Cosa sta accadendo alla visibilita’ dei post su Facebook?

Sicuramente molti di voi che gestiscono pagine Facebook importanti si sono resi conto di come qualcosa, negli ultimi tempi, stia impattando in modo negativo sulla visibilità dei post. Ho letto e partecipato a diverse discussioni in merito con altri community managers e tutti erano d’accordo nel confermare un dato piuttosto certo: Facebook ha ridotto la visibilità organica dei post, in una misura anche abbastanza importante, circa il 40% per molte pagine e i primi riscontri si sono notati a inizio settembre. Sarà stato per l’introduzione del nuovo algoritmo For Your Information? Sono sempre stato un sostenitore della creatura …

Cosa sta accadendo alla visibilita’ dei post su Facebook?

Sicuramente molti di voi che gestiscono pagine Facebook importanti si sono resi conto di come qualcosa, negli ultimi tempi, stia impattando in modo negativo sulla visibilità dei post. Ho letto e partecipato a diverse discussioni in merito con altri community managers e tutti erano d’accordo nel confermare un dato piuttosto certo: Facebook ha ridotto la visibilità organica dei post, in una misura anche abbastanza importante, circa il 40% per molte pagine e i primi riscontri si sono notati a inizio settembre. Sarà stato per l’introduzione del nuovo algoritmo For Your Information?

Sono sempre stato un sostenitore della creatura di Mark Zuckerberg e ho sempre appoggiato questo social network al di sopra di tutti gli altri, in quanto la principale spinta innovativa data all’intero settore è proprio partita da Facebook, ma non nascondo che a mio avviso, stanno spingendo un po’ troppo l’acceleratore sui propri interessi, cercando quanto più di monetizzare in ogni modo sulle aziende che decidono di aprirsi al social media marketing, anche in modo scorretto.

visualizzazioni

Perché in modo scorretto?

Pensiamo al fatto che Facebook è favorevole e consiglia di investire in due forme di marketing:

  • la creazione di un piano editoriale di contenuti coinvolgenti che non sia composto solo da mere autopromozioni di prodotto ma che puntino a raccontare storie parallele all’universo di destinazione d’uso del prodotto o servizio e che incentivano il “follower o fan” a interagire con lo stesso con un like, un commento o una condivisione (e con questo tutti abbiamo imparato nel tempo che il contenuto maggiormente coinvolgente è l’immagine, meglio se d’alta qualità, che strappa un sorriso, che genera riconoscimento nel messaggio e spinge alla condivisione).
  • l’advertising. L’advertising per cui l’azienda paga per promuovere un singolo post e l’advertising per cui l’azienda paga per fare in modo che si popoli la propria pagina, in modo del tutto profilato geograficamente, demograficamente o per interessi. Potremmo pensare che ogni nuovo utente acquisito da una campagna di ads profilata su Facebook (che ritengo un sistema di ads management tra i migliori, forse anche migliore di Google Adwords) diventi un nostro prospect che potremmo riuscire a trasformare in lead grazie ai contenuti proposti nel nostro piano editoriale, che potranno avere il beneficio di spingerlo ad un’azione all’insorgere del suo bisogno (che è poi il motivo per cui decide, vedendo gli annunci, di iscriversi alla nostra pagina).

Qui arriva la notizia un po’ triste. Sull’assunto che gestiamo da tempo due pagine di brand su cui sono attive campagne ads finalizzate al popolamento di utenti profilati della pagina con buoni risultati (una media di 0,10 centesimi ad acquisizione nuovo “likers) e che il piano editoriale proposto sia molto in target con le aspettative e capace di generare centinaia di likes, commenti e condivisioni non possiamo non renderci conto di come, comunque, non riusciamo a raggiungere tutti gli utenti che abbiamo acquisito in maniera regolare e non potremmo riuscirci neanche creando contenuti iper-virali.

Quanto affermo lo avrete notato un po’ tutti: al crescere della base di utenti iscritti alla pagina, diminuisce proporzionalmente il numero reale di utenti che vanno a visualizzare quanto pubblichiamo. La cosa che un po’ fa incazzare è che però tu azienda hai pagato Facebook per “acquisire” quegli utenti, per fare in modo che si “abbonassero” alla tua pagina.

Le motivazioni di Facebook sono tutte nei suoi algoritmi che, sintetizzando molto, sembrano voler dire che:

  • se l’ultimo utente si è appena iscritto visualizzerà i contenuti della pagina nella propria bacheca per un po’ di tempo, a meno che decide di non interagire mai con quanto postato dalla pagina (il che non è affatto scontato, in molti sono utenti “passivi”, fruitori solitari del contenuti ma senza voglia di dire nulla). Facebook prende determinati segnali di assenza di interazione come una mancanza di reale interesse in quella pagina o nei suoi contenuti. Il risultato è che dopo un po’ di tempo potrebbe decidere di non mostrare più i contenuti a quell’utente.
  • se l’ultimo utente si è appena iscritto, ma ha migliaia di connessioni attive e in continuo aumento (è questo l’utente compulsivo, quello che mette il like a tutte le pagine che vede e ha 5000 amici) allora il discorso si fa più complesso, indipendentemente che tu azienda “abbia” pagato per acquisirlo, in quanto decidere quali contenuti mostrare in una bacheca “limitata” e magari impostata su “Notizie”, dipenderà molto da come amiamo interagire con quanto proposto e non ci piove sul fatto che su Facebook gli utenti ci stanno principalmente per mettere like agli status o foto dei propri amici e ai vari meme proposti dalle pagine divertenti.
  • se gli ultimi utenti iscritti hanno il vizio di nascondere post (e non stupiamoci neanche qui, anche se l’azienda posta contenuti coinvolgenti è pur sempre un’azienda che si ritrova in una piattaforma NATA PER LE AMICIZIE, non dimentichiamolo!) questi sono segnali che Facebook che penalizzeranno la visibilità dei contenuti, a seconda della tipologia di contenuto che viene nascosto o marcato come spam (e guarda caso, negli ultimi tempi Facebook aveva già deciso di dar maggior peso ai feedback negativi)

Di conseguenza l’azienda ne viene sacrificata, salvo riuscire a proporre contenuti che facciano divertire, o divertire informando (col rischio di snaturare il reale messaggio che il brand deve comunicare), m in ogni caso, lo sforzo creativo di chi deve ideare e produrre quei contenuti sarà veramente alto.

Questo mi spinge a pensare che in realtà, l’algoritmo del NewsFeed di Facebook (comunemente chiamato EdgeRank sebbene non sia mai stato ufficializzato da FB) si sia nel tempo “modificato” e dopo l’IPO di Fb sia stato pensato per favorire l’acquisto di advertising.

La “morale” del post è che a mio avviso si stia tirando un po’ troppo la corda, soprattutto pensando al fatto che anche investendo in advertising, è come se comunque quei numeri di nuovi “mi piace” che vedi crescere costantemente non corrispondano poi a quello che vedrai in termini di visualizzazioni e interazioni con i contenuti.

Probabilmente ci verrebbe da pensare di migrare su altre piattaforme social, ma non lo faremo, perché sappiamo benissimo che Facebook è ancora il social migliore per ogni percorso di web marketing e ciò è innegabile e questo Mark Zuckerberg e soci lo sanno benissimo. Hanno i numeri dalla loro parte, hanno più di un miliardo di utenti iscritti e se li sono guadagnati in tempi non sospetti per la pubblicità e ora li stanno “sfruttando”.

Brutti termini cari lettori, ma è proprio così. Hai notato anche tu un forte calo nella visibilità dei post nelle pagine da te gestite? Se sì, questo ti ha spinto ha rivedere parte della tua strategia editoriale e di advertising?

Per questo articolo si ringrazia:

Web in fermento

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