Basta col networking, inizia a creare legami veri!

Il networking oggi è una strategia indispensabile. Fare rete è fondamentale per far crescere il tuo business. Quante volte hai sentito frasi di questo tipo? E certo io non sono qui a dirti il contrario, anzi. Eppure, nonostante il tuo impegno in questa direzione, non stai ottenendo i risultati che speravi. Ma sei proprio sicuro di farlo nel modo giusto? E se fosse una questione di terminologia? Cominciamo col dare a Cesare quel che è di Cesare, che in questo caso si chiama Dr Amit Nagpal. Ho parlato di lui anche in una mia recente intervista, perché apprezzo molto il …

Basta col networking, inizia a creare legami veri!

Il networking oggi è una strategia indispensabile. Fare rete è fondamentale per far crescere il tuo business. Quante volte hai sentito frasi di questo tipo? E certo io non sono qui a dirti il contrario, anzi. Eppure, nonostante il tuo impegno in questa direzione, non stai ottenendo i risultati che speravi. Ma sei proprio sicuro di farlo nel modo giusto? E se fosse una questione di terminologia?

Cominciamo col dare a Cesare quel che è di Cesare, che in questo caso si chiama Dr Amit Nagpal. Ho parlato di lui anche in una mia recente intervista, perché apprezzo molto il suo approccio al Personal Branding, fatto non solo (e non tanto) di tecniche di marketing, quanto di una prospettiva più ampia che tiene conto degli aspetti più profondi e umani della nostra identità. Ed è proprio da alcuni suoi post, che esprimono perfettamente la sua visione, che prende spunto questa mia riflessione.

Dal fare network allo stabilire legami

Al motto di “fare network è fare business” hai partecipato a quanti più eventi possibili, hai incontrato quante più persone possibile, ti sei iscritto in tutti i canali social online accumulando contatti, “amici”, follower, certo che fra loro ci sarebbero stati i collegamenti giusti per aprirti le porte del successo. Ma ora, mentre scorri nella tua bacheca Facebook nomi di persone che nemmeno ricordi di aver conosciuto, ti difendi quotidianamente dallo spam che ricevi da LinkedIn, impili decine di biglietti da visita che sono solo tanti cartoncini colorati, sei proprio sicuro che quel tipo di networking ti sia stato utile? Sarebbe come piazzarti ogni sera di fronte ad un locale famoso sperando, prima o poi, di incrociare una star: anche se, un giorno o l’altro, ti capitasse di incontrarla, il tempo e le energie sprecate sarebbero troppe, no?

Creare un network smisurato ma del tutto impersonale non ha alcuna utilità, quello a cui devi mirare è creare dei legami veri con le persone che ti interessano. Se crei legami veri con un numero più limitato di persone (diciamo 40/50) che a loro volta credono nell’importanza di rapporti significativi e sono in relazione con altre 40/50 persone, questo gruppo di persone, fortemente legate tra loro, comprenderà 2000-2500 professionisti di alto livello e ti permetterà di avere le referenze per trovare fornitori, partner, e ottenere lavori in linea con le tue aspettative.

Questo tipo di legami richiede tempo e impegno, non può essere affrettato o improvvisato e, soprattutto, richiede attenzione e intenzione in ogni tuo atto: il modo in cui rispondi all’email, il modo in cui parli al telefono, come saluti, ogni tua piccola azione conta. Quanto più le persone con cui ti relazioni sono importanti (dirigenti, top manager, giornalisti affermati, personaggi pubblici, etc.) tanto più avranno un’alta considerazione di sé e osserveranno attentamente il tuo modo di interagire con loro.

Il modo migliore per stabilire legami significativi è iniziare con piccoli gesti incondizionati, che non richiedono nulla in cambio (o almeno nulla nell’immediato), perché il legame si fondi sulla collaborazione sincera, sulla fiducia e sulla generosità. La confidenza, la profondità, la comprensione reciproca fanno di un rapporto un legame significativo, e queste si sviluppano solo senza fretta e senza un ordine del giorno stabilito.

I Brand maturano nel corso del tempo, come un matrimonio. Il legame che senti col coniuge è diverso rispetto a quando vi siete conosciuti la prima volta. L’eccitazione e la scoperta sono sostituite dalla confidenza e dalla profondità.

Gary Vaynerchuk

Stabilire legami online

I Social Media sono degli ottimi “ambienti” dove creare legami significativi, anche con persone influenti e rilevanti, grazie all’annullamento delle distanze permesso dal Web, a patto che li utilizzi per mostrare interesse autentico nei loro confronti, e non come canali di auto-promozione. Come dice Jeff Bullas, uno dei massimi esperti in materia di Web Sociale, per costruire relazioni con gli influencer online “mostra attraverso le tue azioni che rispetti il loro lavoro, affari, tempo e privacy”.

Ascoltare quello che i tuoi contatti dicono, leggere (e condividere) gli articoli che pubblicano, cercare di capire il loro modo di pensare, sono i primi passi per entrare in relazione. Se poi senti che con le tue competenze puoi aiutare qualcuno, fallo, questo ti aiuterà ad acquisire credibilità. Inoltre, rendere più personale la relazione, ad esempio proseguendo una conversazione nata su un Social Network su Skype o, addirittura, proponendo (quando possibile) un incontro offline, rafforzerà il legame.

Fondamentale, poi, è che tu abbia sviluppato un chiaro Brand Personale online, perché la tua reputazione spesso ti precede. Anche se ti relazioni con centinaia di persone (on o offline), ma la tua offerta non comunica loro alcun valore, il tuo lavoro di networking sarà vano.

Ciascuno di noi è alla ricerca di rapporti reciprocamente vantaggiosi e la tua credibilità online può aiutarti ad ottenere più velocemente fiducia dai tuoi interlocutori, rendendo più facile la creazione di un legame. Se hai saputo comunicare la tua unicità, la tua Proposta Unica di Valore, i tuoi punti di forza e talenti (attraverso la tua presenza online), ti diventerà molto più facile conquistare stima e credito e ampliare il tuo business (molte volte mi è capitato, di fronte ad un potenziale cliente, di sentirmi dire “leggo il tuo blog”, oppure “ti seguo sui Social”, o anche solo “ho fatto una ricerca su di te su Google”).

Storytelling ed Empatia

I legami non sono mai puramente razionali, hanno bisogno di una componente emotiva, perciò lo storytelling è uno degli strumenti più potenti per creare legami significativi, sia on che offline. Come ribadito nel nostro Quaderno degli Esercizi dell’I.P.E.R. Formula™, il racconto riesce a trasmettere insieme informazioni ed emozioni, attrae l’attenzione di chi ascolta e lo rende più ricettivo ed empatico. La narrazione, quindi, è uno dei modi migliori per rompere il ghiaccio (e per formare legami affettivi poi), perché esprime interessi ed esperienze comuni, avvicina le persone e rimane nella memoria, contribuendo così a creare e mantenere i legami.

Ma c’è differenza tra una semplice storia e una grande storia, differenza che è data principalmente dalla cura (un buon racconto richiede revisioni e modifiche reiterate) e dal coinvolgimento delle emozioni superiori. Le emozioni superiori si distinguono perché vanno al di là dell’Io, mentre quelle inferiori, o basilari, si concentrano e si esauriscono nell’Io stesso. Per capire meglio, prova a pensare alla differenza tra menefreghismo (non provare interesse per l’altro) e neutralità (vedere oltre il contingente e scegliere di non schierarsi), o tra orgoglio (ritenersi superiori ed entrare in competizione) e autostima (riconoscere il proprio valore ed essere sicuri di sé) o, ancora più semplicemente, tra sesso (pulsione istintiva che può rimandare anche a brutalità e violenza) e fare l’amore (la bellezza dell’amore fisico tra due persone che si amano). Nel raccontare una storia, ad esempio, aprire con “Lasciate che vi racconti qualcosa che vi sarà sicuramente d’ispirazione” pone l’accento sul vantaggio per chi ascolta e inizia ad ispirare il pubblico fin da subito.

Le emozioni superiori si basano sulla consapevolezza e coscienza di sé, e sulla capacità di entrare in empatia con gli altri, e nei legami interpersonali ci aiutano a capire le esigenze del nostro interlocutore e a mettere in atto la risposta più adeguata. In ambito professionale tendiamo ad essere essenzialmente logici e razionali, ma qualsiasi rapporto, anche di lavoro, non può escludere le componenti emotive per essere efficace (a questo proposito ti suggerisco di leggere i testi sull’intelligenza emotiva di Daniel Goleman, in particolare Lavorare con Intelligenza Emotiva).

Perché il networking diventi creazione di legami significativi è necessario che, oltre ad un iniziale interesse comune, entri in gioco la condivisone di emozioni superiori e che, quindi, il business si umanizzi, per trasformare i rapporti professionali (B2B o B2C) in relazioni da umano ad umano (H2H).

Human to Human

Alcuni semplici consigli ed esempi

Probabilmente ora ti starai chiedendo come fare a stabilire legami profondi online e sui Social Media. Ogni piattaforma, ogni individuo, ogni rapporto richiede un approccio unico e personale, ma ci sono alcune linee generali che puoi seguire:

  1. nelle conversazioni sui Social, in particolare su Twitter, mostra interesse autentico per gli altri, invece di utilizzarli solo per auto-promozione;
  2. esprimi il tuo apprezzamento genuino e sincero per gli altri, commentando i loro post e rispondendo ai loro commenti sui tuoi;
  3. in particolari occasioni emotivamente più forti (compleanni, anniversari, importanti eventi personali e di lavoro) è più facile entrare in empatia con chi sta vivendo quell’evento;
  4. sii personale nel tuo modo di comunicare, ad esempio per il compleanno di qualcuno, non limitarti a dei semplici auguri ma inviagli un contenuto (un’immagine, una canzone, un video) che sia in linea coi suoi gusti;
  5. quando possibile, porta la conversazione ad un livello più personale ed esclusivo, spostandola su Skype o in un Hangout, così avrai anche la possibilità di un contatto visivo;
  6. per un cliente particolare, magari il tuo primo cliente, o per un partner speciale, pubblica un post sul tuo blog che racconti i ricordi migliori così da rafforzarne il legame.

Ma, soprattutto, lascia che on e offline si integrino a vicenda.

Per esempio, personalmente ricordo ancora quando, un po’ di tempo fa, ho tanto apprezzato il post di una blogger non (ancora) molto conosciuta, l’ho commentato e poi discusso con l’autrice. Poi, a distanza di qualche mese, abbiamo avuto modo di incontrarci e siamo finiti a parlare per ore, e ora siamo qui, dopo altri incontri, idee, lunghe chiacchierate, a lavorare concretamente ad un bellissimo progetto comune.

Oppure quando, all’inizio del percorso di Sestyle, abbiamo conosciuto un gruppo di ragazzi di Urbino, pieni di energia e iniziativa, e abbiamo condiviso un taxi, per risparmiare e continuare a scambiarci opinioni e idee, per scoprire poi che stavano anche loro lanciando la loro “creatura” con quello strano nome che faticavo a pronunciare, e finire ad Urbino, dopo un paio d’anni, per collaborare ad un seminario, passando altre splendide serate che hanno rafforzato quel legame.

Ma tanti sarebbero ancora gli esempi che potrei farti, rischiando di dimenticare e far torto a qualcuno (una doccia a Ferrara, un matrimonio a Cremona, una pizza napoletana a Gorizia, un pranzo giapponese a Londra, una camminata sotto la pioggia a Bologna, una corda tesa a Cesenatico, una macchina in panne di ritorno da Bolzano, le confidenze “cuore in mano” ad un aperitivo milanese, una foto a Riva che ora è il mio avatar, un brindisi via webcam che è diventato un abbraccio inaspettato, una lettera/racconto dopo un’epidemia di Zombie, un vampiro e consorte ad un DJ set, due pazzi torinesi che attraversano il nord-italia per un week-end assieme, le lacrime per la partenza da Treviso di un collega che era diventato un amico, una lunga chiacchierata romana tra scenari cyber e cinema taiwanese e, ancora a Roma, una pajiata a luglio parlando di esperienze mistiche, un aperitivo sul lungo Tevere, un gelato allo zabaione a Fontana di Trevi…) tutti con un elemento comune, la totale complementarietà di on e off line che ha consolidato legami che da professionali sono diventati personali ed affettivi.

E allora? Sei ancora convinto che fare network significhi accumulare ennemila contatti sui social? O che i rapporti veri possano nascere esclusivamente offline? Fossi in te approfitterei di questo periodo estivo, in cui i ritmi rallentati delle vacanze lo permettono, per rivedere la tua strategia di networking, e poi iniziare a fare diventare i tuoi contatti legami veri. E magari, poi, raccontaci la tua esperienza commentando questo post.

Buone vacanze e… buoni legami ;)

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Mi piace come lavori, ci sposiamo?

Curare il proprio Brand Personale da freelance significa coltivare in modo attento il network al fine di ricevere e condividere stimoli interessanti ma anche per far nascere collaborazioni proficue, che richiedono però alcune attenzioni. Il rischio di perdere tempo imbarcandosi in avventure senza futuro è sempre in agguato. Antonio e Roberto, amici fin dai tempi dell’Università, si ritrovano a distanza di anni e, stanchi delle rispettive esperienze lavorative e convinti sostenitori entrambi dell’importanza della collaborazione, decidono di diventare dei magici freelance e aprire un’attività insieme. Roberto è un continuo vulcano di idee, lavora ascoltando musica, parla a …

Mi piace come lavori, ci sposiamo?

fight for moneyCurare il proprio Brand Personale da freelance significa coltivare in modo attento il network al fine di ricevere e condividere stimoli interessanti ma anche per far nascere collaborazioni proficue, che richiedono però alcune attenzioni. Il rischio di perdere tempo imbarcandosi in avventure senza futuro è sempre in agguato.

Antonio e Roberto, amici fin dai tempi dell’Università, si ritrovano a distanza di anni e, stanchi delle rispettive esperienze lavorative e convinti sostenitori entrambi dell’importanza della collaborazione, decidono di diventare dei magici freelance e aprire un’attività insieme. Roberto è un continuo vulcano di idee, lavora ascoltando musica, parla a voce alta e cerca continuamente il confronto, perché solo così si può sviluppare un progetto comune. Antonio, d’altro canto, è una persona che ha bisogno di molta concentrazione quando lavora, necessita di una chiara divisione dei ruoli e non sopporta le distrazioni. Per lui condividere significa che ciascuno “fa il suo” e che, a scadenze regolari, ci si confronti. Solo così si può sviluppare un progetto comune. Quando arrivano i primi progetti, Roberto cerca lo scambio continuo col socio e Antonio, invece, vive quei momenti come un assillo continuo e risponde a monosillabi. Nei mesi la situazione diventa sempre più tesa, finché Roberto si convince che Antonio abbia solo fatto finta di credere nella collaborazione per sfruttare il suo lavoro e le sue idee (“ogni volta che gli parlo sembra lo stia disturbando e nonostante io gli offra tanti stimoli, lui si limita a dire si e no) e Antonio, dal canto suo, ritiene che quella con Roberto non sia una collaborazione, ma un parto, visto che il socio è così insicuro (a detta di lui) da non riuscire a essere minimamente autonomo (“Ormai fra un po’ verrà a chiedermi se posso accompagnarlo in bagno”). Non ci vuole un genio per capire che, di lì a poco, i due colleghi decidono di chiudere l’attività e di cercarsi nuovamente un’occupazione da soli.

Che cosa hanno guadagnato da questa esperienza? Perdita di tempo, mancata crescita professionale, e la frustrazione per essere stato “fregato” dall’altro. E la colpa di chi è? La colpa è di entrambi, sostanzialmente per un motivo: nessuno dei due, prima di investire sull’attività con entusiasmo incondizionato, ha chiesto all’altro cosa intendesse per collaborazione, dando per scontata la propria visione di quel valore, generando così nel tempo un conflitto insanabile.

L’aneddoto, che raccontavo anni fa nei corsi di team-building, rivela oggi tutta la sua attualità se lo si applica al networking. Quante volte, infatti, è stato detto che per un freelance che voglia costruirsi un solido Brand Personale il networking è un’attività fondamentale (se ne parlava ad esempio qui) perché permette scambi costruttivi ma anche perché può essere lo scenario per nuove collaborazioni tra persone che condividono un determinato interesse?

In fondo, le decine di gruppi a cui ciascuno di noi è iscritto nelle diverse piattaforme Social, non rivelano molte volte un fisiologico e salutare desiderio di far nascere nuove forme di collaborazione con persone che riteniamo valide e con le quali scopriamo affinità?

two cats collaborate

Tra il dire e il fare, però, il percorso non sempre è in discesa, e nonostante i facili entusiasmi che si fanno strada nella nostra mente quando qualcuno ci propone di “iniziare una collaborazione, perché entrambi condividiamo la visione delle cose e siamo aperti al nuovo”, è opportuno scalare la marcia e tenere a mente alcuni principi, che possono aiutarci a rendere più concreta e proficua la scelta che stiamo per compiere:

  1. valide persone non significa validi collaboratori. Non è una questione di bontà o di cattiveria, di intelligenza o stupidità: a volte non ci si piglia. Stimare una persona per i lavori che compie o perché la si frequentava ai tempi dell’Università non è garanzia del fatto che si andrà d’accordo di sicuro, perché essere capaci ed essere collaborativi richiede competenze diverse. Per questo è fondamentale investire del tempo con i nostri futuri collaboratori per capire:

    1. qual è l’obiettivo comune che vogliamo perseguire (monetizzare non è sufficiente e collaborare è una modalità, non un obiettivo), e come pensiamo di farlo;
    2. cosa intendiamo per collaborazione (mai dare per scontato il significato che diamo alle parole); – quali altri valori condividiamo e come li interpretiamo;
    3. chi fa che cosa (la divisione dei compiti è fondamentale) e come si monetizza (ciascuno guadagna grazie al proprio contributo concreto o vanno pensate delle commissioni?);
  2. collaborare non significa rinunciare a se stessi ma esaltare le proprie particolarità in un progetto comune che richiede parità, non subordinazione. A volte qualcuno ci propone solo apparentemente di collaborare, ma in realtà le sue azioni rivelano la volontà di commissionarci dei lavori che, se pur pagati, non avranno la nostra impronta una volta realizzati, ma solo la nostra manodopera. Ecco perché insieme, prima di iniziare a collaborare, va chiarito:

    1. il tipo di lavoro che si andrà a fare tiene conto delle predisposizioni e dei bisogni di tutti o solo di qualcuno?
    2. quello che ci compete è in linea con i nostri desideri e inclinazioni o ci sentiamo tirati per la giacchetta a fare qualcosa che magari non è nelle nostre corde?
    3. in caso di esito positivo del lavoro, quale sarà il beneficio per le singole parti (ad esclusione del compenso economico)?
  3. ogni cosa a suo tempo. Oltre a essere il titolo di un altro post, il concetto è applicabile anche qui. Ci vuole tempo per confrontarsi e trovare un accordo sui punti appena trattati. Investirlo in questa fase significherà evitare la nascita di equivoci e contrasti (o ancor peggio conflitti) una volta iniziata la collaborazione, ancor più dispendiosi in termini di tempo ed energie per ciascuna delle parti;
  4. verba volant scripta manent. Non è una questione di fiducia, ma di rispetto personale e professionale verso ciascuno. Un documento scritto che sintetizzi le conclusioni a cui si sarà giunti stabilirà con chiarezza i confini e la strada di questa collaborazione tutelando le parti. Quando infatti la frenesia della quotidianità, nel futuro, vi assorbirà, il documento sarà necessario per ritarare la mira;
  5. siate contadini, non filosofi. Una volta definito quanto sopra, cominciate a sperimentarvi sul campo. Se la collaborazione non si mette alla prova in un progetto concreto rischiate di passare serata intere a disquisire di come conquisterete il mondo diventando ricchi e famosi senza uscire dalla vostra mente, finché una parte si stancherà e, giudicando inutile il tempo finora dedicato al progetto, addurrà scuse improbabili per rimandare futuri incontri, facendo così cadere nell’oblio l’idea della collaborazione.
  6. Piacersi non significa sposarsi. Iniziare a collaborare con qualcuno è come uscire a cena per un primo appuntamento: se la cena va bene non significa fissare la data del matrimonio, vi pare? Questo per dire che se una delle parti fin dai primi incontri parte in quarta con mega progetti che spaccano e società da aprire in tempi rapidi per essere più collaborativi, probabilmente il sorriso da ebete che vi si stampa in faccia mentre annuite e la secchezza delle fauci sono l’evidente segnale che è il caso di infilare la porta e scappare a gambe levate. Essere sognatori significa guardare molto avanti, ma con i piedi per terra. Iniziate sempre con progetti semplici, che vi permettano di capire se tra le parti può scattare quella scintilla che può garantire alla conoscenza di diventare in seguito un matrimonio felice oppure no.

Cercare nuove occasioni di lavoro e di collaborazione grazie al proprio Network può rivelarsi un’ottima strategia per la realizzazione professionale di ogni freelance, ma è necessario farlo con criterio, consapevoli che la strada da intraprendere richiede un investimento non indifferente:


Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme un progresso, lavorare insieme un successo (H. Ford)
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Il tempo e le energie che ci vengono richieste per sperimentarci in nuove avventure sono il bene più prezioso a nostra disposizione, che va investito ma non sprecato.

Voi che ne dite, siete d’accordo con me? Pensate che queste attenzioni siano sufficienti per evitare d’imbarcarsi in imprese senza speranza o dalla vostra esperienza ve ne viene in mente qualche altra? Nel vostro lavoro vivete collaborazioni con altri professionisti? Sono soddisfacenti per entrambe le parti? Grazie a cosa questo è possibile?
Le domande sono tante, ma lo spazio dei commenti è sufficiente per contenere tutte le vostre risposte.

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Domee: un servizio tutto italiano per il tuo Personal Branding online

Riprendi il dominio della tua identità. E’ questo il claim di Domee, servizio online tutto italiano, che esprime efficacemente l’intento della piattaforma di proporsi come strumento di Personal Branding per tutti, permettendo, con pochi click, di avere la propria pagina personale online. Cos’è Domee, startup fondata a Firenze nel 2012 da Dotweb Srl e dall’acceleratore Nana Bianca, è una piattaforma online che permette a chiunque, senza bisogno di particolari competenze tecniche, di creare un sito personale (o pagina personale se preferite) con pochi semplici click, e riempirlo di contenuti, aggiornati in tempo reale, collegando i social network nei …

Domee: un servizio tutto italiano per il tuo Personal Branding online

Domee HomeRiprendi il dominio della tua identità. E’ questo il claim di Domee, servizio online tutto italiano, che esprime efficacemente l’intento della piattaforma di proporsi come strumento di Personal Branding per tutti, permettendo, con pochi click, di avere la propria pagina personale online.

Cos’è

Domee, startup fondata a Firenze nel 2012 da Dotweb Srl e dall’acceleratore Nana Bianca, è una piattaforma online che permette a chiunque, senza bisogno di particolari competenze tecniche, di creare un sito personale (o pagina personale se preferite) con pochi semplici click, e riempirlo di contenuti, aggiornati in tempo reale, collegando i social network nei quali si è attivi.

Scoperto il servizio grazie a questo post di Francesco Gavello e, per ovvi motivi, incuriosito dalle sue potenzialità in ambito di Personal Branding online, sono stato piacevolmente stupito sin dal primo approccio. Se quello che mi aspettavo, infatti, era un aggregatore di link ai vari profili social, alla About.me e cugini più o meno lontani per intenderci, mi sono trovato di fronte qualcosa di molto più efficace e “vivo”, passatemi il termine, che restituisce, con una grafica gradevole e responsive (il mobile è sempre più importante), un’immagine coerente e chiara della nostra presenza online.

Il progetto mi è sembrato interessante e ben fatto, tanto che ho voluto saperne di più contattando direttamente il team di Domee, i quali si sono dimostrati disponibilissimi non solo permettendomi di testare la versione premium del servizio, ma anche rispondendo ad alcune domande che mi hanno meglio chiarito lo spirito del progetto.

L’obiettivo di Domee, nato dall’esperienza accumulata dal team in anni di lavoro nel settore dei domini, è quello di fornire, mi dice Massimiliano Mancini, responsabile adv del progetto, “il modo migliore, semplice e veloce per creare e pubblicare un sito web senza preoccuparsi di aggiornamenti dei contenuti o di aspetti tecnici“.

Due, dunque, gli aspetti chiave del servizio: la semplicità di poter creare un sito personale accattivante e ben organizzato con pochi click; l’aggiornamento automatico dei contenuti dai social network che permette anche agli utenti più “pigri” di avere una pagina sempre aggiornata senza doversene preoccupare.

Domee Enrico Bisetto

Come funziona

Il servizio, come accennato poco sopra, offre due versioni, una gratuita e una a pagamento. La versione gratuita permette di creare la propria pagina con indirizzo www.domee.com/nomeutente e di collegare 6 social network tra i più diffusi (Facebook, Twitter, Instagram, Foursquare, Linkedin, Google+). La versione premium (a pagamento) consente in più di aumentare i social collegati (prossimamente in arrivo anche Tumblr e Flickr), di avere un dominio e una casella di posta personalizzate, di accedere alle statistiche degli analytics integrati.

La creazione della pagina è semplice ed immediata. Si accede effettuando il login di Facebook, si procede collegando tutti gli altri account dei social network a cui siamo iscritti, e in pochi click la pagina é pronta, senza bisogno di troppe personalizzazioni.

Personalizzazioni che però sono possibili. La pagina realizzata è infatti divisa, anche visivamente, in sei sezioni (biografia, lavoro, pensieri, luoghi, foto, contatti), e per ciascuna di queste possiamo decidere se farla comparire o meno, in quale successione, e da quale social farle prelevare i contenuti (es. la foto di copertina da Facebook o G+, la bio da Twitter, Facebook o Google, e così via). Di più, per alcuni particolari contenuti (pensieri, foto) possiamo decidere quale tipologia rendere utilizzabile (es. solo pubblici o tutti, per le foto solo quelle scattate da me o quelle in cui sono taggato, etc.) e inoltre abbiamo la possibilità di intervenire sul singolo contenuto per renderlo visibile o meno sulla nostra pagina. E, sempre Massimiliano, ci anticipa poi che per il futuro è prevista una gestione ancora più avanzata.

Domee Impostazioni

Per quanto riguarda le statistiche (servizio premium) ci vengono presentati i dati relativi alle visite e interazioni sul sito, e alcuni dati generali relativi alla nostra attività sui vari canali social. Nulla di particolarmente approfondito per chi è abituato ad utilizzare strumenti di analisi più sofisticati, ma non dobbiamo dimenticare qual è il target della piattaforma.

Alcune valutazioni

E veniamo proprio al target cui si rivolge Domee, aspetto fondamentale da tenere in considerazione nel valutarne il servizio. Il progetto non si rivolge all’utente pro, blogger, socialmediacosi e web guru di varia ed avariata natura, quanto all’utente medio che popola la rete, e che non ha le competenze, la motivazione o semplicemente la costanza per acquistare un dominio proprio, installarvi un blog e curarlo nel tempo, ma che è invece attivo sui più diffusi social network che utilizza ormai come strumenti quotidiani. Ecco allora che con poco sforzo quest’utente può avere un proprio indirizzo web nel quale dar corpo alla propria identità online grazie ad un impatto visivo coinvolgente e a contenuti sempre aggiornati, compiendo, di fatto, un primo passo per la cura del proprio Brand Personale online.

Sempre relativamente al target va sottolineato che il servizio attualmente è pensato per un utilizzo prettamente personale, rivolto cioè alle persone e non alle aziende, ma ad una mia precisa domanda a riguardo Massimiliano precisa che “in futuro pensiamo di aprirci anche alle aziende, con la possibilità di agganciare Fan Page di Facebook e altri contenuti più professionali“, quindi l’evoluzione di Domee sembra riservare parecchi interessanti sviluppi.

Un ultimo aspetto, legato al Personal Branding, sul quale voglio soffermarmi è la percezione d’assieme che Domee restituisce della propria presenza online, che fornisce una prospettiva interessante e stimolante sulla propria frammentaria attività sui social network.

Si dice spesso che tutto ciò che postiamo e condividiamo online rimane per sempre e, grazie alla liquidità della rete, raggiunge destinatari che nemmeno sospettiamo. Un servizio come quello di Domee che non si limita, come altre piattaforme simili già citate, a raccogliere i link delle nostre presenze social, ma ne presenta i contenuti in modo organizzato e, soprattutto, aggregati in un’unica pagina, ci fa cogliere esattamente questo, permettendoci di valutare con uno sguardo a 360° la nostra attività sui social media.

Ecco che allora possiamo renderci conto che il nostro job title su LinkedIn non è preciso (o troppo lungo, sigh!), oppure che non gestiamo in modo efficace le impostazioni di condivisione dei contenuti su Facebook, o ancora che, viste tutte assieme, le foto su Instagram non ci rappresentano, o mille altre valutazioni che possono aiutarci a correggere gli errori e raffinare il nostro Brand Personale online.

In questo senso il servizio si dimostra utile per il Personal Branding sui social anche di chi ha già un proprio sito/blog e competenze (ed esigenze) più professionali, ma difficilmente ha una chiara visione d’assieme della propria attività sul web sociale come quella che, con un solo sguardo, la piattaforma gli fornisce.

Domee sezione foto

In conclusione, un interessante progetto tutto italiano, che parte da obiettivi chiari e concreti e che ha tutte le potenzialità per ulteriori sviluppi, Domee si presenta come utile strumento di Personal Branding sia per chi non ha una propria presenza online strutturata e può così avere un proprio sito di riferimento, sia per chi possiede già un proprio sito/blog con un’attività online consistente e vuole avere una visione più organica della propria attività social.

Queste le mie impressioni dopo averlo testato. Fammi sapere cosa ne pensi tu, o se preferisci altre piattaforme simili, lasciando un tuo commento qui sotto.

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Dai un nuovo ritmo alle tue giornate. Auguri dalla #XmasBand!

Ed è di nuovo Natale. C’è chi lo passa circondato dall’affetto chiassoso dei parenti e chi lo trascorre in modo semplice e discreto con la persona cara. Qualunque sia la vostra scelta, gli auguri della Xmas Band sono la colonna sonora ideale per farvi trascorrere le festività con un sorriso e con il ritmo giusto. Ok, ok, Natale è arrivato anche quest’anno, ma diciamola tutta: ogni anno, passate le festività, ci giuriamo che l’anno successivo sarà diverso: ci diciamo che faremo tutto per tempo, che ci limiteremo all’essenziale, che eviteremo i centri commerciali il 23 dicembre …

Dai un nuovo ritmo alle tue giornate. Auguri dalla #XmasBand!

Auguri Natale 2013 dalla XmasbandEd è di nuovo Natale. C’è chi lo passa circondato dall’affetto chiassoso dei parenti e chi lo trascorre in modo semplice e discreto con la persona cara. Qualunque sia la vostra scelta, gli auguri della Xmas Band sono la colonna sonora ideale per farvi trascorrere le festività con un sorriso e con il ritmo giusto.

Ok, ok, Natale è arrivato anche quest’anno, ma diciamola tutta: ogni anno, passate le festività, ci giuriamo che l’anno successivo sarà diverso: ci diciamo che faremo tutto per tempo, che ci limiteremo all’essenziale, che eviteremo i centri commerciali il 23 dicembre per i regali dell’ultimo minuto, che riusciremo finalmente a trascorrere la vigilia in compagnia di Tutti insieme appassionatamente e del Piccolo Lord, ma soprattutto che non arriveremo al 25 con i gamberetti neri sotto agli occhi.

Siamo troppo di corsa, ecco la verità, abbiamo tanti pensieri per la testa e tante scadenze, il futuro non è sicuro e viviamo nella continua ansia da prestazione, confidando sempre che arrivi presto il momento per tirare fiato e per prendere le cose un po’ più alla leggera. Promesse, continue promesse, ma che non sempre (quasi mai in effetti) riusciamo a realizzare, e allora ecco che anche le vacanze di Natale rischiano di diventare un ulteriore tour de force per riuscire a incontrare tutti coloro ai quali abbiamo detto “Dai, ci beviamo un caffè con calma tra Natale e l’Epifania”, per chiudere tutte le pratiche che abbiamo lasciato in sospeso nell’ultimo mese “perché tanto lo farò durante le vacanze”, per fare quei piccoli ma necessari lavoretti in casa che “nella prima settimana di gennaio vuoi che non trovi il tempo”?

E così corriamo, corriamo da un impegno a un altro senza mai riuscire a goderci il momento presente e a dedicare qualche minuto a noi stessi e al nostro reale benessere. E qui sta il punto: mai come adesso è fondamentale trovare qualcosa che ci faccia star bene, che riesca, magari in pochi minuti, a strapparci un sorriso o, ancora meglio, una risata e a regalarci la giusta prospettiva delle cose.

Per questo motivo la Xmas Band è tornata, cari amici: qualcuno si è preso una pausa e qualcun altro è entrato nel frizzante gruppo natalizio ma, sempre con l’idea che le cose realizzate assieme producono i risultati più importanti, eccoci pronti a farvi trascorrere qualche minuto in movimento con i nostri auguri per uno splendido Natale e felice 2014.

La compagnia di mattacchioni del web di quest’anno, oltre ai sottoscritti, vede la presenza dei rodati Stefano (colonna portante di questo progetto), Andrea Daniele e Cristina a cui si aggiunge la new entry Mattia (pensavamo sarebbe stato più emozionato, a dir la verità :P ) e ognuno di noi è pronto a dedicarvi un augurio speciale di buon Natale che dia un nuovo ritmo alle vostre giornate.

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Tanti auguri, cari amici, e nei prossimi giorni trovate il tempo per voi stessi e un motivo per sorridere: questo sarà il modo migliore per accogliere il 2014 che sta per iniziare. Ci rivediamo a gennaio, per un anno denso di nuove ed emozionanti avventure.

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Dai un nuovo ritmo alle tue giornate. Auguri dalla #XmasBand!

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Argomenti Trattati: social media, social network, social media marketing, social network marketing

12 mosse per contrastare lo stress

Multitasking, sindrome del “sempre connessi”, vita digital che stressa la vita analogica: ecco qualche consiglio utile.

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Ninja Marketing, il punto di riferimento nell’innovazione nel marketing e nella comunicazione.

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Argomenti Trattati: Marketing non Convenzionale, Unconventional Marketing

Personal Branding, non solo Social Network: Barilla e Marina Shifrin (parte I)

Quando si parla di Personal Branding spesso lo si associa alla gestione dei propri profili sui Social Network e alla Web Reputation di chi col web ci lavora, ma due recenti “casi” che hanno fatto il giro della rete ci mostrano chiaramente quanto il brand personale non riguardi solo questi aspetti. Negli ultimi giorni l’attenzione delle rete è stata catalizzata da due diverse vicende. Mi riferisco, ovviamente, alla bagarre suscitata dalle esternazioni di Guido Barilla e all’originale video di dimissioni di Marina Shifrin. Di entrambi è già stato detto e scritto molto, ma quello che mi interessa …

Personal Branding, non solo Social Network: Barilla e Marina Shifrin (parte I)

Guido Barilla e Marina ShifrinQuando si parla di Personal Branding spesso lo si associa alla gestione dei propri profili sui Social Network e alla Web Reputation di chi col web ci lavora, ma due recenti “casi” che hanno fatto il giro della rete ci mostrano chiaramente quanto il brand personale non riguardi solo questi aspetti.

Negli ultimi giorni l’attenzione delle rete è stata catalizzata da due diverse vicende. Mi riferisco, ovviamente, alla bagarre suscitata dalle esternazioni di Guido Barilla e all’originale video di dimissioni di Marina Shifrin. Di entrambi è già stato detto e scritto molto, ma quello che mi interessa in questa sede è focalizzare l’attenzione sugli aspetti di Personal Branding che entrambe le vicende evidenziano.

Sì, perché anche il Personal Branding sta diventando sempre più argomento di post, articoli e guide online, e i suggerimenti su come ottimizzare i propri profili sui Social Network, quali piattaforme sia meglio utilizzare, quando e cosa condividere online, ormai si sprecano, finendo col far credere ai più che fare Personal Branding significhi unicamente gestire la propria presenza sul web sociale. Se già non fosse chiaro dai nostri precedenti articoli, presentazioni e materiali vari NON E’ COSI’.

Limitare il Personal Branding ai soli aspetti di social networking sarebbe come limitare la cucina ai soli metodi di cottura della carne. Ma per una buona cena bisogna saper cucinare anche il pesce, le verdure, i primi, i dolci, abbinare le bevande etc. (e se ci seguite da un po’ sapete quanto noi siamo amanti della buona cucina). Veniamo quindi ai casi concreti.

Guido Barilla: quando Personal e Corporate Branding sono tutt’uno

Riassumo brevemente la vicenda per chi non ne fosse già a conoscenza (c’è ancora qualcuno che non ne ha letto!?). Esattamente una settimana fa, mercoledì 25 settembre, Guido Barilla, rampollo della celebre famiglia e presidente dell’omonima multinazionale della pasta, intervistato, o sarebbe meglio dire provocato, durante la trasmissione radiofonica La Zanzara ha dichiarato: “Non faremo pubblicità con i gay, perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca“.

Questa sua affermazione ha generato la reazione indignata di molti (in Italia e non solo) che, accusandolo di omofobia, invitavano al boicottaggio dei prodotti del marchio, ondata di indignazione cui è seguita quella di chi invece stigmatizzava l’eccessivo accanimento nei suoi confronti giustificandolo con la libertà di espressione. Qualche giorno dopo sono arrivate, con un video online, le scuse pubbliche dello stesso Guido.

Ora, non voglio entrare qui nel merito della sua affermazione (ho già avuto modo di esprimermi chiaramente altrove), quanto piuttosto porre l’attenzione su due precisi aspetti che sono stati, secondo me, troppo semplicisticamente sottovalutati e che riguardano, appunto, il rapporto tra brand personale e aziendale.

Il primo punto risponde a quanti hanno affermato che, in nome della libertà di espressione di un legittimo sentire personale, era ingiusto trasferire il risentimento verso l’azienda con forme di boicottaggio, perché l’azienda è fatta di molte più persone, perché è un’eccellenza italiana da salvaguardare, perché, sostanzialmente, Guido Barilla aveva parlato a titolo personale.

Ma se l’azienda di cui sei presidente è un’azienda “di famiglia”, se il nome del tuo marchio è il medesimo che porti come cognome, se in un’intervista pubblica dici “NOI non faremo”, “a NOI piace”, beh, non stai parlando a titolo personale ma in quel momento stai rappresentando i valori dell’intera azienda. [Tra l’atro, nomen omen, si chiama pure “guido Barilla”, più esplicito di così il ruolo dirigenziale ;) ]

Oltretutto per il leader di un’azienda non servirebbe nemmeno chiamarsi Barilla per essere “la” Barilla. Pensate a Steve Jobs ed Apple, ad esempio: quanto il brand del suo CEO ha coinciso con quello dell’azienda di Cupertino; quanti si sono preoccupati, alla morte di Jobs, per eventuali contraccolpi all’immagine aziendale. Perché per Barilla dovrebbe essere diverso? Ci stiamo sempre più abituando a conoscere le persone (fondatori, CEO, responsabili della comunicazione) che stanno dietro e dentro le aziende, e questo è un ottimo strumento per le aziende per comunicare ai propri clienti le competenze, le passioni e i valori che le animano, ma questo significa anche accettarne il rovescio della medaglia.

E col secondo punto veniamo proprio ai valori. Alcuni hanno affermato che quelle che Barilla ha esplicitato erano semplici scelte di marketing, peraltro comuni a molti marchi che si rivolgono a target “tradizionali”, perciò nulla di cui scandalizzarsi e nulla che dovesse interessare i consumatori dei suoi prodotti.

Anche qui, secondo me, è stata fatta un semplificazione superficiale. Parte dell’appeal di un brand (gran parte) viene proprio dai valori che il brand trasmette e le scelte di acquisto sono spesso condizionate maggiormente dal legame emotivo che il consumatore ha con il brand piuttosto che da fredde valutazioni qualitative sul prodotto. Il tono di sfida di quel “se non sono d’accordo possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca” non solo è quasi un invito al boicottaggio da parte dei gay (e delle loro famiglie, amici e di quanti sostengono la causa dei diritti degli omosessuali) ma denota anche una certa chiusura da parte dell’azienda. Chiusura che in un mondo sempre più 2.0, dove i consumatori cercano sempre di più un rapporto diretto e di scambio con i brand, rischia di allontanare e creare disaffezione nei propri clienti (con inevitabili conseguenze per le vendite).

Ci sarebbe poi da valutare la scarsa credibilità delle ingessate scuse formali fornite via video da Guido Barilla che, seppure apprezzabili in un paese in cui nessuno si scusa nemmeno per fatti più gravi, hanno finito per generare ancora più confusione in chi ha seguito la vicenda (Ma allora cosa pensa? Quando è stato realmente sincero? Si sta scusando solo perché teme le reazioni dei mercati esteri più sensibili dell’Italia al politically correct?). E qui ci viene in aiuto la satira.

Prima di passare, con la seconda parte del post, al caso di Marina e delle sue “creative” dimissioni, vi voglio infatti lasciare con il video parodia proprio delle scuse di Barilla. Questo sia per salutarvi col sorriso, sia perché, come spesso accade, attraverso il linguaggio della satira e della parodia vengono più chiaramente esplicitati quei dubbi che abbiamo appena visto e alcuni tratti del brand personale di Barilla: insicurezza nell’esprimersi, pregiudizi malcelati, sospetta ipocrisia.

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E voi cosa ne pensate della vicenda? Siete d’accordo che Personal e Corporate Brand spesso coincidono?

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Come rendere il tuo personal brand più interessante in 10 mosse

Qualche psico-consiglio per rimettere il tuo brand personale sulla giusta strada.

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Personal Branding: raccontarsi online, i consigli di Luigi Centenaro

Luigi Centenaro, docente della prima giornata di corso in Personal Branding firmato Ninja Academy che si terrà a Milano i prossimi 27 e 28 settembre, illustra metodi e strategie per costruire un proprio brand personale sulle piattaforme online. <a href=”http://www.ninjacademy.it/corsi/marketing/milano/personal-branding-public-speaking.html?utm_source=owned&amp;utm_medium=post+nm&amp;utm_campaign=pb&amp;ps” target=”_blank”><img title=”Personal_Branding_02″ src=”http://cdn.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/07/avatar_luigi_centenaro_post.jpg?230f71″ alt=”” width=”323″ height=”375″ /></a>

Personal Branding: raccontarsi online, i consigli di Luigi Centenaro

Luigi Centenaro, docente della prima giornata di corso in Personal Branding firmato Ninja Academy che si terrà a Milano i prossimi 27 e 28 settembre, illustra metodi e strategie per costruire un proprio brand personale sulle piattaforme online.

<a href=”http://www.ninjacademy.it/corsi/marketing/milano/personal-branding-public-speaking.html?utm_source=owned&amp;utm_medium=post+nm&amp;utm_campaign=pb&amp;ps” target=”_blank”><img title=”Personal_Branding_02″ src=”http://www.boosterwebmarketing.com/wp-content/uploads/2013/09/fb6eavatar_luigi_centenaro_post.jpg” alt=”” width=”323″ height=”375″ /></a>

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Come fare personal branding grazie a Flipboard

Flipboard, ben 56 milioni di utenti, è una via eccellente per l’autopromozione. Come? Vi suggeriamo qualche tips!

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Personal Branding: sei tu la chiave del tuo successo

Questo il titolo del nostro prossimo corso, che terremo dal 26 gennaio presso lo spazio di coworking On Space di Padova e che si propone di introdurre i principali concetti del Personal Branding, per imparare a riconoscere la propria unicità facendone un Brand ed emergere nel mercato del lavoro grazie ad un utilizzo consapevole ed efficace dei principali strumenti Web e piattaforme di Social Network. Le festività natalizie sono ormai alle porte, e con loro (Maya permettendo) anche la fine dell’anno, un periodo fervente di attività per chiudere gli impegni ancora in sospeso prima della pausa festiva e per programmare …

Personal Branding: sei tu la chiave del tuo successo

Formazione Personal BrandingQuesto il titolo del nostro prossimo corso, che terremo dal 26 gennaio presso lo spazio di coworking On Space di Padova e che si propone di introdurre i principali concetti del Personal Branding, per imparare a riconoscere la propria unicità facendone un Brand ed emergere nel mercato del lavoro grazie ad un utilizzo consapevole ed efficace dei principali strumenti Web e piattaforme di Social Network.

Le festività natalizie sono ormai alle porte, e con loro (Maya permettendo) anche la fine dell’anno, un periodo fervente di attività per chiudere gli impegni ancora in sospeso prima della pausa festiva e per programmare quelli dell’anno nuovo. E quale miglior modo per iniziare l’anno di un bel corso che ti aiuti a valorizzare le tue caratteristiche vincenti e dare una spinta propulsiva alla tua carriera? [Specie se il corso lo teniamo noi! ;) ]

Tutto nasce questa primavera quando, durante il nostro intervento sul Personal Branding al Venezia Camp, conosciamo Erika De Bortoli, che si fa notare tra il pubblico per l’interesse che dimostra con le sue domande e con la quale abbiamo poi modo di scambiare (oltre ai biglietti da visita e i contatti online) anche qualche chiacchiera più personale.

Passano i mesi, finché, qualche settimana fa, veniamo piacevolmente stupiti da una sua mail, in cui ci racconta del suo nuovo progetto formativo presso On Space, invitandoci a partecipare attivamente con un corso (ovviamente sul Personal Branding) che possa arricchire l’offerta proposta (ah, il potere del networking). Ma lasciamo che sia proprio Erika a spiegarci la sua iniziativa.

Ciao Erika, ci racconti com’è nato il progetto formativo all’interno di On Space?

Ciao Enrico e Damiano. In breve: a giugno 2012 ho partecipato a un bando della Provincia di Padova per uno spazio di coworking. Sono risultata tra gli assegnatari e a fine settembre ho potuto iniziare a utilizzare la mia postazione. Presso lo spazio ci sono un’aula per le lezioni e una sala conferenze.

Nei mesi precedenti (e negli anni precedenti) ho seguito numerosi corsi di formazione. Alcuni docenti mi hanno convinta, altri meno. Ho deciso di invitare quelli più convincenti, come prima cosa, e poi altri che in altro modo hanno dimostrato sia le loro competenze che le loro capacità didattiche: non necessariamente l’una cosa comporta l’altra.

Dunque disponevo di un network e di uno spazio. Nel frattempo ho intercettato alcune esigenze del mercato: la necessità per colleghi giornalisti di formarsi maggiormente dal punto di vista tecnico in relazione al Web. E ancora la necessità per giovani imprese e startupper di disporre di corsi di formazione e percorsi ad hoc per partire, crescere o affinare i propri progetti.

Da una sintesi dei tre aspetti ha preso il via la mia proposta formativa presso On Space.

Quali sono le principali caratteristiche e gli obiettivi dei corsi che proponi?

Per prima cosa i corsi sono articolati in percorsi, così che i singoli corsi acquisiscano un senso più ampio. Le persone sono libere di seguire un unico corso o più di uno, anche di percorsi diversi, così è loro più chiaro che scelte stanno operando. Se cioè quella di portare a termine un percorso appunto, piuttosto che quella di colmare singole lacune o ancora di acquisire nuove competenze specifiche o crearsi un percorso ad hoc.

Non è quello che ci sarebbe piaciuto poter fare all’università? Seguire i corsi che più ci piacevano, anche eventualmente di facoltà diverse? In Germania, ad esempio, sono molti più flessibili da questo punto di vista il che consente di crearsi dei profili professionali molto personali oltre che molto interessanti e probabilmente di seguirli con maggior passione…

Altro punto di forza dei corsi che organizzo è l’approccio pratico. Chiedo ai docenti che circa il 50% del tempo sia dedicato a esercitazioni per permettere ai corsisti di mettere in pratica le competenze acquisite.

Per me conta poi molto il rapporto con le persone: dialogare con i corsisti, prima, dopo e durante i corsi, per rispondere a ogni esigenza e cercare di capire insieme come migliorare il servizio o quali corsi attivare.

Ulteriore punto di forza: i costi assolutamente accessibili per venire incontro alle difficoltà economiche che molte persone attraversano in questo periodo.

Detto questo vi svelo un segreto: i corsi li ho pensati prima di tutto per me stessa. :-) Sperando che le cose che desidero imparare interessino anche ad altri. Alcuni corsi li ho già seguiti più volte. Nonostante questo ogni volta imparo qualcosa di nuovo e non mi annoio mai. Anche perché, a parità di corso e docente, anche i corsisti sono una risorsa: portano la loro esperienza e sollevano aspetti che in precedenza non erano stati trattati.Erika De Bortoli

Non c’è che dire: l’energia di questa ragazza è decisamente travolgente e noi, che siamo sempre interessati ai nuovi progetti che promuovano la diffusione di una corretta cultura del Personal Branding e del Web (tanto più se nascono in terra veneta), ne siamo rimasti contagiati. Così, quando Erika c’ha proposto di tenere questa full immersion sul Personal Branding, abbiamo subito accettato con entusiasmo.

Diversamente da altri interventi, abbiamo deciso di strutturare questo corso su due giornate a distanza di una settimana, così da dare a ciascuno la possibilità non soltanto di apprendere nuovi concetti, ma anche di elaborarli al meglio, di sperimentarli praticamente, e poter poi correggere insieme la mira in caso di bisogno.

Nella prima lezione, attraverso dinamiche interattive, ciascuno prenderà maggior coscienza di tutti quegli elementi che lo caratterizzano come Brand e inizierà a pianificare la strategia più adatta per comunicarsi al meglio e in modo consapevole, in particolare sfruttando gli strumenti del Web e i Social Media.

Nei 7 giorni che seguiranno potrà quindi mettere in pratica quanto appreso, sperimentandosi direttamente sul campo, per dar spazio così, nell’ultima lezione, al confronto e alla possibilità di correzione della strategia laddove necessario. Nel pomeriggio della seconda giornata, infatti, affiancheremo ciascun partecipante con delle vere e proprie mini-consulenze personalizzate sulla sua specifica attività e obiettivi.

Lo stacco settimanale tra i due interventi diventa così necessario non soltanto per rivedere i docenti vestiti di nuove mises (già questo varrebbe l’iscrizione, eh?), ma anche per permettere a ciascuno di lavorare concretamente sul proprio Brand Personale.

Che dite, amici, vi abbiamo fatto venire un po’ di curiosità? E allora forza, sotto con le iscrizioni. Il 26 gennaio e il 2 febbraio prossimi aspettiamo anche voi.

Per ulteriori informazioni e il programma dettagliato del nostro e degli altri corsi visitate il sito dedicato cliccando qui.

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