RankBrain e l’algoritmo di Google

Quando si parla di RankBrain, si fa riferimento a una delle tante componenti che costituiscono Hummingbird, cioè l’algoritmo di Google. Occorre distinguerlo dal PageRank, il cui compito è quello di attribuire, in maniera specifica, un valore a tutte le pagine web in funzione dei link che esse ricevono. Per determinare il ranking, infatti, il motore di ricerca sviluppato da Mountain View tiene conto di una grande quantità di segnali, tramite i quali classifica le pagine web. Il valore del PageRank è uno di questi segnali; il fatto che un sito sia mobile-friendly è un altro segnale; e così via. I diversi componenti di Hummingbird elaborano tutti i segnali allo scopo di decidere quali sono le pagine che devono essere restituite dal motore di ricerca in presenza di una query di un utente. Tra i tanti segnali di ranking, pare che ne vengano utilizzati più di 200, i quali a loro volta comportano circa sotto-segnali, vale a dire variazioni più o meno significative.

Ma come si inserisce RankBrain in questo contesto? Semplicemente, pare che esso sia uno dei segnali più importanti. Il senior research scientist di Google Greg Corrado ha spiegato che RankBrain è uno dei fattori dell’algoritmo da cui dipende la visualizzazione dei risultati in una pagina di ricerca di Google e che decidono dove i risultati devono essere classificati. Secondo Corrado, RankBrain – che pure è stato rilasciato da pochi mesi – è già diventato il terzo segnale più importante tra tutti quelli che intervengono nello stabilire il risultato di una query. Non è chiaro, per altro, quali siano gli altri due segnali più importanti. O, almeno, non è stato specificato da Google, anche se gli esperti sono concordi nel ritenere che il segnale più importante sia rappresentato dai link, mentre al “secondo posto” in questa particolare classifica ci sarebbero le parole.

Il modus operandi di RankBrain non è stato ufficializzato da Google, ma pare che esso venga utilizzato in modo particolare per interpretare le ricerche compiute dalle persone che vogliono arrivare su una certa pagina che non comprende le parole sfruttate per le ricerche stesse. In realtà, Google possiede già uno strumento che svolge una funzione di questo tipo, il cosiddetto stemming, tramite il quale il motore di ricerca è in grado di riconoscere le varianti di una stessa parola. Per fare un esempio, prima dell’introduzione dello stemming chi avesse cercato su Google la parola “scarpa” non avrebbe ottenuto risultati con pagine in cui si parlava solo di “scarpe”. Con l’introduzione dello stemming lo scenario è cambiato. Ecco, quindi, che RankBrain è andato a inserirsi in questo panorama, probabilmente ottimizzando funzioni già presenti, anche dal punto di vista dei concetti (per esempio, Google oggi sa distinguere le pagine che parlano di “apple”, cioè di mele, o di Apple, l’azienda).

Fonte: www.consulentiseo.it