotto è tratto dall’Analytics del sito web del Pizzicato Casa Vacanza Gargano, che fino ad allora viveva soltanto di traffico organico stagionale.

6. Lead Generation

Come accennavo sopra, il cliente va coltivato (proprio come si farebbe per un alberello che cresce). Il cliente può diventare tale dopo essere un tuo semplice lettore, uno che è finito sul blog aziendale per un post condiviso in qualche social o che è finito sulla pagina facebook aziendale per qualche immagine che si è viralizzata e si vede poi proposto un articolo del blog. Il blog permette di fare lead generation, trasformando un lettore in prospect e da prospect a lead.

7. Social Media Strategy

Infine la cosa positiva dei blog è che avrete contenuti da condividere sui vostri canali social e gli utenti avranno contenuti di likare, twittare , ecc. e i benefici torneranno ad essere quelli descritti sopra, ovvero più traffico, miglior ranking, maggior brand identity, ecc. fino ad arrivare a raggiungere nel tempo quello che più interesserà a tutti, ovvero più fatturato :)

Che esperienza hai con blog aziendali? Raccontacelo nei commenti ;)

Per questa notizia ringraziamo:

Web in fermento

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

Perche’ ogni azienda “social” dovrebbe avere un corporate blog

Perche’ ogni azienda “social” dovrebbe avere un corporate blog

Gli indubbi vantaggi dell’inbound marketing

Alcune richieste che riceviamo per la promozione online provengono da aziende piccolissime, medie ma anche grandi ma la questione è che non sempre, ognuna sa, cosa vuol dire realmente promuoversi attraverso la rete oggi. Dagli audit iniziali, potremmo quasi con certezza poter classificare due tipologie differenti di consapevolezza della promozione …

Segnaliamo questo articolo via:

Web in fermento:

Gli indubbi vantaggi dell’inbound marketing

Alcune richieste che riceviamo per la promozione online provengono da aziende piccolissime, medie ma anche grandi ma la questione è che non sempre, ognuna sa, cosa vuol dire realmente promuoversi attraverso la rete oggi. Dagli audit iniziali, potremmo quasi con certezza poter classificare due tipologie differenti di consapevolezza della promozione online, quasi agli antipodi:

  • coloro che ignorano totalmente il settore e non si sono mai interessati all’online ne hanno sentito parlare da colleghi, ma non conoscono minimamente gli strumenti principali (se non facebook) e come usarli;
  • coloro che si sono informati e conoscono gli strumenti, ad uso privato, ma hanno un po’ le idee confuse su come di debba procedere.

Tranne in rari casi, l’elemento comune è l’indecisione nell’investimento, visto ahinoi come un gioco, accompagnata da una scarsa consapevolezza di quello che si può ottenere attraverso il web. I clienti sembrano insomma essere in una fase di stallo o fase iniziale di conoscenza dell’online perché viziati da centenarie esperienze promozionali dedicate al territorio e non rivolte ad ampio raggio, fatte di pubblicità tradizionali o se vogliamo vecchio stampo e misurazioni dei ritorni a breve termine.
Nonostante il fine delle proposte sia quella di avere “tutto e subito”, quello che con entusiasmo proponiamo, per l’indiscutibile efficacia data anche dalle nostre esperienze, va sotto il nome di inbound marketing.

L’inbound marketing, è inteso come quella serie di attività basate sul creazione di un’identità social del brand con associata produzione di contenuti di valore mirati ad attirare l’attenzione dei potenziali clienti sul prodotto che si intende promuovere. Queste attività, benché abbastanza lunghe e basate sulla dedizione continua, hanno degli indubbi vantaggi sia per l’immagine del brand che per i ritorni in termini di acquisizione di nuovi clienti.

Ma quali sono i vantaggi dell’inbound?

Comunicazione adatta ai contenuti del web

Innanzitutto, uno dei vantaggi che si hanno è che l’azienda si pone in modo “moderno” dal punto di vista comunicativo nel web. Parliamo con un esempio pratico; capita di vedere alcune aziende che cercano di promuoversi, nei blog e sui social, attraverso la pubblicazione digitale della propria pubblicità offline (locandine e depliant) bistrattando il valore che i diversi canali hanno a semplice contenitore di pubblicità (casi più gettonati le agenzie di viaggio che di per sé hanno un grande margine di contenuti da proporre). Tutto questo non va bene. Quel che ci vuole è apertura. Seguire le regole dell’inbound permette di “estendere” il modo di comunicare in modo consono ai dettami del web quindi infografiche, contenuti dei blog, discussioni sociali e gruppi di partecipazione, per citarne alcuni, sono il modo migliore.

Aumento del valore e identità del brand (expertize)

Indubbio è poi l’aumento del valore che un brand assume quando le attività online che lo circondano lo comunicano adeguatamente. Redarre dei post per un proprio corporate blog, come rimarchiamo spesso, di valore e originali, è un modo per mostrare tutto ciò che di valore ha il brand da dire riguardo il suo settoe e questo, a sua volta, si ripercuote su i suoi prodotti; tutto questo, inoltre, contribuisce a rafforzare l’identità di marca percepita dagli utenti.

Link earning

Già il fatto che esistano dei contenuti aggiornati che circolano in rete è un vantaggio dal punto di vista SEO in quanto in questo modo ci si è accaparrati l’attenzione da parte dei motori di ricerca che torneranno più speso a visitare il sito in cerca di qualche contenuto nuovo da indicizzare. Quindi traffico naturale proveniente da un buon posizionamento.
Una volta ottenuto questo, bisogna lavorare sulla diffusione “manuale”, iniziale, di questi contenuti che permette di far conoscere il brand con conseguente aumento di traffico verso il proprio sito. Come fare? Diverse le strategie: contatto blog, condivisione sui social (sulle proprie pagine), commenti nelle discussioni. Il vantaggio? Diventare un punto di riferimento per i lettori, per la qualità dei contenuti, che permette di puntare all’ottenimento di link naturalmente, la ben conosciuta link earning.

Aumento delle relazioni sociali

Molto spesso è bene associare alla presenza di contenuti onsite anche un hub che permetta più velocemente di diffonderli e questo avviene molto spesso attraverso i social network. Il vantaggio di lavorare su contenuti del sito è quello di favorire anche l’incremento dell’interesse degli utenti sulle pagine sociali del brand (ben integrate nel sito), dove ovviamente anche in questo caso l’elemento cardine è comunicare interesse per l’utente.

Benefici globali: comunicazione, fiducia e fidelizzazione

Una comunicazione più snella e moderna, inoltre, permette di essere alla pari con i lettori rafforzando quegli aspetti di reciprocità della comunicazione a pari livello tipici del web 2.0. Vantaggio quindi, è una comunicazione più vicina ai fruitori del prodotto.
In più, con l’obiettivo principale non di vendere, ma di informare, formare e aprirsi al dialogo si ottiene anche l’ulteriore beneficio di creare un rapporto di fiducia tra utente-azienda che è poi la vera molla che scatena l’azione di conversione e fidelizzazione di coloro che, soddisfatti dalla presenza online e dalla qualità dei prodotti, decideranno di ritornare dal brand e interagire o acquistare.

Per questa news ringraziamo:

Web in fermento

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

Gli indubbi vantaggi dell’inbound marketing

Gli indubbi vantaggi dell’inbound marketing

La mappa dei Social Media per il Social Media Marketing del 2013

Nel breve post di oggi vi segnaliamo la mappa dei Social Media aggiornata al 2013 con tutti i servizi social distinti per categoria e per utilità. Dai social network globali come Facebook, a quelli professionali come LinkedIn, dal microblogging come Twitter ai location based come Foursquare. In realtà, come potrete vedere, …

Segnaliamo questa notizia da:

Web in fermento:

La mappa dei Social Media per il Social Media Marketing del 2013

Nel breve post di oggi vi segnaliamo la mappa dei Social Media aggiornata al 2013 con tutti i servizi social distinti per categoria e per utilità. Dai social network globali come Facebook, a quelli professionali come LinkedIn, dal microblogging come Twitter ai location based come Foursquare. In realtà, come potrete vedere, oltre quelli più noti i social media sono tantissimi e questa mappa vi permetterà di essere aggiornati su molti di loro finora sconosciuti.

La mappa è realizzata da Ovrdrv Interactive ed è scaricabile in pdf da questo link per stamparvela e appenderla in ufficio. Se ti piace inoltre potrai trovare anche utile la Tavola Periodica del Social Media Marketing che realizzammo qualche tempo fa! ;)

Per questa notizia si ringrazia:

Web in fermento

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

La mappa dei Social Media per il Social Media Marketing del 2013

La mappa dei Social Media per il Social Media Marketing del 2013

La Link Building coi contenuti secondo Zalando. [INTERVISTA]

Sicuramente tutti conoscete Zalando, uno dei casi più virtuosi e di successo di e-commerce che si è posizionato nel mercato in poco tempo grazie ad alcune scelte strategiche e gestionali davvero vincenti. Non andremo ad esaminare le dinamiche del funzionamento del suo e-commerce né le scelte adottate in …

Segnaliamo questa News da:

Web in fermento:

La Link Building coi contenuti secondo Zalando. [INTERVISTA]

Sicuramente tutti conoscete Zalando, uno dei casi più virtuosi e di successo di e-commerce che si è posizionato nel mercato in poco tempo grazie ad alcune scelte strategiche e gestionali davvero vincenti. Non andremo ad esaminare le dinamiche del funzionamento del suo e-commerce né le scelte adottate in termini di gestione clientela, qualità dei prodotti ecc. , se siete interessati troverete in rete altre informazioni ed interviste in merito.

Quello che a me interessava conoscere da un responsabile di Zalando era relativo alla loro strategia di Content Marketing finalizzata all’acquisizione di links non artificiali bensì naturali e citazionali, in quanto crediamo sia l’unico l’approccio oramai giusto e vincente per produrre risultati concreti e tangibili in termini di branding e posizionamento nei motori di ricerca e per evitare di cadere in problematici filtri algoritmici di Google come Panda e Penguin e l’approccio che adottiamo noi stessi e che proponiamo ai nostri stessi clienti.

Ho quindi intervistato Alessio Madeyski, SEO manager per Zalando Italia. Leggete con attenzione l’intervista e salvatevela dove volete in quanto troverete informazioni molto preziose su quello che, più che il futuro, è già il presente della link building, o meglio la link earning!

Dario: Ciao Alessio, presentati pure ai lettori di WebInFermento.

Alessio: Sono Alessio, e attualmente sono responsabile SEO per Zalando in Italia, Spagna e Francia. Oltre ad essere un SEO, sono anche un essere umano :D

Dario: Ormai dalla nascita di questo blog, nei post proponiamo sempre un nuovo approccio alla link building, che potremmo chiamare di “link earning” legata alla produzione di contenuti di qualità (post dei blog, guest post, infografiche, whitepapers, video, info-prodotti di utilità per il target di riferimento, iniziative non convenzionali on e offline, ecc.) che permette di sviluppare link citazionali legati all’apprezzamento di quanto prodotto in rete e non più come classici automatismi della costruzione di links artificiali con cui la SEO è andata avanti per anni. Da cosa è nata l’esigenza di proporre un cambiamento strategico e di approccio?

Alessio: L’esigenza è nata dal fatto che il mondo web sta cambiando, e per fortuna! Io sono SEO da poco più di due anni, e non mi è mai particolarmente piaciuto il termine ‘link building’ perché non capisco molto bene il fatto di ‘costruire’ link, mentre capisco perfettamente il concetto di guadagnarmeli. Zalando è sempre stato all’avanguardia per quanto riguarda i cambiamenti repentini nel mondo del marketing, e questo ci ha permesso di costruire delle bellissime attività atte prima di tutto a soddisfare il cliente. Ci sono moltissime cose che si possono fare, ma la cosa più importante è quella di prestare moltissima attenzione alle esigenze del cliente, creando contenuto che risponda ai bisogni degli user, o contenuto che possa informare o divertire. Pensare come lo user: questa è l’idea vincente.

Dario: Nel creative Lab del sito Zalando italia è possibile trovare gli info prodotti da voi realizzati finora, tra cui una infografica, un video-infografica e una tavola periodica sulle scarpe. Come nasce la realizzazione di un prodotto di content marketing finalizzato alla link earning? C’è uno studio semantico sulle keywords da contestualizzare (e le relative pagine poi create sul sito) o è tutto lasciato “al caso”?

Alessio: Ciò che facciamo è ascoltare i clienti. Spesso scrivono nella nostra bacheca Facebook, oppure chiamano il nostro servizio clienti, oppure ci mandano delle mail. Questa interazione è di fondamentale importanza al fine di creare un contenuto che sia utile, prima di tutto per loro, e poi una occasione per noi per informare meglio. La tavola periodica è nata senza uno studio semantico: è nata perché essendo il nostro catalogo di scarpe per donna vastissimo, volevamo aiutare il cliente a visualizzare graficamente i vari tipi di scarpe. Era una esigenza che gli stessi clienti di Zalando ci hanno suggerito, e lo abbiamo fatto per loro, ma anche per noi, per informare appunto.

Dario: L’attività di blogger outreach e successivo contatto è una delle fasi più importanti per la diffusione e la buona riuscita di una campagna di Content Marketing. Cosa puoi dirmi in proposito?

Alessio: La cosa importante è che non esiste una regola precisa, e non deve neanche esistere. Zalando ha sempre spinto per la creazione di un vero e proprio rapporto con blog e siti con i quali vogliamo collaborare. Ci sono vari tipi di approccio per il primo contatto, perché contattare una blogger con cui abbiamo già collaborato è ovviamente diverso che contattare un giornalista per la prima volta. Ma il team di Zalando impiega molto tempo nel decidere se contattare o meno qualcuno, perché la collaborazione è qualcosa in cui crediamo molto. Moltissimi contatti sono diventati non solo clienti affezionati ma anche degli ottimi ‘consulenti’ che ci aiutano a crescere giorno dopo giorno, spiegandoci esigenze e bisogni di un tipico gli user.

Dario: Veniamo ai risultati. Quanto produce in termini di nuove visite sul sito, miglioramento del ranking delle keywords di interesse e, soprattutto, della brand identity di Zalando, i link acquisiti naturalmente attraverso la produzione di contenuti?

Alessio: Zalando è una azienda di successo, che sta crescendo giorno dopo giorno, grazie ad un team fenomenale e grazie all’aiuto di ogni utente. I link ci permettono di acquisire una forte brand identity, e ovviamente portano anche visite. Parlare di numeri specifici non ha molto senso, perché per noi il link è prima di tutto un modo di farci conoscere, e di collaborare con un’altra realtà (blog, squadre sportive, giornali locali…) al fine di costruire qualcosa di valido e possibilmente alternativo. Ovviamente il ranking delle keyword è un fattore molto importante, ma basta farsi un giro in Google Italia per capire i risultati che stiamo ottenendo. Ma quei risultati non sarebbero mai così di successo se non ci fosse una visione totale e in continua espansione, dove il link costituisce solo una parte.

Dario: Uno dei requisiti dell’attività di blogger outreach, soprattutto alla luce dei recenti update di Google come Penguin, è quello di influenzare il meno possibile l’ancora del link con la quale poi il blogger deciderà di linkarti. Anzi, secondo alcuni, non si dovrebbe neanche chiedere in una mail al blogger di linkarti e in questo modo sarebbe, qualora ci fosse, del vero link earning. Voi di Zalando come vi siete mossi?

Alessio: Zalando lascia piena libertà su questo, perché come ho già detto per noi la cosa importante è la collaborazione, in qualsiasi forma. Quindi, se ti va di parlare di un paio di scarpe appena comprate nel nostro store, lo farai a tuo modo, linkando le singole scarpe o una categoria o un brand. Se ti va di parlare dell’ultimo accessorio, lo farai linkando quello che desideri nella forma che desideri. Una cosa molto bella che Zalando fa è aiutare i nostri contatti a capire il valore del link, e abbiamo anche in passato aiutato molti blog a crescere con piccoli accorgimenti. Questo mi sembra un ottimo modo per onorare quel termine ‘collaborazione’ che dovrebbe diventare sempre più importante per un brand al fine di diventare un punto di riferimento per tutti gli user.


Nell’immagine il link profile di Zalando e la distribuzione degli anchor text dei links

Dario: Avete il blog di Zalando, legato al mondo del fashion che mi sembra anche abbastanza seguito. La scelta di averlo come subdomain e non come subfolder non permette però di avere tutti i benefici che si potrebbero avere nella distribuzione del pagerank e del valore dei link acquisiti con i post del blog e così può dirsi anche per i social signals. A cosa è legata tale scelta?

Alessio: Onestamente è una scelta che è stata fatta prima del mio arrivo, quindi non so molto a riguardo. Il nostro blog è lì per fornire informazioni e curiosità fashion ai nostri clienti, e questo è l’obiettivo primario. Tutto ciò che riguarda link, pagerank, social signal è una cosa strettamente tecnica e in questo caso per noi l’importante è dialogare con lo user attraverso questo canale. Bisognerebbe più spesso fermarci a pensare al vero obiettivo di una cosa, invece di pensare semplicemente a cose tecniche che spesso finiscono con il togliere gran parte della magia ad un progetto.

Dario: Attualmente pensate di realizzare nuovi contenuti? Cosa avete in programma per il futuro?

Alessio: Siamo sempre alla costante ricerca di nuovi contenuti, e posso dire con certezza che ce ne sono in cantiere. Una cosa su cui stiamo lavorando è quello di spiegare in modo simpatico e informativo il viaggio del pacco di Zalando dal momento in cui si ordina online al momento in cui arriva nelle case degli italiani. Anche qui, sono gli stessi user a richiederci questo contenuto.

Dario: Grazie Alessio per il tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo per gli sviluppi futuri! ;)

Per questo articolo ringraziamo:

Web in fermento

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

La Link Building coi contenuti secondo Zalando. [INTERVISTA]

La Link Building coi contenuti secondo Zalando. [INTERVISTA]