Foto e CV: a volte sono più i danni che altro

Curare il proprio Brand Personale significa prestare attenzione a ogni aspetto di sé che si comunica. Anche quando si allega una foto al Curriculum Vitae. Il mio lavoro mi porta spesso a confrontarmi con professionisti che si occupano di selezione del personale per gli incarichi più disparati. Tra questi c’è Marika (amica oltre che gran professionista), che lavora nel settore orafo, in queste settimane impegnata nella ricerca di personale per una nuova filiale che deve aprire in Veneto. Volendo aiutarla nella scrematura delle candidature, me la vedo piombare qui con un’aria affranta, qualche giorno fa, e rovesciare sulla scrivania circa 100 …

Foto e CV: a volte sono più i danni che altro

bathroom portraitCurare il proprio Brand Personale significa prestare attenzione a ogni aspetto di sé che si comunica. Anche quando si allega una foto al Curriculum Vitae.

Il mio lavoro mi porta spesso a confrontarmi con professionisti che si occupano di selezione del personale per gli incarichi più disparati. Tra questi c’è Marika (amica oltre che gran professionista), che lavora nel settore orafo, in queste settimane impegnata nella ricerca di personale per una nuova filiale che deve aprire in Veneto. Volendo aiutarla nella scrematura delle candidature, me la vedo piombare qui con un’aria affranta, qualche giorno fa, e rovesciare sulla scrivania circa 100 curricula di persone che hanno risposto al seguente annuncio:

Cercasi commesso/a settore orafo in zona … Richiesta massima serietà, precisione, bella presenza.

Apro i singoli fascicoli per farmi un’idea dei vari candidati, e ben presto mi rendo conto che qui ci sarà materiale per un post. Se la maggioranza degli speranzosi candidati, infatti, ha inviato un Curriculum molto generico, che va sempre bene dovunque lo invii, una ristretta cerchia di persone sembra invece, da ciò che scrive, particolarmente motivata a conquistare l’ambito posto di lavoro. Peccato che però al curriculum abbia deciso di allegare una foto (i nomi che seguono, ovviamente, non corrispondono alla realtà):

  • Romina è ritratta fuori da una discoteca, indossa una canotta nera di due taglie più piccole della sua, ha uno scollo vertiginoso, capezzoli praticamente a vista (sembra quasi una foto in 3D) e sta strizzando l’occhiolino.
  • La foto di Pamela rivela invece una presenza più acqua e sapone: si è ripresa dall’alto (ottima strategia per valorizzare la figura!), probabilmente dopo tre ore di sonno considerate le occhiaie, e dietro a lei campeggia trionfante la tazza del Water (un tocco di raffinatezza che ti spalanca le porte del regno dell’eleganza);
  • Roberto, invece, la foto l’ha scattata dopo aver probabilmente tagliato l’erba, visto il berrettino stile Doraemon (W l’eterno bambino che è in ciascuno di noi), l’infradito improponibile e la maglietta della salute macchiata che indossa;
  • Giulia, come Pamela, ha scelto il bagno come luogo per il suo shooting: è truccatissima, davanti allo specchio, lipstick rosso che spara a mille e le labbra serrate protese in avanti un secondo prima di regalare un bacio al fortunato avventore. E’ nella posa Marylin de no altri, ma rispetto all’indimenticabile Monroe questa è distante anni luce;
  • Fabio è ritratto al lavoro, dietro a una scrivania, recita la parte del dipendente perfetto e realizzato e sfoggia un sorriso che introduce alla paresi. Ci si potrebbe anche cascare, peccato che nella lettera di presentazione allegata ci tenga a specificare che la sua vita è stata costellata “di impieghi assolutamente inutili, per cui ora voglio qualcosa di più serio”. Ovviamente il CV non fa menzione di quelle terribili esperienze, di cui la foto è evidentemente testimonianza.
  • Roberto, infine, ha aspettato il momento più bello della giornata per ritrarsi: la colazione. Seduto a tavola vicino a qualcuno che è appena stato brutalmente rimosso dalla foto, sta per gustarsi lo yogurt con i cereali (se me lo inquadravi meglio, il vasetto, magari ne capivo anche la tipologia) mentre la brioche chimica, appena uscita dal preservativo in plastica, è malinconicamente appoggiata su un tovagliolino della Scottex alla sua destra.

Dopo le inevitabili risate e battute (che ovviamente qui non posso riferire), rifletto su cosa abbiano in comune tutti questi candidati:

  1. hanno bisogno di un lavoro;
  2. stanno in qualche modo mettendosi in gioco e si impegnano anche nel cercare di scrivere qualcosa che li distingua dalla folla, PERO’…
  3. sono del tutto ignari (o disinteressati) del fatto che in ciò che comunicano mancano di coerenza.

Allegano infatti foto che sono completamente inadatte rispetto a ciò che scrivono (e che viene richiesto), che disorienterebbero anche il selezionatore più accondiscendente: Pamela sembra richiedere l’intervento di Clio Make Up, Roberto potrebbe essere assunto in un vivaio, Fabio necessita di un percorso psicoterapico, Roberto spera di venir chiamato da Antonio Banderas per rassettare il mulino, mentre Romina e Giulia puntano alla qualifica di igieniste dentali.

Così facendo si rivelano imprecisi, poco attenti, e, di conseguenza, poco affidabili agli occhi di coloro che potrebbero dar loro una possibilità.

Inutile dire che nessuno di questi è stato convocato per un colloquio preliminare, mettendo Marika nella condizione di cercare altri candidati (con ulteriore investimento di tempo ed energie) e i papabili del Cottolengo alla ricerca di nuove posizioni da ricoprire.

Al di là delle battute, vedi, quello che mi amareggia di più è pensare che probabilmente questi candidati, in cuor loro, non vedendo accettata la domanda, si limiteranno a dire che in tempo di crisi non si riesce a trovar lavoro, che è colpa del Governo o dell’esaminatore di turno. Penseranno inoltre che il mondo ce l’ha con loro e così via e continueranno imperterriti a inviare le stesse foto e CV nella speranza di trovare qualcosa anzichè cominciare a guardare a loro stessi come un Brand e porsi delle domande riguardo all’immagine complessiva che comunicano .

Ora, candidato che stai per inviare un CV e magari stai pensando di allegarci una foto, mi rivolgo a te:

Lo vuoi capire che non funziona più come una volta, dove per ottenere un impiego si guardava alle sole competenze professionali? Vuoi finalmente adeguarti al fatto che tutti, oggi, sia che puntiamo alla libera professione piuttosto che al lavoro dipendente siamo chiamati a lavorare sul nostro Brand Personale in ogni suo aspetto affinché il risultato finale che si comunica sia coerente?

Quando ti proponi per una candidatura, chiediti quali aspetti della tua personalità siano maggiormente in linea con i profili richiesti e fai in modo che ciò che scrivi e la foto (se proprio la devi mandare) li metta in evidenza.

Coloro che esaminano il tuo CV, oggi, non cercano di escluderti, anzi, vorrebbero dartelo quel posto di lavoro (sai quante energie si risparmierebbero?!?), ma se tu non fai nulla per comunicare un’immagine complessiva chiara, precisa, coerente di te, inevitabilmente verrai giudicato come poco affidabile e rischierai pure di finire nella cartella dei Curricula Ridicula.

Lavorare con maggior attenzione sul tuo Brand Personale ti permetterà di distinguerti dalla folla e di essere notato per le tue qualità, di trovare più facilmente quello che cerchi e (last but not least) di ridurre la dose di antidepressivi di chi, oggi, si occupa di selezione del personale.

E voi che dite, cari amici, siete d’accordo con me che un’immagine valga molto di più di mille parole e che perciò oggi ci sia bisogno di maggiore attenzione quando la si invia con un curriculum vitae? A voi la parola.

Per questa news si ringrazia:

Sestyle – Personal Branding

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

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Argomenti Trattati: social media, social network, social media marketing, social network marketing

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